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Cattolici in politica: superiamo le teorie e diamo strada alla realtà

di Antonio Nicolosi*


Ho letto l’analisi su Chiesa e cattolici in politica ed anche i precedenti articoli dedicati all'argomento.[1] Rispetto l’approfondimento, ma va detto chiaro: ho la netta sensazione che il discorso suoni più per il palazzo e meno, decisamente meno per il popolo.

Si parla dell'Arcivescovo di Torino, Cardinale Roberto Repole, di Gaudium et Spes, di laicità e del filosofo e teologo Robert Spaemann, ma si dimentica il punto centrale: oggi il cattolico, impegnato in politica, non cerca poltrone vaticane, né ha nostalgia della DC, ma cerca risposte concrete.

In altri termini, cerca risposte sul lavoro, che non sia precario e sottopagato. Vuole risposte sulla sicurezza, che non siano slogan, ma presenza reale nei quartieri e attende soluzioni d'attenzione ai problemi della famiglia, che va sostenuta nei fatti e non solo citata nei convegni o nelle manifestazioni di impegno più o meno generico. Infine, sollecita progetti per la comunità, per il Noi, comunità che va ricostruita contro individualismo e la solitudine digitale dell'Io, e per il futuro dei giovani, che chiedono casa, opportunità e un motivo per non trasferirsi altrove.

La Chiesa non deve orientare l’opinione pubblica solo con documenti, ma stare in mezzo alla gente. E il laico credente non ha bisogno di lezioni sul pluralismo: ha bisogno di coerenza tra Vangelo e azione concreta, tra ciò che professa e ciò che fa quando amministra, lavora, insegna.

Meno convegni sulla magnifica humanitas e più presenza dove la gente fatica davvero. Perché la fede o è dentro la vita quotidiana, o resta filosofia per pochi.


*Segretario generale di Unarma-Associazione Sindacale Carabinieri


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