"Chilometro quadrato della carità", ora la sfida a Patrimonio Unesco
La storia di Torino, attraverso l'impegno dei Santi sociali. Firmato ieri in Arcivescovado il Protocollo d'intesa con le istituzioni del territorio
di Luca Rolandi

Un secolo e mezzo fa in una Torino polverosa e profondamente nel cuore della città che da militare, sabauda e nobile si trasformava in laboratorio dello sviluppo industriale, tra contraddizioni e cambiamenti, vivevano e operavano alla luce del Vangelo persone umile, ma piene di fede che avrebbero cambiato il mondo. Testimoniavano il Vangelo con opere verso i giovani, le famiglie escluse, i poveri, gli ultimi e i dimenticati. Operavano in molte parti della città e nelle campagna dalle quali alcuni di loro provenivano, ma in un chilometro quadrato della carità avrebbero concentrato le loro dimore, dando vita ad una avventura umana e spirituale straordinaria.
Per tutto l’Ottocento e il primo quarto del Novecento, in quelle strade, piazze e viali, sorsero la Piccola Casa della Divina Provvidenza - Cottolengo, il Santuario della Consolata, il Palazzo e il Distretto Sociale Barolo, il Collegio Artigianelli, la Basilica e il complesso salesiano di Maria Ausiliatrice, Giovanni Bosco, Giuseppe Cafasso, Benedetto Cottolengo, Leonardo Murialdo e Giuseppe Allamano ai venerabili marchesi Giulia e Carlo Tancredi di Barolo, insieme a tanti uomini e donne, religiosi e laici concretamente spesero la loro vita per aiutare coloro che abitavano i gradini più bassi della scala sociale, inviando nel mondo confratelli e consorelle donare bene e vita, lasciando un’enorme meravigliosa eredità in città.
Dopo la proposta dei mesi scorsi, la candidatura a Patrimonio dell’Unesco del "Chilometro quadrato della Carità" sta diventando una realtà e si è concretizzato con la firma del Protocollo d’intesa che viaggerà su un percorso lungo seguito dalla governance coesa delle istituzioni pubbliche e religiosa, coadiuvati e supportati dalla Fondazione Links. In Arcivescovado, ieri, giovedì 9 ottobre, le firme congiunte del cardinale Roberto Repole, del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, del sindaco di Torino e della Città metropolitana Stefano Lo Russo, della presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi, e del segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo, Alberto Anfossi.
Il cardinale Repole ha ribadito che questa candidatura “rappresenta un segno di speranza per una umanità a rischio. Bisogna paradigma perché oggi fatichiamo a definire cosa sia una vita buona. Certamente non l’accumulo di beni materiali e la logica della competizione. Siamo uomini mortali, fragili, vulnerabili bisognosi di cura e santi della carità ce l’hanno insegnato, la parte bella dell'umanità è quella che si prende cura. Quel modello ha contribuito a costruire la visione e la sensibilità dei moderni sistemi di welfare, arricchendoli di una profonda dimensione spirituale.”
Per la presidente Poggi "in un tempo segnato da disuguaglianze e nuove fragilità, questa storia ci ricorda quanto la cura delle persone e la responsabilità verso il bene comune siano radicate nell'identità di Torino". Anfossi ha sottolineato “l’impegno e comune è riconoscere e valorizzare un patrimonio che appartiene alla storia di Torino e che richiama principi quali la solidarietà, la centralità delle persone e l’innovazione sociale, che continuano a orientare il nostro impegno".
"In momento storico difficile come questo,- ha ribadito il sindaco Lo Russo - il fatto che questa città si focalizzi sul "kmq della Carità" ci ricorda quanto sia essenziale non voltarsi dall'altra parte e che il tema della Carità per credenti e non credenti di una bussola per indirizzare in modo alternativo all’odio e al male, la vita della comunità". "Questa iniziativa - ha concluso il presidente della Regione Cirio - ha tutte le caratteristiche per fare bene al nostro Piemonte sia in termini di contagio positivo, ma anche di impatto economico: penso al turismo religioso. È un percorso lungo e in questo caso la bellezza si unisce alla bontà".











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