SETTIMANA FINANZIARIA. Esodo con l'ossessione del caro benzina
- a cura di Stefano E. Rossi
- 12 ore fa
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a cura di Stefano E. Rossi

Ci eravamo quasi affezionati all’ultimo goccio di benzina nel serbatoio. Lo avevamo già pagato caro. Ma, arrivati all’ultima tacca sul cruscotto, non si poteva speculare oltre, nonostante le nostre aspettative di pace nel Golfo Persico. Una speranza, a dirla tutta, fondata su scenari che restringevano le operazioni militari mediorientali a poche settimane, compresa la riapertura della navigazione dello Stretto di Hormuz entro e non oltre il mese di agosto.
Non era proprio questo il momento giusto per tornare a fare il pieno. Il sito ministeriale Osservaprezzi Carburanti segnala un distributore self con la benzina a 1,94 appena fuori Torino. Quasi tutti gli altri la vendono oltre i due euro e il gasolio costa in media 20 centesimi in più. Volevamo parlare d’altro, ma non ci è stato possibile. Il mondo intero si trova in mezzo a un guado.
Agosto è alle porte. La stagione del turismo di massa si apre e, intanto, anche il Mar Rosso si chiude al transito delle petroliere saudite. Uno degli articoli più letti in questi giorni del The Wall Street Journal titola: Trump sta perdendo la pazienza per la guerra con l'Iran, di cui non si intravede una fine chiara. Il disastro è inevitabile. Il greggio americano WTI schizza fino a 92,77 dollari al barile, poi ripiega e chiude la settimana a 88,61. Il Brent giovedì a Londra tocca i 101,83 dollari al barile. Venerdì chiude a quota 96,08.
Il gas naturale (Dutch TTF) non dà segni di cedimento e conclude una settimana in crescita del +10,77%, a 63,57 dollari al MWh. È un osservato speciale. Sta continuando a preoccupare il ritmo di stoccaggio delle sorte gas per l’inverno, a rilento come non mai negli ultimi cinque anni. Difficilmente i depositi europei riusciranno a raggiungere la massima capacità entro l’inverno. Così, il prezzo ha preso a salire verticalmente, da oltre un mese.
Anche l’oro s’infiamma sulle prime notizie dell’escalation militare. Sale del +3,75%, però poi ritraccia e torna a 4.051 dollari l’oncia (115 euro al grammo), poco sopra la chiusura della scorsa settimana. Il Dollaro è diventato un po’ più forte sull’euro: 1,137. Il cambio sfavorevole si somma al caro energia, infierendo sulle tasche dei cittadini europei.
Gli Usa non rinunciano ai dazi
L’America non è certo avara di notizie di questi tempi. Il presidente Donald Trump aggira i divieti della Corte Suprema. Appellandosi a una legge Usa del 1974 sul commercio, ha appena reintrodotto nuovi dazi dal 10% al 12,5% a 60 paesi, tra i quali tutti i componenti dell’UE, il Canada, la Svizzera, la Cina e il Giappone. In base alle norme, le restrizioni risulterebbero consentite sulle importazioni provenienti da economie che realizzano prodotti col lavoro forzato. Una vera e propria… forzatura, verrebbe da commentare.
Pechino lamenta unilateralità e ha dichiarato di opporsi alle guerre tariffarie. Bruxelles, invece, prende atto. C’è perfetto allineamento con l’alleato americano. Un portavoce afferma che la Commissione Europea valuta positivamente il fatto che (i nuovi dazi) siano in linea con gli impegni tariffari degli Stati Uniti, concordati nell'ambito della dichiarazione congiunta sottoscritta il 27 luglio 2025 a Turnberry, in Scozia, e approvata dal Parlamento Europeo lo scorso mese di giugno. Era appena un mese fa e già appariva come una situazione surreale. Ora, con queste dichiarazioni, lo è ancora di più.
