Taccuino mediorientale. Ritornano le fiamme su Hormuz, nuovi raid iraniani su petroliere

L'Iran sta approfittando delle indecisioni dell'amministrazione Trump, impegnata nelle elezioni di metà mandato, per imporre la sua "legge" sullo Stretto di Hormuz con continui attacchi a navi mercantili e petroliere. A dispetto anche delle indiscrezioni che filtrano dal Pentagono, e riportate dal New York Times, secondo cui presto arriveranno tre portaerei nell'area mediorientale che sosterranno nuovi piani per colpire gli arsenale di droni e missili, insieme con infrastrutture energetiche e siti militari iraniani.
A tutto ciò, Teheran risponde con l'apertura di un altro "fronte": quello delle rotte alternative, che si configura con attacchi contro le navi che cercano di aggirare il blocco iraniano navigando sotto la costa dell'Oman e la chiusura dei passaggi secondari e meridionali, bollati come "rotte illegali".
La Repubblica islamica non fa sconti a nessuno o vuole dare questa impressione. In un messaggio riferito dall'agenzia nazionale di stampa IRNA, il Maggiore Generale Ahmad Vahidi, comandante in capo del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), non ha usato perifrasi per avvertire che "la sicurezza del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz è "una linea rossa" per il suo Paese, e che nessuna potenza extra-regionale può minacciare, dominare o interferire in questa via d'acqua strategica. Ahmad Vahidi ha aggiunto che le forze navali hanno completato il loro "calendario di onori con coraggio e martirio" durante la terza guerra imposta dagli americani-sionisti, e ha avvertito che qualsiasi minaccia sarebbe stata affrontata con una risposta decisa, attraverso con missili a guida di precisione, droni offensivi, navi d'attacco veloci, capacità di guerra elettronica e una rete di difesa costiera, ed è pronta a rispondere a qualsiasi "errore di calcolo" da parte del nemico riguardo ai transiti non autorizzati attraverso le acque sotto la sua gestione.
In altri termini, la politica aggressiva della Repubblica islamica mira a guadagnare più spazio possibile a livello internazionale (di ieri è l'incontro tra il presidente Pezeshkian e Putin) nel confronto con gli Usa appare sempre più evidente dalle stesse dichiarazioni di Trump che ieri, giovedì 8 ottobre, si è soffermato sulle "discussioni produttive" con l'Iran, promettendo di non attaccarlo prima del 3 novembre... E ciò, mentre sul piano commerciale i prezzi del petrolio sono aumentati di circa il 4%, con il Brent che si è stabilizzato a 104,28 dollari al barile e il WTI a 91,49 dollari, e su quello militare si assiste a una doppia rivendicazione: la prima dei pasdaran iraniani, che fanno la voce grossa e pretendono di esercitare il diritto di condurre operazioni militari nello Stretto di Hormuz contro navi che Teheran considera in violazione delle sue regole; l'altra è quella delle milizie Houthi, gli Ansar Allah (i partigiani di Dio, di fede sciita) che hanno accentuato la pressione sulle forze armate del governo legale, martellando lo Stretto di Bab el Mandeb e anche le infrastrutture aeroportuali dell'Arabia Saudita. L'attacco, ha scritto su X il portavoce militare Yahya Saree, ha "avuto successo" ha causato "danni e l'interruzione del traffico aereo".
E sul ritorno di fiamma degli Houthi contro l'Arabia Saudita, il Primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif, ha condannato i ripetuti attacchi contro il paese alleato con raid che hanno colpito gli aeroporti internazionali King Khalid a Riyadh e quello di Abha, e che hanno provocato numerose vittime e feriti civili, nonostante la solidità mostrata dai sistemi difensivi arabi. In un post su X, Sharif ha ammonito le milizie Houthi, affinché cessino immediatamente gli attacchi, riconfermando l'alleanza "fianco a fianco" con l'Arabia Saudita.
La reazione di Riad non si è fatta attendere; aerei da combattimento hanno colpito aeroporti, reti di telecomunicazioni e la città di confine di Al-Zahir nella provincia di Saada, oltre a effettuare numerosi bombardamenti nella città di Yarim nella provincia di Ibb. I rapporti indicano che gli attacchi sauditi non si limitano alle aree interne e hanno anche preso di mira infrastrutture critiche.











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