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L'Editoriale della Domenica. Bolsonaro-Lula, Brasile in perfetto equilibrio? Guida al ballottaggio

9 ore fa
Tempo di lettura: 7 min

di Jacopo Bottacchi


Oggi, domenica 25 ottobre, il Brasile torna al voto, dopo che al primo turno nessuno dei candidati alla Presidenza della Repubblica è stato in grado di superare il 50% delle preferenze. Flávio Bolsonaro parte avanti dopo l’affermazione al primo turno, con oltre due milioni di voti di vantaggio rispetto al suo rivale, il presidente in carica Luiz Inácio da Silva, detto Lula.

Nelle tre settimane trascorse molto è successo ma, almeno fino a pochi giorni fa, poco sembrava essere cambiato, secondo i sondaggi. Nessuna “fuga per la vittoria” di Bolsonaro Jr, nessuna rimonta di Lula. Poi l’ultimo sondaggio di Datafolha ha restituito l’immagine di un Paese in totale equilibrio: 50 a 50 nei voti validi. Altri istituti riportano cifre leggermente diverse, influenzate anche dai diversi metodi di calcolo: volendo fare una media, si conferma il leggerissimo vantaggio di Bolsonaro Jr.

Fare qualsiasi previsione, comunque, è sostanzialmente impossibile. Già alla vigilia del primo turno avevamo suggerito cautela verso i sondaggi, in particolare per il pericolo di sottorappresentazione del bolsonarismo. Non possiamo che rinnovare questo consiglio.


Una destra già compatta?

L’apparente immobilismo dei numeri si può spiegare, almeno in parte, con il “voto utile”, che già al primo turno si era spostato verso Flávio Bolsonaro. Avevamo scritto che la quasi totalità dei candidati esclusi rappresentava, con gradazioni diverse, alternative di destra: Caiado, Renan Santos e Cury, i tre esclusi più votati, raccoglievano poco più del 7% dei voti validi. Un serbatoio relativamente piccolo, che difficilmente scivola verso Lula, ma che non sembra nemmeno così disposto a farlo verso Flávio.

La destra potrebbe aver già raggiunto il suo “picco” al primo turno? Il margine di consensi in Parlamento è più che solido, tanto che Flávio, in caso di vittoria, potrebbe trovarsi in una condizione decisamente più favorevole rispetto a quella toccata al padre nel 2018, in particolare al Senato, con 48 senatori di destra o centrodestra su 81. Proprio il rischio di un controllo totale delle istituzioni è stato uno degli argomenti lulisti all’inizio di questa volata finale tra primo e secondo turno: “Volete veramente affidare alla famiglia Bolsonaro così tanto potere, dopo tutto quello che hanno fatto?”


La sinistra tenta la rimonta

In queste tre settimane Lula è stato in grado di “cambiare passo”: meno autocelebrazioni per quanto già fatto, più promesse per il futuro. L’elemento più concreto è stato senza dubbio il voto del 14 ottobre, quando il Senato ha approvato una riforma costituzionale che pone fine alla scala 6×1 (il regime di sei giorni di lavoro per un giorno di riposo, con 44 ore lavorate settimanali) a favore di un sistema articolato su 40 ore e cinque giorni lavorativi, con la garanzia di mantenere invariato il salario.

Dopo che il provvedimento era fermo da maggio, il governo è riuscito in queste settimane ad accelerarne l’approvazione: nonostante l’opposizione avesse dichiarato per mesi la sua contrarietà, il voto a cavallo tra primo e secondo turno ha reso impossibile alla destra rifiutarlo, per non commettere un clamoroso autogol. Il provvedimento è così stato approvato dal Senato con una larghissima maggioranza. Si tratta, ovviamente, di un cambiamento radicale per le vite dei lavoratori brasiliani. È però impossibile dire quali saranno gli effetti elettorali, anche perché la riforma entrerà in vigore, in maniera graduale, solo a partire da dicembre.

