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Per passione, non solo musica e parole...

10 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Dal CBGB ai Talking Heads, la musica di David Byrne che continua a sorprendere

di Marco Berruti


@Jean-Luc - originally posted to Flickr as Talking Heads in Wikipedia
@Jean-Luc - originally posted to Flickr as Talking Heads in Wikipedia

Il CBGB era un piccolo locale al 315 di Bowery, nella zona meridionale di Manhattan. Aveva aperto nel 1973. Avrebbe chiuso nel 2006. Per il punk e la new wave newyorkese fu una specie di tempio. Tenne a battesimo molte band che avrebbero fatto la storia. Con gli occhi di poi, questo locale rappresenta un esempio di quella che Wilhem Wundt ha bollato come “eterogenesi dei fini”. CBGB è l’acronimo di Country, BlueGrass, Blues, le musiche che il proprietario e fondatore Hilly Kristall aveva in animo di ospitare. Sull’insegna c’era però un altro acronimo, probabilmente più in tema, OMFUG, cioè Other Music for Uplifting Gormandizers, cioè a dire altra musica stimolante per ascoltatori gourmet. Decisamente più in tema con i successivi sviluppi.

Perché al CBGB sarebbero passati i Ramones, Patti Smith, Blondie e i Television. E naturalmente i Talking Heads. I Talking Heads arrivarono al CBGB nel 1975. Debuttarono aprendo un concerto dei Ramones. Avevano però poco o nulla a che vedere con il punk. Né il look - che li faceva somigliare a molti studenti universitari loro coetanei, né soprattutto la musica. Però ai Ramones li accomunavano l’urgenza espressiva e il desiderio di andare oltre il virtuosismo nei quali si era incartata la generazione precedente alla loro.

Quattro elementi, David Byrne, voce e chitarra, Tyna Weymouth, basso, Jerry Harrison, tastiere e chitarra e Christian Frantz, batteria. Un sound essenziale e sporco, muovendo da un locale piccolo e sporco ma aperto alla novità, i Talking Heads avrebbero lasciato un’impronta indelebile negli anni a venire[1]. Ma in una maniera particolare. Sono stati un paradosso, perché hanno segnato un’epoca pur rimanendo marginali. La loro è una musica fondata sull’alienazione, sulla frammentazione ritmica, sulla ripetizione. Anche sui contrasti, sul kitsch che diventa chic[2]. La band non andò molto oltre gli anni ‘80. Lo scioglimento avvenne ufficialmente nel dicembre 1991, quando David Byrne (1952), il leader, annunciò pubblicamente la fine del gruppo. L’ultimo disco, Naked, risale al 1988.

Dopo i Talking Heads, David Byrne ha costruito una carriera solista ispirata da uno spirito radicalmente eclettico. Ha attraversato i territori musicali più diversi senza considerarli generi separati, ma parti di un unico paesaggio sonoro. Ogni incontro gli ha permesso di cambiare linguaggio senza smarrire la propria voce: quella di un artista che continua a osservare la musica popolare dal suo margine più creativo. Si può dire che il CBGB sia rimasto nel suo modo di approcciarsi alla musica.

Il CBGB chiuse vent’anni fa giusti, per banali questioni di affitti troppo alti. Probabilmente i tempi non erano più adatti. Tuttavia ci sarebbe bisogno di un posto che permettesse ai gruppi di proporre materiale originale invece delle cover universalmente richieste. Questa libertà ne farebbe un luogo decisivo. Ci piace pensare che, senza il CBGB, David Byrne, non sarebbe David Byrne, perché gli diede la possibilità di inventare sé stesso. Un artista che, ancora con l’ultimo disco Who is the sky? uscito poco più di un anno fa, ha conservato la capacità di sorprendere[3].


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