Tragedia di Campliccioli. Quei cavi che un pilota deve conoscere
- Alberto Scafella
- 2 giorni fa
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di Alberto Scafella

Due persone sono morte sopra la diga di Campliccioli, in alta Valle Antrona. Un autogiro ha urtato i cavi della teleferica di servizio dell’Enel, ha preso fuoco ed è precipitato. Di fronte a una tragedia simile servono rispetto e prudenza, ma anche il coraggio di porre la domanda decisiva per chiunque voli: prima ancora di seguire una rotta, si stanno cercando gli ostacoli?
Il video dell’incidente dovrà essere valutato dagli investigatori. Tuttavia, a una prima osservazione, i cavi sembrano visibili e la giornata offre buone condizioni di visibilità. Non appaiono inghiottiti dalla nebbia, né cancellati dal controluce. L’ipotesi più inquietante è quindi anche la più elementare: il pilota quei cavi non li ha visti. Non è una sentenza, né un giudizio perentorio, ma una possibilità da verificare attraverso l’inchiesta e una domanda che chi vola non può eludere.
Parlo anche sulla base della mia esperienza di pilota militare dell’Esercito, maturata in anni di addestramento e attività operativa, e del periodo trascorso a Bolzano, dove ho conosciuto direttamente la complessità del volo in montagna. In quell’ambiente ho imparato che il territorio non è soltanto ciò che appare davanti al parabrezza: è uno spazio tridimensionale nel quale ogni valle, versante e infrastruttura può nascondere un pericolo.
Per un pilota, i cavi sono il pericolo numero uno. Possono sfuggire all’attenzione mentre lo sguardo è concentrato sulla rotta, sul terreno, sulle nuvole o sulla manovra. Per questo, in montagna, non basta guardare: bisogna cercare. Elettrodotti, teleferiche, funivie, antenne e cavi di servizio devono essere considerati già nella pianificazione, insieme alla quota, alla distanza di sicurezza e alle possibili vie di fuga.
Il volo in montagna richiede una preparazione specifica e una disciplina rigorosa. Luce, vento, visibilità e riferimenti possono cambiare rapidamente; la sicurezza dipende dalla capacità di anticipare il pericolo e di rinunciare quando non è più possibile mantenere margini adeguati.
Se il video confermerà condizioni di buona visibilità e cavi chiaramente distinguibili, bisognerà chiedersi se sia mancata una corretta pianificazione o una sufficiente attenzione durante la condotta del volo. Sono domande dure, ma non accusatorie: sono quelle che l’aviazione pone ogni volta che un errore diventa irreversibile.
La professionalità non consiste soltanto nel saper governare un mezzo. Significa sapere dove non passare, mantenere margini di sicurezza e riconoscere quando una rotta deve essere abbandonata, una manovra rinviata o un volo interrotto. Il terreno non concede spazio agli errori e i cavi non lasciano una seconda possibilità.
Sarà l’inchiesta a stabilire che cosa sia accaduto sopra Campliccioli. Ma, se confermerà ciò che oggi sembra mostrare il video, sarà difficile parlare di un cavo semplicemente invisibile. In questo caso, la tragedia non potrà essere archiviata come una fatalità. Dovrà diventare una lezione sulla preparazione, sulla prudenza e su quella professionalità che, in volo, comincia da un gesto semplice e decisivo: vedere ciò che si deve evitare, prima che sia troppo tardi.











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