Non sono mancate altre promesse “mirate”, dagli autobus urbani gratuiti nei weekend e nei giorni festivi a partire dal 2027 all’estensione agli universitari del programma Pé-de-Meia, un sostegno economico-finanziario a favore degli studenti che continuano a frequentare la scuola.


E Flávio Bolsonaro?

Il figlio del parà, ex presidente brasiliano in carcere per il tentato golpe nel 2022, ha deciso di puntare tutto sulla sicurezza pubblica e, soprattutto, sulle “guerre culturali”. In un evento sull’Avenida Paulista ha promesso di nominare quattro giudici del Supremo Tribunal Federal contrari all’aborto e alla liberalizzazione delle droghe e ha annunciato che sarà il padre, condannato a 27 anni e tre mesi di carcere, a mettergli la fascia presidenziale, segnalando nuovamente l’intenzione, urgente, di approvare una nuova amnistia. Promesse che galvanizzano i fedelissimi, ma che difficilmente conquistano gli indecisi. Ha poi ribadito la vicinanza con Donald Trump, annunciando l’intenzione di entrare nello “Scudo delle Americhe”, la “nuova” piattaforma di cooperazione politica, militare e di sicurezza guidata dagli Stati Uniti


I dibattiti-rissa

Il 18 ottobre i due avversari hanno finalmente accettato di partecipare a un dibattito, trasformatosi rapidamente in uno scontro. Al di là delle solite accuse reciproche di corruzione e dei rinfacci sulle rispettive amicizie internazionali, da Trump e Milei a Maduro e Ortega, i momenti davvero interessanti sono stati pochi. Solo uno, forse, è stato memorabile, diventando virale anche sulle reti sociali italiane. Di fronte a Flávio, che gli rinfacciava di “aver preso il 73% dei voti dei carcerati” (un dato decontestualizzato, ma utile per trasmettere l’immagine di Lula come candidato delle organizzazioni criminali), il presidente è stato piuttosto svelto nel rispondere con un laconico “voglio il 100% dei voti, compreso quello di tuo padre. Bolsonaro, votami, perché sai che sono migliore di tuo figlio”.

In ogni caso, è difficile dire chi abbia “vinto” un dibattito tutto sommato molto poco interessante. Lula è riuscito comunque a mettere a segno un “colpo”, annunciando pubblicamente che la mattina successiva avrebbe “rotto il sigillo”, ovvero avrebbe revocato il segreto bancario e reso disponibili i tabulati telefonici, suoi e di tutta la sua famiglia per mettere fine alle accuse di corruzione, sfidando il suo avversario a fare lo stesso. Flávio ha raccolto l’invito, anche se, secondo la campagna petista, cioè del Partito dei Lavoratori (Partido dos Trabalhadores - PT), con diverse omissioni significative. Accuse ricambiate da Flávio, secondo cui Lula avrebbe occultato i suoi veri patrimoni su conti bancari non a suo nome.

Al di là dell’effetto retorico, sicuramente dirompente, l’annuncio non dovrebbe avere alcuna conseguenza: spetta infatti ai giudici decidere se e cosa divulgare, e secondo gli annunci giunti fino ad ora nessun materiale verrà reso pubblico.

Venerdì scorso, 23 ottobre, si è tenuto poi il secondo dibattito: la “rottura dei sigilli” è stata tra le protagoniste di un dibattito che, comunque, è stato di qualità superiore rispetto al precedente, soprattutto grazie a una miglior scelta del “formato” da parte di Rede Globo, che obbligava i candidati a rispondere effettivamente alle domande.

Anche in questo caso, comunque, sono stati gli attacchi personali a essere al centro del dibattito. Lula ha concluso il suo messaggio finale riferendosi al suo avversario come “miliziano” e ha attaccato Flávio per essersi offerto come avvocato difensore di un agente di polizia accusato di aver ucciso una bambina di cinque anni, Ana Clara Machado, durante un’operazione di polizia nel 2021. Flávio ha difeso l’innocenza del poliziotto e ha rintuzzato le accuse di legami con le milizie, rilanciando poi le accuse su Lula, considerato responsabile dell’insicurezza del Paese.

