SETTIMANA FINANZIARIA. Ritorna in scena l'inflazione
- a cura di Stefano E. Rossi
- 2 giorni fa
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a cura di Stefano E. Rossi

Venerdì è la giornata dei record. Contestuali a quelli della politica, per i quattro anni di permanenza del governo Meloni, ne arrivano altri dai fronti dell’economia e della finanza. Il rendimento del nostro Titolo di Stato di riferimento, il Btp con scadenza a dieci anni, sale al 4,15%. È il tasso più caro degli ultimi tre anni, cioè dai tempi dell’inflazione post covid. Le quotazioni a breve termine non sono da meno. L’Euribor a tre mesi sale, anche questa settimana, di altri 8 punti base. Raggiunge quota 2,655% enfatizzando a gran voce, all’indirizzo della Bce, l’inadeguatezza di un tasso sui depositi fermo al 2,25%. Facilmente questo, anche detto depo-rate, sarà oggetto di un ritocco all’insù alla prossima riunione del 10 settembre dalla banca centrale Ue, presieduta da Christine Lagarde. Anche negli Stati Uniti i rendimenti del pari-grado Treasury Bond a dieci anni segnano un’analoga performance. Salgono senza scrupoli fino al 4,82%. E poi chissà, arrivano voci che potrebbe non finire qui.
Sempre verso l'alto il prezzo del petrolio
Torna, infatti, ad atterrire tutti i governi occidentali l'inflazione. Ad agosto rialza la testa sia in Europa che in Italia, dove passa dal +2,9% al +3,3%. La colpa è del caro prezzi dei prodotti energetici, cresciuti in media del +17% in un anno. Il petrolio in questi giorni è ritornato a salire. In settimana il greggio aumenta del +9,38% (91 dollari al barile), il Brent +8,80% (95 dollari) e il gas TTF +8,83% (72,8 dollari al MWh). Ai distributori di carburante d’oltreoceano il gasolio supera i vecchi massimi del 2022. Tocca i 5,85 dollari al gallone. Da noi il prezzo medio della benzina arriva a 2,031 euro e anche il gasolio non vuol essere da meno: 2,135 euro al litro. La guerra in Iran sembra lontana dal concludersi. Anzi, è proprio l’Intelligence americana ad aprirci gli occhi. I servizi segreti avvertono che il paese dei pasdaran ha acquisito una maggiore consapevolezza delle proprie capacità belliche e dei reali limiti del potere Usa.
Peggio dell’indice dei prezzi al consumo, fanno i costi della produzione industriale: +7,8% annuo, dei quali +2,4% nel solo mese di luglio. A far premere il costo della vita sull’acceleratore sono sempre i rincari di gas ed energia elettrica: +14,5% annuo. Peggiorano anche i prezzi alla produzione dei servizi (+4,3% annuo).
In questo quadro, non possono che soffrire le vendite al dettaglio. Il consuntivo del mese di luglio le vede in calo rispetto al mese precedente sia in valore (-0,4%), sia in volume (-0,5%). Si tratta del secondo calo mensile consecutivo. Ne risente il valore progressivo sull’anno, che è in crescita del +0,8% in valore, ma in calo sui volumi del -0,6%.
Questa settimana l’Istat ci ha voluto consegnare un ventaglio di pessimismo. Non ci servirà di certo ad alleviare le calure della stagione estiva, tanto agognata durante l’inverno, ma sempre più foriera di brutte sorprese.
Usa: prossima tensione tra Federal Reserve e Trump?
Negli Usa, si avvicina il momento di ritoccare i tassi ufficiali. Ai perduranti timori d’inflazione, si somma il cruciale Rapporto sull’occupazione. Presenta una realtà eccessivamente rosea. Ma, come capita quando ci mette lo zampino la finanza, l’effetto prodotto è opposto a quello logico: crolla la borsa di New York. L’occupazione ad agosto è cresciuta di 162 mila unità, più del triplo delle aspettative. E i broker, temendo che la Federal Reserve anticipi la stretta sui tassi già alla prossima riunione di settembre, la prendono male. Peggio ancora la prenderà il presidente Trump. Potrebbe addirittura considerarla un affronto personale, dato che da almeno due anni si sbraccia per proclamare le sue attese per una riduzione dei tassi da parte del Governatore americano. Nessuno vorrebbe essere nei suoi panni, cioè quelli dell’attuale presidente della FED Kevin Warsh. Il momento è delicato. Mancano solo 60 giorni alle elezioni di medio termine e Donald Trump non perdonerà chi, con una manovra di segno opposto ai suoi desideri, contribuirà alla sua sconfitta parlamentare.
Continua il risiko bancario italiano
Piazza Affari questa settimana è in calo di circa un punto percentuale. Il dollaro perde quota verso l’euro e chiude a 1,16. L’oro si mantiene stabile a 4.419 dollari l’oncia, pari a 122 euro al grammo.
La Banca Centrale Europea ha comunicato l’approvazione della fusione tra Banca Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca, della quale aveva preso il controllo con l’86,3% del capitale sociale. Adesso, l’operazione di acquisizione del controvalore di 14 miliardi di euro dovrà superare il responso dell’assemblea degli azionisti, fissata per il prossimo 29 ottobre.
Sullo sfondo, a Siena, c’è sempre l’operazione di acquisizione di Banco Bpm e Banca Generali. Per queste, oltre all’assemblea dei soci si dovrà attendere il benestare di Bce, Bankitalia, Ivass, Antitrust e anche del Governo, sempre pronto ad esercitare il potere di veto con l’utilizzo dei propri superpoteri: la famigerata Golden Power. Intanto, Luigi Lovaglio continua a stare seduto sulla sua sedia di amministratore delegato e guarda il titolo salire del +1,88%. Il risiko bancario non è ancora passato di moda.
Le Grandi Compagnie petrolifere mondiali, cioè le Big Oil, altresì chiamate Major oppure le Sette Sorelle, si vedono appiattite di fronte ai loro nuovi rivali venezuelani: le Grandissime Compagnie petrolifere (Bigger Oil). È The Wall Street Journal a coniare il neologismo all’alba di una nuova stagione di sfruttamento di alcuni tra i più grandi giacimenti al mondo. E stavolta, o sarebbe meglio dire di nuovo, anche l’Eni è della partita. Ha firmato un contratto strategico in Venezuela che le darà diritto di perforare il giacimento super gigante Junin-5. Nonostante i mercati mondiali in settimana siano stati decisamente piatti, se non cedenti, il titolo Eni è salito del +1,25%.
E qui entrano in gioco le diffidenze: i colossi petroliferi Usa non si fidano dell’iniziativa del loro presidente. Alcuni dirigenti temono che gli investimenti degli Stati Uniti in America latina possano generare un colosso che metta loro fuori mercato, imponendo le proprie condizioni.
Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB.
I Tori: Tenaris +3,96%, ST Micro +3,40%,
Gli Orsi: Brunello Cucinelli -9,07%, Avio -7,03%.
FTSE MIB: -0,98% (valore indice: 52.100)
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