SETTIMANA FINANZIARIA. Allarme, produzione industriale in calo
- Stefano E. Rossi
- 17 ore fa
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a cura di Stefano E. Rossi

A giugno 2026 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dell’1,0% rispetto a maggio. L’Istat adesso parla così: si stima… ma, chissà!! Forse che sì, forse che no. Nel mondo delle fake (anche presidenziali) e della imperante diffidenza alimentata dai social, nemmeno il prestigioso Istituto Nazionale, che vive di arida statistica, riesce più a comunicare i propri risultati con matematica certezza. Tutti noi ci potremmo abbandonare al dubbio o all’equivoco e, tagliando corto, illuderci di una realtà più rosea di numeri forniti quasi col beneficio d’inventario. Speranzosi, ma d’abitudine curiosi, finiamo per guardarci dentro e arriva la delusione. Il dato è incontrovertibile: si tratta di un rotondo -1,0%. Per averne la conferma è stato sufficiente aprire una tabella piena di numeri e senza giri di parole. Il comunicato stampa dell’Istat prosegue con la sezione conclusiva, che si chiama Il commento. Si vuole rivolgere ai meno tecnici e, sicuramente, anche ai più distratti. Stavolta recita: risulta invece positivo l’andamento congiunturale complessivo nella media del secondo trimestre (+0,4%). Il valore è positivo... ma allora siamo a cavallo, verrebbe da esclamare.
Sensibile "flessione" rispetto al 2022
È un vero peccato che l’Istat non riconosca l’inversione di tendenza, in atto già da due mesi e, aggrappandosi a un periodo senza segno negativo, non faccia cenno al fatto che negli ultimi 12 mesi la produzione industriale sia scesa del -0,6%. O forse aveva provato a dirlo con la frase: anche in termini tendenziali la produzione è in flessione. Ma occorre una certa dose di fantasia per intuire dimensioni e percentuali. È davvero un peccato che, anche per dati istituzionali di pubblico dominio, ci tocchi oscillare sul filo dell’incertezza. È un po’ come beccare chi nasconde la polvere sotto il tappeto, sperando di farla franca.
A pensar male, però, il problema potrebbe essere che i "residui" sotto il tappeto stiano iniziando a prendere dimensioni troppo visibili. Quindi... Però, con l’aumento della curiosità e aprendo altre tabelle, arrivano nuove sorprese. Rispetto a quattro anni fa, l’indice della produzione industriale italiana è sceso da quota 100 (dei tempi di Draghi) a 93,5. Ha perso quindi il -6,5% del proprio valore. La produzione industriale in Germania invece sta salendo da tre mesi consecutivi. Nel mese di giugno è cresciuta del +0,2%.
Cala l'occupazione negli States
Il punto di forza dell’economia Usa negli ultimi tempi era stato il lavoro. La crescita dell’occupazione è stato il più solido baluardo del presidente Donald Trump per dimostrare la validità dei suoi provvedimenti e la tenuta dell’economia Usa durante la sua amministrazione. Invece, nel solo mese di luglio si perdono inaspettatamente 23.000 posti di lavoro. Le attese erano di segno opposto e cioè per un incremento di 83.000. Alla notizia, il dollaro perde velocemente quota contro l’euro. Poi cerca di recuperare e, alla fine, si ferma a uno storico livello di equilibrio: 1,15.
Dopo aver sonnecchiato per alcune settimane, l’oro è risalito a 4.343 dollari l’oncia (120 euro al grammo). Il petrolio è in ribasso del -9% su tutte le borse. Scende sia il WTI americano a 77,08 che il Brent londinese a 82,21 dollari al barile. Il gas perde il -7,76% e chiude a 54,49 dollari al MWh.
Emergenza prezzi latte
Nelle ultime due settimane il prezzo del latte alla stalla ha ripreso a scendere. Il vero osservato speciale è il prezzo spot, cioè quello del prodotto venduto senza la stipula di un contratto oppure conferito in eccedenza rispetto agli accordi di fornitura. La Coldiretti ha calcolato che per l’equilibrio economico della propria azienda agricola un allevatore deve ricavare almeno 50 centesimi al litro. La scorsa primavera il prezzo era drammaticamente sceso a 21,60 centesimi. Poi, dallo scorso aprile ha man mano ripreso quota, fino a 48,65. Ma ora sembra già finita la salita e sta di nuovo lentamente scivolando. Ultimo prezzo: 44,59. Le applicazioni della genetica hanno fatto crescere a dismisura la produzione di latte per ogni singolo capo e non è semplice collocare tutto il prodotto fresco o trasformarlo per una vendita successiva.
Infatti, già da oltre un mese molte aziende di trasformazione casearia hanno sospeso i passaggi delle autocisterne per ritirarlo, a causa delle scorte di invenduto. Per evitare la situazione dello scorso anno, sarà necessario insistere sui provvedimenti a difesa del settore. Anche se le speranze che vengano accolti sono minime. Di fronte alla situazione che si era creata nei mesi passati, alle richieste provenienti dai nostri parlamentari europei il Commissario europeo Christophe Hansen aveva ritenuto di non intervenire, evidenziando che gli allevatori lattiero-caseari hanno beneficiato di quattro anni consecutivi di prezzi del latte relativamente elevati. Quindi, respirare a pieni polmoni per quattro anni può permettere di trattenere il fiato per tutto l’anno successivo. E, probabilmente, per turarsi il naso anche dopo.
I dati di bilancio trimestrale mettono le ali a Piazza Affari
Volano i tecnologici, come Avio, società che produce lanciatori spaziali e sistemi di propulsione missilistica. Ha attirato le attenzioni della banca americana Goldman Sachs, che ha comunicato di aver acquisito una partecipazione del 4,9%. Banco Bpm viene promossa a pieni voti per una trimestrale molto sopra le attese. Utile netto operativo di 1,1 miliardi di euro (+3,9%) e stime di aumento del dividendo per gli azionisti a circa un euro per azione. Ci sono poi le voci dell’unione di Banco Bpm con Credit Agricole Italia. Il risiko bancario italiano sta allettando anche i francesi e questa è una prospettiva che piace molto al mercato. È sempre stata una possibilità sul tavolo, da quando Agricole è diventato azionista del Banco, ha affermato l’amministratore delegato Giuseppe Castagna. Contenti tutti.
Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB
I Tori: Avio +13,02%, Banco Bpm +7,80%,
Gli Orsi: Tenaris -7,22%, Fincantieri -4,98%.
FTSE MIB: +2,96% (valore indice: 53.717).
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