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Torino, sabato in piazza per opporre alle guerre una parola di pace

Duecentotrenta sabati in piazza Carignano a Torino per protestare contro le guerre, tante, troppe e sempre più numerose nel pianeta e, soprattutto, sul debordante clima di guerra irreversibile alimentata da dichiarazioni ipocrite e favorite da citazioni latine acritiche, anacronistiche e decontestualizzate. Si muore ad ogni latitudine e quando non sono le bombe a spezzare vite, si arruolano immediatamente fame e malattie complici le precarie condizioni igienico-sanitarie.

L'organizzazione Agite non demorde con il suo pacifismo e contrasta la minaccia sempre più vicina di una Terza guerra mondiale con l'unico metodo che hanno a loro disposizione le democrazie sane: la partecipazione delle persone. Una partecipazione che diventa testimonianza esclusiva dinanzi alla manipolazione del pensiero sempre più simile a quella che prevalse sui popoli alla vigilia della Prima Guerra mondiale. Un martellamento continuo che approfitta della confusione e della propaganda che giustifica tutto senza spiegare niente. Neppure il significato autentico di difesa che si avvale anche dell'arma più caparbia che l'umanità ha per sostenere la pace: il dialogo.

All'opposto, da parte di pochi - e i nomi sono noti, sono gli stessi che minacciano di distruggere l'umanità con la loro follia e narcisismo - che si persegue una volontà cinica e distruttiva di accumulazione delle ricchezze con cui comprare la volontà dei tanti che rifiutano la guerra come unico mezzo di risoluzione delle controversie e di vedere la mano dell'uomo che uccide un suo simile. Si tratta, ed è sempre più evidente, di una criminale corsa agli armamenti al servizio degli interessi di apparati industriali militari che cominciano a corrompere anche lo spirito di coloro che intellettualmente dovrebbero porsi a sentinella della pace. Una deriva incomprensibile e irresponsabile che pregiudica la convivenza civile con una progressiva riduzione del welfare, il mezzo più subdolo e maligno per convincere gli ultimi che l'unica soluzione dei loro problemi sia la guerra. È già accaduto, e si ripeterà in futuro, con i pescecani di guerra vili e felici di ingrassare i loro già pingui conti correnti. .


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