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Un libro per voi: "I Babi del Lingotto"

10 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Un romanzo storico e sociale nella Torino industriale primo Novecento

 

I libri per ragazze e ragazzi sempre più spesso strizzano l’occhio agli adulti, a quei lettori cioè che cercano immersioni avventurose, e soprattutto agli insegnanti a caccia di strumenti per affrontare la grande storia attraverso trame coraggiose. È il caso dei Babi del Lingotto[1], romanzo storico ambientato nella Torino industriale del primo Novecento, che avvia la narrazione giusto la settimana successiva alla fine della Prima guerra mondiale. Sullo sfondo appaiono la crisi economica dirompente, l’occupazione delle fabbriche, le conseguenze sociali della catena di montaggio che si sta imponendo nelle grandi aziende. Sono processi che contrastano fortemente con la vita di borghi, cascine, cortili, botteghe artigiane, che si aggrappano ai ritmi lenti della vita contadina. Il nucleo del romanzo è infatti la contraddizione fra la grande industria che divora campi e borgate, e il vecchio mondo destinato a scomparire.

Eccoci dunque nel novembre 1918: Guido, quindicenne, lascia con il padre l’Altopiano di Asiago devastato dalle bombe e dalle trincee per trasferirsi a Torino: la Grande Fabbrica cerca falegnami esperti per il nuovo stabilimento del Lingotto, non solo abili a costruite infissi, banchi e armadi, ma anche le scocche dei prototipi delle automobili.

La città appare a Guido meravigliosa e tutta da scoprire, al contrario dei “vecchi” che stanno rintanati nelle loro baracche a stordirsi di tornei di carte, protetti dal loro dialetto. Guido, spinto dal desiderio di integrazione, è curioso di confrontare lingua, identità, storie, tradizioni. Ben presto il ragazzo si fa nuovi amici nella campagna attorno al Lingotto e sulle spiagge del Po, a iniziare dalla categoria più impresentabile, quella dei lavandai. Ma sono gli operai della fabbrica ad aprirgli la mente: attraverso di loro Guido affronta le prime analisi della società in cui è immerso, mentre è affascinato dalle macchine, dalla tecnologia, dalla scienza, in una città come Torino che non a caso è patria di inventori. 

Sono incontri fondamentali per crescere, e tra questi s’inseriscono figure come "Nino" Gramsci e Piero Gobetti, che con la loro vivacità intellettuale frequentano circoli operai densi di voci e di fumo. Sono ritratti che s’intrecciano con naturalezza alla vicenda del protagonista, e restituiscono il fermento culturale e sociale della Torino del primo dopoguerra.

Tra storia vera e finzione germogliano emozioni, amori, scoperte: il racconto personale si affianca così ai fatti che agitano la vita di una città lanciata a sperimentare formule nuove di relazione.

 

Note

Stefano Garzaro, I Babi del Lingotto, EmonsRaga, Roma 2026

pp. 240, 13,50 euro, con versione audiolibro

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