Rimandati a settembre
Sono gli aumenti dei tassi Bce ed è ovvio che non ci troviamo sui banchi di scuola. Però, in questo caso, ci sono almeno tre evidenti materie d’esame votate all’insufficienza: l’inflazione, il blocco del commercio internazionale per i prodotti energetici e, infine, le pressioni del mercato monetario, con l’Euribor al 2,47%. Crescendo quasi del +0,25% in un mese, il mercato monetario ha di fatto già anticipato le future scelte della banca centrale. C’erano già adesso gli elementi per una decisione della Bce in tal senso, ma a vantaggio di chi è indebitato, è prevalsa la prudenza. Il tasso di riferimento sui depositi Bce (depo-rate) non sale e resta al 2,25%. Nonostante questo, però, sono aumentati i tassi sui mutui. Le famiglie con i redditi più bassi e quindi con minor potere contrattuale, quelle che per le statistiche hanno una maggiore rischiosità di rimborso del debito, pagano un tasso medio del 5,8%. Per contro, le famiglie più abbienti riescono a spuntare ancora un tasso medio del 4,4%. Sono queste le impietose leggi delle politiche di pricing (il prezzo) degli strumenti finanziari.
Negli Usa la Federal Reserve si riunirà il 28 e 29 luglio. Inizia a trapelare la necessità di un aumento dei tassi. Ma non sarà certo quella l’occasione in cui il governatore Kevin Warsh prenderà la decisione e, quindi, i Fed Funds resteranno fermi all’interno dell’intervallo 3,50-3,75%. Anche i tassi a lungo termine sono sotto pressione e costano molto cari al bilancio dell’amministrazione Usa. Il Buono del Tesoro a dieci anni, il cosiddetto T-bond, paga ai risparmiatori il 4,68%. È uno dei maggiori rendimenti dai tempi della crisi dei sub-prime, quella del fallimento della banca Lehman Brothers.
Nel vivo l'Opas di Poste Italiane su Telecom
Piazza Affari continua a vivere la crisi dei titoli tecnologici, ma recupera sul terreno degli energetici .Crescono le azioni legate al settore petrolifero, per le possibili marginalità aggiuntive derivanti dall’aumento dei prezzi internazionali. Si allineano in salita anche quasi tutte le banche e il comparto della difesa. Scende in modo scomposto, per la seconda settimana consecutiva, ST Microelectronics. Delude il risultato della gestione operativa del secondo semestre e, in aggiunta, impensieriscono gli andamenti ribassisti dei principali listini tecnologici statunitensi, come il Nasdaq, e quelli orientali. La notizia buona per la società di semiconduttori è il ritorno all’utile netto e la crescita dei ricavi del +26%.
Entra nel vivo l’offerta pubblica di acquisizione e scambio (Opas) lanciata da Poste Italiane su Telecom Italia. Il periodo di adesione, apertosi lunedì scorso, terminerà l’11 settembre. Chi aderirà riceverà in pagamento 1,67 euro e 0,218 azioni delle Poste, di nuova emissione. L’operazione vale 13,2 miliardi di euro.
Annunciando i risultati finanziari del primo semestre, l’amministratore delegato di Poste Italiane Matteo Del Fante si è dichiarato orgoglioso che per il quinto semestre consecutivo abbiamo raggiunto un risultato record. Crescono i ricavi (+6%), il margine operativo (+7%) e l’utile netto (+4%). La strategia per il futuro sarà quella di concentrare le attuali attività su due unità di business: recapiti e logistica da una parte, servizi finanziari e assicurativi dall’altra. La presentazione del piano industriale integrato con l’acquisizione dell’azienda telefonica verrà presentato nel primo trimestre del 2027 e prevederà l’istituzione di una terza unità di business, dedicata alla connettività e alla tecnologia, inclusi i servizi di telecomunicazione ed energia.
Nel frattempo, il titolo Telecom scende, per una serie di motivi più o meno tecnici. Ci sono gli effetti di volatilità determinati dall’Opas e si era poco concluso un programma di acquisto di azioni proprie per circa 14 milioni di euro (operazione di buy-back). Inoltre, ci sono state le classiche prese di beneficio degli investitori, cioè le vendite fatte per monetizzare i guadagni per i rialzi degli scorsi mesi. Infine, sono state realizzate le stock options da parte del vecchio top management TIM. Si tratta delle azioni che l’alta dirigenza aveva ricevuto dall’azienda a titolo di premio sulle performance e che adesso sono state incassate. Questi motivi tecnici, uno sull’altro, hanno determinato un calo di oltre il 6% del corso azionario. Però, chi ha mantenuto il titolo in portafoglio non si dovrebbe lamentare, specialmente se detiene Telecom Italia da tempo. Infatti, da inizio anno è salita del +45% e negli ultimi tre anni del +182%.
Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB
I Tori: Eni +6,08%, Saipem +4,90%,
Gli Orsi: STMicro -13,02%, Telecom Italia -6,60%.
FTSE MIB: -0,15% (valore indice: 51.802)
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