Trasporti pubblici in Piemonte più sulla carta che su strade e ferrovie
- Stefania Pugliese
- 10 ore fa
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I dati raccolti dal sindacato Cgil
di Stefania Pugliese*

Le critiche al trasporto pubblico locale (TPL) in Piemonte non sono l'esca per ravvivare una polemica politica ad orologeria, ma una vera e propria emergenza democratica, sociale ed economica. [1] Muoversi - e sono troppi coloro che da posizioni di potere se ne dimenticano - è un diritto costituzionale, eppure oggi rappresenta un privilegio per pochi. Le criticità strutturali del nostro sistema regionale fotografano una realtà dove la garanzia di un servizio dignitoso sembra ormai svanita.
A confermare la gravità della situazione sono i dati del questionario che come Cgil abbiamo lanciato nel 2025 e che ha coinvolto quasi duemila cittadine e cittadini piemontesi. Il verdetto dell'utenza è severo: oltre la metà degli intervistati giudica il servizio come scarso o pessimo. La maggior parte delle persone dichiara di utilizzare il TPL solo saltuariamente o di non usarlo affatto. Il motivo? Mancanza di collegamenti, orari inadeguati ma anche costi che aumentano in relazione ad un servizio che peggiora.
Intere aree escluse dall'offerta pubblica
Accanto ai quotidiani disservizi come ritardi e soppressioni dovuti soprattutto alla carenza di autisti (stimata in circa 600 unità in Piemonte) ma anche alla carenza di mezzi e a infrastrutture inadeguate, il problema principale è l'assenza di capillarità. Intere aree montane, interne e di provincia vivono un progressivo isolamento alimentato dai tagli storici e dalla chiusura di linee ferroviarie, che costringono alla dipendenza dall'auto privata. Se si isola l’area metropolitana di Torino, nel resto della regione, la stima dell'effettiva esclusione dal TPL raggiunge picchi vicini al 38%: più di un terzo della popolazione non può scegliere il trasporto pubblico semplicemente perché non esiste dove vive, studia o lavora.
Per invertire questa rotta è indispensabile abbandonare la logica del risparmio e rivendicare maggiori risorse nazionali e regionali. Se a livello nazionale, il disallineamento tra i costi reali del TPL e le risorse del Fondo Nazionale Trasporti è stimato in oltre 830mln di euro/anno, in Piemonte servirebbero tra i 70 e i 90 mln di euro/anno in più solo per garantire dignitosamente i livelli minimi di servizio. A questo si aggiunge che la nostra regione è tra quelle che investe meno in TPL; appena il 2% del bilancio regionale.
Questa scarsità di risorse si traduce nell'incapacità del servizio di adeguarsi a un territorio e a un mercato del lavoro che cambiano. Un esempio lampante è rappresentato dai poli logistici e industriali. Il trasporto di adduzione verso questi poli, che rappresentano aree nevralgiche per il sistema economico regionale, caratterizzate da flussi importanti di lavoratrici e lavoratori che si muovono a qualunque ora del giorno e della notte. Qui l’effettiva fruibilità del servizio di trasporto pubblico, in termini di orari, frequenze e prossimità è generalmente fortemente critico e inesistente nelle fasce serali, notturne o nei festivi. Una carenza che costringe lavoratrici e lavoratori a ricorrere ai mezzi privati o a soluzioni pericolose, come biciclette e monopattini su strade extraurbane buie e trafficate.
Disagi individuali e famigliari
In generale, il TPL rimane ancora poco attrattivo per lavoratrici e lavoratori, anche per quelli che abitano in grandi centri urbani o in città servite da importanti direttrici ferroviarie semplicemente perché non è affidabile: i ritardi, le soppressioni dei treni, le corse che saltano rendono il servizio non adatto a chi ha orari poco flessibili e deve timbrare un cartellino. Per queste lavoratrici e lavoratori, i disservizi quotidiani non sono solo un disagio ma un vero e proprio danno anche economico che va, dalle trattenute in busta paga quando timbrano in ritardo, al costo della baby sitter che corre a recuperare i bambini a scuola quando non riesci ad arrivare per tempo perché sei bloccato in stazione ad aspettare un treno o un bus che non arrivano.
Non va meglio sul fronte del diritto alla salute. Se gli ospedali centrali mantengono una discreta accessibilità, la costruzione dei nuovi presidi fuori dalle cinte urbane ha creato un’ulteriore barriera al diritto alla cura. Pensionati e anziani – i principali fruitori dei servizi sanitari – affrontano enormi difficoltà a causa di frequenze ridotte e linee deboli. Lo stesso vale per le Case di Comunità: facilmente raggiungibili nei capoluoghi, ma di fatto inaccessibili nelle aree periferiche. Non è un caso se, secondo i dati di Legambiente, in provincia di Torino il 13% delle persone ha dovuto rinunciare a una visita medica a causa delle difficoltà di accesso o dei costi del trasporto.
Lo studio di Legambiente
Anche il diritto allo studio e la libertà di scegliere dove studiare, soprattutto per chi vive in provincia, si piega a valutazioni logistiche ed economiche. Uno studio di Legambiente, effettuato nella provincia di Torino, ci dice che coloro che hanno rinunciato ad un’opportunità di lavoro o studio per motivi connessi al TPL (costi, tempi di percorrenza e criticità di accesso) sono il 36%, un enormità. Siamo di fronte a un'esclusione sociale che impoverisce il territorio, aumenta le disuguaglianze e frena la transizione ecologica. Non possiamo rassegnarci all'idea che il trasporto pubblico sia un costo da razionalizzare o un servizio assistenziale da ridurre al minimo.
È proprio con l’obiettivo di rimettere il trema del Trasporto Pubblico Locale al centro dell’agenda politica che, all'inizio del 2025, insieme a tante associazioni è nato il percorso inedito "Il trasporto che ci salva". Dopo le assemblee territoriali e la consegna di un documento programmatico alla Regione, la nostra mobilitazione oggi compie un passo decisivo ed entra nei municipi. All’inizio del mese di giugno sono state inviate oltre 200 lettere a sindaci e sindache del Piemonte per avviare tavoli di confronto concreti. Vogliamo coinvolgere le amministrazioni locali, quelle che sempre più spesso sono lasciate sole ad affrontare criticità create da governi che non conoscono il bisogno reale di trasporto di cittadine e cittadini. Vogliamo salvare il trasporto pubblico perché, semplicemente, significa salvare il futuro del nostro territorio.
*Segretaria Regionale CGIL Piemonte
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