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Un libro per Voi: "Le parole della guerra"

Aggiornamento: 1 ora fa

Presentazione alla Festa dell'Unità a Torino


La guerra: argomento impegnativo e lacerante, quanto oggetto di una impressionante manipolazione di cui è vittima l'opinione pubblica, fa capolino alle 18.30 di oggi, domenica 6 settembre, alla Festa dell'Unità a Torino, con la presentazione del recente libro di Valentina Pazé "Le parole della guerra", edito da Bollati Boringhieri.

Insieme con l'autrice [1] partecipano all'incontro Paolo Candelari (Centro studi Sereno Regis) e Michele Ruggiero. A moderare il dibattito Giorgio Ardito (Coordinamento AGITE).


La qualità principale dell'ultimo lavoro di Valentina Pazé è la chiarezza. Si potrebbe aggiungere anche l'aggettivo colto, se non vi fosse il rischio di rasentare il pleonasmo. Ma di chiarezza si può e si deve parlare, tanto è esplicita fin dalle prime righe. E lo è proprio nell'uso delle parole con cui esprime la sua posizione, etica e morale, da cui discende quella politica, che non lascia dubbi a equivoci. Perché, dice Valentina Pazé, "Questo libro nasce dall’esigenza di fare ordine nei discorsi, contrastando l’«uso specioso della parola». E nel libro non mancano esempi, in particolare sui metodi di autocensura dell'informazione sul genocidio di Gaza e sulle responsabilità del governo dello Stato di Israele.

Ossigeno puro che può essere di grande aiuto per una società che si ritrova spesso in uno stato di "ipossia" intellettuale e culturale, preda di mistificazioni e manipolazioni informative spacciate senza pudore anche con l'uso della prepotenza. Non a caso, Pazé sottolinea che l'uso specioso "inquina il dibattito pubblico" non su un tema generico, ma prioritario per la sopravvivenza dell'umanità, in un mondo che a differenza di un recente passato, (ripro)pone la guerra come immediato strumento di risoluzione delle controversie internazionali, tralasciando l'elemento non secondario che una possibile degenerazione di essa possa portare all'uso delle armi nucleari che abbondano negli arsenali delle grandi potenze.

Inoltre, argomento l'autrice, "si è in piena involuzione dal punto di vista politico, in cui la classica distinzione tra democrazie e autocrazie sfuma per lasciare il posto a una quantità di regimi ibridi, in cui parlamenti e istituzioni di garanzia contano sempre meno e decisioni cruciali da cui dipende il destino di milioni di persone sono appese agli umori instabili di politici megalomani e affaristi senza scrupoli". E aggiunge, con altrettanta severità che "Sono sotto gli occhi di tutti le violazioni plateali dell’ordine internazionale «liberale», che già da tempo si reggeva sulla finzione di regole formalmente uguali per tutti, ma sostanzialmente piegate alle convenienze degli Stati egemoni".

Il libro di oltre 170 pagine si suddivide in cinque capitoli - Democrazia, Difesa, Genocidio, Diritto, Diserzione - e ognuno "mostra che che il primo campo di battaglia non è il fronte, ma il linguaggio. Un linguaggio che stiracchiato, rovesciato, svuotato, fino a trasformarsi in armi di manipolazione delle coscienze. Così, come viene detto con molta efficacia nella seconda di copertina, "il libro intreccia filosofia politica, diritto internazionale, storia antica e cronaca dell’oggi" che porta il lettore a guardare con occhi disincantati "alle democrazie che esportano con le bombe i propri valori, alla retorica dell’«autodifesa» usata per giustificare massacri indiscriminati, alla categoria di genocidio amputata e sacralizzata e all’ordine liberale che rivela il suo volto selettivo e classista.

Ciò che non deve altresì trasferire in chi si appresta alla lettura l'idea che alla base vi sia la rassegnazione. Anzi. Valentina Pazé mostra come l’uso critico delle parole possa diventare un gesto di resistenza concreta: contro la militarizzazione delle società, contro l’idea che non esistano alternative al riarmo e, soprattutto, sempre da tenere a mente, contro la cancellazione delle vittime ridotte a numeri.


Note

[1]Valentina Pazé insegna Filosofia politica presso l’Università di Torino. Il suo lavoro si concentra, in una prospettiva teorica e storica, su comunitarismo, multiculturalismo, teorie dei diritti e della democrazia. Tra le sue pubblicazioni: In nome del popolo. Il potere democratico (2011), Cittadini senza politica. Politica senza cittadini (2016) e I non rappresentati. Esclusi, arrabbiati, disillusi (2024). Per Bollati Boringhieri è uscito Libertà in vendita. Il corpo fra scelta e mercato (2023)


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