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"Sfratto zero": 10 ottobre, giornata internazionale di mobilitazione per il diritto alla casa

18 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Domani anche in Italia numerose associazioni hanno deciso di aderire all'appello mondiale promosso dall'Alleanza internazionale degli Abitanti. L'eco delle piazza spagnole, infatti, comincia a investire anche il nostro Paese da anni privo di una vera politica di sostegno per i ceti meno abbienti


di Pasquale Fedele


Una premessa che ci porta indietro di molti decenni da questo 10 ottobre 2026: il contributo GESCAL (Gestione Case per i Lavoratori) istituito in Italia con la legge n. 60 del 1963, che sostituiva il Piano INA-CASA. Un fondo che conteneva una visione di società. Infatti, la GESCAL nacque con l’obiettivo di finanziare un programma decennale di edilizia residenziale pubblica per i lavoratori. Sebbene la chiusura della raccolta dei fondi fosse prevista per il 1973, anno in cui l’Ente GESCAL venne posto in liquidazione con la legge n. 9 del 19 gennaio 1974, lo Stato italiano prorogò le trattenute per oltre vent’anni, destinando spesso i capitali accumulati, circa il 35% dei quali presso la Cassa Depositi e Prestiti, ad altre esigenze del bilancio pubblico.

La quota a carico del lavoratore (0,35%) è stata eliminata dal 1° gennaio 1996. La quota a carico del datore di lavoro (0,70%) è stata eliminata dal 31 dicembre 1998.

Quindi, i contributi GESCAL erano trattenute economiche applicate sulle retribuzioni dei lavoratori e versate dai datori di lavoro per finanziare esclusivamente la costruzione di case popolari e l’edilizia residenziale pubblica in Italia. Appunto, una visione di società.

Oggi, invece, in Italia, ogni anno, tra le 65.000 e le 75.000 famiglie subiscono sentenze di sfratto; il 90% di queste è motivato dalla morosità. Ogni anno, oltre 35.000 famiglie vengono sfrattate con l’uso della forza pubblica. E sono oltre 650.000 le famiglie collocate nelle graduatorie per una casa popolare alle quali non viene data alcuna risposta concreta, come più volte denunciato su questa rivista.

La giornata di lotta “Sfratto Zero” del 10 ottobre 2026 è un evento, nell’ambito della lotta per il diritto alla casa, che non ha eguali in Italia e che ogni anno intende, attraverso un’azione coordinata, sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione degli sfratti e, più in generale, sulla precarietà abitativa. Tra l'altro, non si tutelano né i proprietari, né gli inquilini, con l'azzeramento del fondo nazionale per il sostegno all' affitto, destinando invece le risorse a singole categorie specifiche.

L’obiettivo è denunciare come, in Italia, dalla cessione del fondo GESCAL da parte del Governo, delle Regioni e dei Comuni, la questione abitativa non sia più intesa come una priorità nell’agenda politica. Si pensi ad esempio alla possibilità di un intervento legislativo sulle locazioni in ambito privato, con misure che tutelino proprietari ed inquilini e contestualmente alla necessità di trovare nuove risorse per le case popolari: non solo per le manutenzioni, ma anche per nuove costruzioni.

Le recenti misure non rispondono agli effettivi bisogni: vi sono infatti misure sull'edilizia residenziale sociale che non è edilizia residenziale pubblica. Si punta al social housing, che favorisce solo le grandi rendite immobiliari. Si pensa di risolvere tutto con le privatizzazioni di servizi essenziali come quello della casa pubblica, lasciando sulle spalle degli inquilini delle case popolari tutti i conseguenti aumenti che questa cosa comporta.

Si dimentica che la sicurezza si costruisce anche attraverso la sicurezza sociale: attraverso una casa e il lavoro. La mobilitazione del 10 ottobre 2026 rilancia richieste sempre più urgenti anche al Parlamento europeo. L’Affordable Housing Act, infatti, non affronta le cause della crisi abitativa. Si continua a puntare sulla finanza immobiliare invece che sulla casa pubblica.



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