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Francesco Guccini, accanto a noi

di Gianna Pentenero


Pubblico dominio Wikipedia
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Un mese fa ci lasciava Francesco Guccini, un artista che ha segnato per decenni il costume musicale e non solo, e che ci ha regalato un patrimonio di emozioni inestimabile. Nessuno si è stupito dell'eco che la sua scomparsa ha ricevuto e dall'intensità e profondità dei messaggi che l'hanno accompagnato nell'ultimo viaggio terreno. E non deve stupirci che iniziative a un mese di distanza dalla sua morte siano fiorite e moltiplicate con naturalezza su radio e televisioni, e in spettacoli organizzati soprattutto nei piccoli centri, quasi a volere assecondare la connotazione in cui si riconosceva e si calava quotidianamente questo impareggiabile personaggio.

Francesco Guccini l'ho conosciuto oltre vent'anni fa, nel giorno della consegna di un riconoscimento a nome del territorio piemontese. Si era nel 2005, ed eravamo insieme sul prestigioso palco del Teatro Giacosa di Ivrea per la seconda edizione nazionale del premio "Giuseppe Giacosa – Parole per la musica". C'erano il presidente della provincia Antonio Saitta e io rappresentavo la giunta regionale guidata da Mercedes Bresso. Non mi ha mai abbandonata l'emozione dell’abbraccio con quel gigante buono.

Poesia fiabesca la sua. Ricordo in particolare quella di una delle sue canzoni più famose che avevo cominciato ad apprezzare da adolescente, qualche anno dopo la sua uscita (1972): Il vecchio e il bambino. Siamo in tanti a cantare ancora quel vecchio e un bambino si preser per mano e andarono insieme incontro alla sera; la polvere rossa si alzava lontano e il sole brillava di luce non vera... L' immensa pianura sembrava arrivare fin dove l'occhio di un uomo poteva guardare e tutto d' intorno non c'era nessuno: solo il tetro contorno di torri di fumo...

Ma osservando il mondo così repentinamente cambiato, stravolto nei principi morali e etici su cui più generazioni sono andate "incontro alla sera", la poesia di Guccini conserva un filo di sincero ottimismo che fa emergere attraverso l'innocenza del bambino la resistenza dell'umano a rifiutare le diseguaglianze e a combattere le sopraffazioni dei più forti e potenti. Il tutto rappresentato come un unicum ne La locomotiva, uno dei suoi testi epici più noti "contro l'ingiustizia!".

Un posto riservato nel profondo dei nostri cuori rimane il Guccini che ci ricorda l'importanza di guardare al dolore e stargli accanto. Il dolore della Canzone per amica composta a cavallo tra il 1966 e il 1967. Indimenticabile. Sembra l'inizio di una sceneggiatura cinematografica, con immagini in bianco e nero di Gioventù bruciata con James Dean, bello e impossibile, l'icona di una generazione strappato alla vita negli anni Cinquanta in un incidente stradale: Lunga e diritta correva la strada, l'auto veloce correva la dolce estate era già cominciata vicino lui sorrideva, vicino lui sorrideva... Forte la mano teneva il volante, forte il motore cantava, non lo sapevi che c'era la morte quel giorno che ti aspettava, quel giorno che ti aspettava... Non lo sapevi che c'era la morte, quando si è giovani è strano poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano, venga e ci prenda per mano... Non lo sapevi, ma cosa hai sentito quando la strada è impazzita, quando la macchina è uscita di lato e sopra un'altra è finita, e sopra un'altra è finita... Non lo sapevi, ma cosa hai pensato quando lo schianto ti ha uccisa, quando anche il cielo di sopra è crollato, quando la vita è fuggita, quando la vita è fuggita...

Circostanze drammatiche avrebbero riproposto la canzone con la musica dei Nomadi, con cui Guccini ha collaborato per anni, che l'avrebbero dedicata dal 1992 a Dante Pergreffi, soprannominato dal compianto Augusto Daolio Principe Desiderio, lo storico bassista del gruppo scomparso a soli 30 anni in un incidente stradale: Dopo il silenzio soltanto è regnato tra le lamiere contorte: sull'autostrada cercavi la vita, ma ti ha incontrato la morte, ma ti ha incontrato la morte... Vorrei sapere a che cosa è servito vivere, amare, soffrire, spendere tutti i tuoi giorni passati se così presto hai dovuto partire, se presto hai dovuto partire...

Grazie Francesco per la cura con cui hai scelto ogni singola parola, rendendo la tua opera un faro per noi e per le generazioni a venire.


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