Non sono mancati gli “scivoloni” di Flávio, che ha accusato l’avversario di “dare con una mano e togliere con nove dita”, facendo riferimento alla menomazione del leader petista, che ha perso un dito della mano in gioventù, lavorando come tornitore meccanico. Il presidente non l’ha fatto passare inosservato, ottenendo le scuse in diretta da parte del suo avversario. Secondo diversi commentatori è stato Lula a uscire vincitore dal dibattito; che questo possa cambiare le sorti del confronto, in particolare in un contesto di così elevata polarizzazione, resta tutto da dimostrare.


Cosa guardare, per chi volesse seguire in diretta

Le urne chiudono alle 21 (ora italiana), le 17 di Brasilia. Il primo turno ci ha regalato un’attesa più lunga rispetto al solito, con i dati definitivi arrivati solo nelle prime ore del mattino italiane. Potrebbe succedere lo stesso anche in questo secondo turno, soprattutto se l’elezione dovesse essere decisa “all’ultimo voto”.

Per i coraggiosi che vorranno seguire in diretta, attenzione a:

Affluenza. Al primo turno è stata circa del 79%. Il voto in Brasile è obbligatorio, eppure oltre 33 milioni di elettori sono rimasti a casa. È lì che si gioca la partita, considerando che il 21 per cento è il livello più alto di astensione alle Presidenziali dal 1998.

Facili entusiasmi o sconforto. Probabilmente Flávio partirà avanti: abitualmente i primi risultati giungono dal sud, dove Bolsonaro Jr. gode di grande vantaggio. Dopo qualche ora arriverà l’onda del nordest e lo svantaggio di Lula, prevedibilmente, si ridurrà. Per capire se sarà sufficiente, non resta che attendere.

Chi vince Minas Gerais. Anche la scaramanzia ha il suo ruolo, lo sappiamo. Storicamente, per diventare presidente è necessario vincere lo Stato di Minas Gerais: una coincidenza che si è ripetuta a ogni elezione presidenziale dal ritorno della democrazia. Al di là della scaramanzia, ci sono ottimi motivi per questa tendenza: Minas è uno Stato di confine, le cui zone condividono le caratteristiche di macro-regioni molto diverse tra loro. Funziona come una sorta di “campione rappresentativo”.

D’altronde il grande scrittore Guimarães Rosa una volta disse che “lì si incontrano, concordi, le diverse parti del Brasile. Il suo mondo è una piccola sintesi, un crocevia, perché ci sono molte Minas Gerais”. Al primo turno ha vinto Flávio, 48,24% contro 43,33%. Nel 2022 Minas ha dato a Lula il 48,29% e Bolsonaro il 43,60%, dati quasi identici al risultato nazionale.

Le reazioni ai risultati. Se l’elezione sarà davvero “all’ultimo voto”, attenzione alle prevedibili reazioni scomposte, soprattutto qualora il gruppo bolsonarista dovesse essere sconfitto. Nel 2022 Jair Bolsonaro non riconobbe la sconfitta. Le fake news su frodi elettorali e insicurezza delle urne elettroniche si diffondono da anni e il precedente del tentato golpe non permette di stare tranquilli.

E il giorno dopo?

Il nuovo Presidente presterà giuramento il 1° gennaio 2027. Se vince Flávio, il Brasile tornerà nelle mani della famiglia Bolsonaro. È lecito attendersi una ripetizione di quella guerra tra istituzioni di cui il padre era già stato protagonista durante il suo mandato, in particolare contro il potere giudiziario rappresentato dal Supremo Tribunal Federal. E sembra già pronta una nuova amnistia, per Jair ma non solo.

Se vince Lula, a 80 anni e al quarto mandato, dovrà governare un Paese spaccato a metà e un Congresso a maggioranza ostile. Si tratterebbe - questa volta per davvero - dell’ultimo mandato di Lula, il che obbligherà il Partido dos Trabalhadores a pensare finalmente alla sua successione. Certo, farlo dal Palazzo del Planalto sarebbe più semplice che dall'opposizione.



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