Caso Pilastro, Bologna, e la memoria corre ad Andrea Soldi
- Vice
- 20 lug
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di Vice

Accadde su una panchina in piazzetta Umbria a Torino, il 5 agosto del 2015, quando un uomo di 45 anni, Andrea Soldi, affetto da schizofrenia paranoide e sottoposto a trattamento di Tso, subì un arresto respiratorio. Era arrivato in ospedale su una barella, ammanettato, a testa in giù, schiacciato dai suoi 120 chili. Inutile i tentativi di rianimarlo.
Da una rapida ricerca dell'episodio sul web colpisce una frase pubblicata sul sito de "A buon diritto": "in questi anni la sorella Maria Cristina Soldi e il padre Renato Soldi non hanno mai smesso di chiedere giustizia per Andrea e di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla pratica violenta del trattamento sanitario obbligatorio e sull’impreparazione che troppo spesso muove le persone che si trovano a metterlo in atto, come operatori sanitari e forze dell’ordine".
Analogie e punti di contatto con il tragico episodio avvenuto ieri, domenica 19 luglio a Bologna, nel quartiere Pilastro, noto alla storia criminale per essere stato teatro di una efferata azione della banda della Uno bianca il 4 gennaio del 1991.
Al Pilastro, in via Svevo, notizia su tutti i notiziari e sulle prime pagine dei quotidiani, un uomo di origine marocchina, 43 anni, Abderrahim Fakir, è morto dopo l'intervento di una volante della Polizia. Le immagini diffuse lo vedono immobilizzato a terra, con gli agenti accovacciati sulla sua schiena, un altro uomo, in abiti civili, che gli blocca i piedi, e il personale medico del pronto intervento che osserva.
Ora, la Procura di Bologna procederà con l'inchiesta, mentre la società farà le sue valutazioni e la politica faziosa cercherà l'appiglio giusto per scatenare polemiche e mettere in cassaforte qualche voto in più.
Da questa storia emerge anche un'altra donna, un'altra sorella, come nel caso di Andrea Soldi e, aggiungiamo, come Ilaria Cucchi nella tragica storia del fratello Stefano, una sorella non si rassegna alla morte di Abderrahim e ai cronisti e davanti alle telecamere emette la sua sentenza piena di rabbia: «Me l’hanno ammazzato».
Ieri per Abderrahim Fakir è stato il tempo di morire. Da oggi sarà il tempo dell'autopsia, delle perizie tecniche, delle analisi per stabilire la causa o le cause della sua morte e ricercare eventuali responsabilità.
Con la speranza di non scoprire che l'ICE sponsorizzata da Trump è già sbarcata in Italia e indossi le divise delle nostre forze (democratiche) dell'ordine.











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