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Nella crisi Iran-Usa, ora Erdogan si gioca le sue carte contro Israele

Intanto oggi, sabato 22 agosto, Tel Aviv ha colpito il sud della Siria alla ricerca di un pericoloso terrorista. Nella stessa giornata, il ministro della Difesa Katz ha giustificato il bombardamento della base aerea strategica di Abu al-Duhur, Siria, sostenendo che fonti dell'intelligence avevano definito il sito pericoloso per la sicurezza di Israele.


di Michele Corrado


 

Il Medio Oriente si sta affollando di protagonisti; non era sufficiente il “problema” iraniano, anche la Turchia vuole entrare in questo ricco piatto che risulta essere la questione medio-orientale. Israele sembra condurre i giochi per riuscire a conseguire due obiettivi fondamentali: una espansione territoriale al fine di avere un aumento minimo della propria sicurezza fisica ed il contenimento delle minacce iraniane nei propri confronti.

Il primo degli obiettivi si realizza incamerando la striscia di Gaza e la Cisgiordania all’interno dello Stato di Israele; il secondo conducendo una campagna aerea insieme agli Stati Uniti per moderare le aspirazioni distruttive iraniane nei propri confronti.

Il primo obiettivo comporta le operazioni in Libano, direttamente, ed in Cisgiordania, indirettamente, per mezzo dei coloni. La compressione di Hezbollah nel Libano meridionale sta poi provocando effetti collaterali all’interno della compagine governativa libanese con ricadute in Siria e quindi in Turchia.

Di qui le iniziative del presidente turco Erdogan convintosi, evidentemente, che sia venuto il momento di giocare un ruolo attivo nella crisi medio orientale. Effetto, non ultimo, della situazione iraniana che ha generato un palese indebolimento del supporto del regime di Teheran ad Hezbollah e, di conseguenza, alla possibilità concreta d'inserirsi nel mega puzzle dell’area permanentemente in guerra.

Del resto, la scomposta risposta iraniana agli attacchi aerei israelo-americani nei confronti delle monarchie del Golfo Persico ha alterato un mutamento degli equilibri locali ha paradossalmente semplificato il desiderio della Turchia di dare sfogo alle sue mai nascoste ambizioni e intenzioni di condizionare e influenzare la politico-militare in Medio Oriente. La nuova alleanza fra Turchia, Pakistan ed Arabia Saudita, rientra in questo ambito e proietta lo Stato turco, in virtù del suo potente apparato militare (stime parlano di 425mila effettivi) e in qualità di Paese Nato (il secondo per numero di militare, subito dopo gli Usa), verso nuove dimensioni di politica internazionale.[1]

Israele che ha saputo conquistarsi il ruolo di potenza militare regionale in forza dei continui successi nei confronti dei Paesi arabi e della sua capacità nucleare (mai ufficialmente ammessa, ma regolarmente fatto circolare come monito), viene ora stuzzicata in vario modo dalla Turchia (come la richiesta di arresto del Premier Netanyahu trasmessa all’Interpol in questi ultimi giorni), con lo scopo di ritagliarsi uno spazio d’azione in parte lasciato libero dall’Iran alle prese con problemi interni ed esterni, che non consentono di gestire l’equilibrio delle influenze nell’area come prima della crisi con gli Stati Uniti.

Nella complessità di una situazione inedita, il Teatro medio-orientale si sta rivelando come la nuova frontiera delle crisi internazionali, dove attori, con obiettivi molto diversi, cercano di ritagliarsi posizione vantaggiose e riposizionarsi sullo scacchiere geopolitico, rinverdendo dispute mai sopite dalla fine degli anni Settanta (novembre 1979), in seguito all’irruzione degli studenti islamici nell’Ambasciata americana a Teheran che culminò nella presa di 52 ostaggi e la rottura delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.


Note

Altre notizie: le Forze Armate Turche (TSK) sono composte da tre rami principali sotto il Ministero della Difesa Nazionale:

  • Esercito (Kara Kuvvetleri): La componente più numerosa. Dispone di una vasta flotta di carri armati (tra cui i moderni Leopard 2A4 aggiornati e il nuovo carro nazionale Altay che sta entrando in servizio), veicoli corazzati e artiglieria semovente (come il T-155 Firtina).

  • Aeronautica (Hava Kuvvetleri): Basata storicamente sul caccia F-16 (di cui la Turchia è uno dei maggiori operatori al mondo). Recentemente (nel 2025/2026), la Turchia ha cercato di integrare la flotta con i Eurofighter Typhoon come soluzione ponte in attesa del caccia di quinta generazione nazionale KAAN.

  • Marina (Deniz Kuvvetleri): In forte espansione con la dottrina della Patria Blu (Mavi Vatan). La nave ammiraglia è la TCG Anadolu, una portadroni/nave d'assalto anfibio che proietta potenza nel Mediterraneo e oltre.

  • Gendarmeria e Guardia Costiera: In tempo di pace dipendono dal Ministero dell'Interno, ma in guerra passano sotto il comando delle forze armate.

 

 


 

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