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SETTIMANA FINANZIARIA. È l'ora dei BTP sempre più attraenti

a cura di Stefano E. Rossi


I titoli dello Stato italiano rendono bene e sempre di più. Possono dare qualche soddisfazione ai nostri risparmi, un po’ meno ai conti pubblici. Da quando, negli ultimi mesi, le azioni del settore tecnologico hanno più volte fatto vacillare le borse di tutto il mondo, è il mercato obbligazionario globale ad attirare le attenzioni degli investitori. E si dà il caso che i nostri Btp garantiscano i rendimenti più alti dell’area Euro. Sono gli unici a pagare un tasso effettivo lordo superiore al 4%. Era già successo tra il settembre 2022 e il settembre 2023, quando l’inflazione correva al +11,8% annuo e il Btp oscillava tra il 4,50% e il 4,80%. Non male, ma riusciva a coprire meno della metà della perdita del potere d’acquisto dei risparmiatori. Poi, da quando la corsa dei prezzi si è raffreddata, il rendimento reale è diventato interessante e adesso gli investitori possono approfittarne per contrastare la svalutazione della moneta.

L’inflazione in Italia sale al ritmo del +2,8% annuo e il Btp a 10 anni è al 4,05%. La differenza tra i due valori corrisponde all’incirca al rendimento reale di 1,25%, che storicamente è molto buono. Nonostante questo, non ci è dato a capire se si tratterà di un buon affare. Lo scopriremo negli anni. L’inflazione potrebbe salire improvvisamente e vanificare l’attuale vantaggio. Oppure, i Btp di prossima emissione potrebbero avere interessi ben più convenienti. Quest’ultimo è uno scenario del quale si sta tenendo conto negli ambienti finanziari. Si lega alla prospettiva di una crescente instabilità politica, che potrebbe conseguire alle elezioni parlamentari del 2027. Quindi, tra chi sta proponendo di investire nei nostri titoli di Stato a lunga scadenza, non è infrequente il consiglio di un ingresso frazionato nel tempo.


Usa, le preoccupazioni della Federal Reserve 

Anche il rendimento del Treasury Bond Usa a 30 anni sta crescendo di molto. È al massimo valore degli ultimi 19 anni. Alla base di questa dinamica vi sono le preoccupazioni per una Federal Reserve, la banca centrale americana, spaccata in due e con una maggioranza interna troppo asservita al potere politico. Le ultime vicende confermano la scarsa attenzione per gli indicatori economici e all’obiettivo di combattere l'inflazione.

Il Comitato riunitosi questa settimana ha lasciato i tassi invariati nell’ambito dell’intervallo 3,50-3,75%. La frattura nel voto è stata evidente: i contrari sono stati tre su dodici (Logan, Hammack e Kashkari). I dissenzienti erano a favore di un rialzo del +0,25%. Questa è ormai un’ipotesi non più remota. Anzi, è considerata attendibile da tutti gli analisti e potrebbe arrivare con l’ultima riunione di dicembre della FED ed essere seguita da una seconda correzione al rialzo a giugno dell’anno prossimo. Il Chairman (capo della banca centrale) Kevin Warsh dovrà però fare i conti con le pressioni di segno contrario da parte del presidente Donald Trump, che vuole una riduzione dei tassi.

Per adesso, il Governatore non vuole cambiare niente, a parte il regime della propria comunicazione. Sta camminando sulle uova ed è una pratica che sembra riuscirgli bene. Ma è con le sue dichiarazioni che fa inevitabilmente trapelare l’asservimento al potente di turno. Non sarà la banca centrale a guidare i mercati sul sentiero dei tassi, saranno i prezzi di mercato a dover reagire ai dati e agli sviluppi economici. Per salvare la sua poltrona, Warsh sta portando pericolosamente la Federal Reserve ad abdicare ai propri poteri caratterizzanti. Il PIL degli Stati Uniti rallenta nel secondo trimestre al +1,5%, oltre le previsioni più pessimistiche.

Invece, il PIL Area euro sale del +0,4% trimestrale, dopo un primo trimestre di stagnazione. Stupiscono positivamente la Spagna (+0,7% trimestrale), il Portogallo (+0,8% trim.) e l’Olanda (+0,4% trim.). In l’Italia, si aspettava il peggio. Invece il Pil è salito del +0,2% trimestrale, dopo il +0,3% precedente. Quindi, anche per noi, nonostante gli effetti negativi dei costi energetici sui prezzi alla produzione (+5,8% a luglio) dovuti alla guerra nel Golfo Persico, le nuove stime sul Pil di fine anno sono migliorate, passando da +0,5% a +0,8%.


Petrolio sempre più in alto 

Nel frattempo, gli Houthi attaccano le petroliere saudite nel Mar Rosso. Nonostante l’Arabia Saudita abbia organizzato una coalizione di 14 paesi per garantire la sicurezza nel tratto di mare intorno a Bab el-Mandeb, la produzione di greggio è stata ridimensionata. A giugno è scesa a 6,64 milioni di barili al giorno, cioè -400 mila barili giornalieri rispetto al mese di maggio. Per meglio comprenderne le proporzioni, si può osservare che dal 1973 al 2025 la media era stata di 8,30 milioni di barili/giorno. Quindi, a fronte di un simile calo dell’offerta (-21%), i prezzi del greggio restano alti: il texano WTI chiude la settimana a 86,80 dollari al barile, l’europeo Brent a 87,93 dollari al barile.

Ad Amsterdam il gas naturale TTF scende del -7,55%, per fortuna, a 59,07 dollari al MWh.

Il dollaro perde terreno contro l’euro e quota 1,153. L’oro non si muove di molto e torna a 4.045 dollari l’oncia (112 euro al grammo).


Prospettive negative per l'economia italiana

Il report Congiuntura Flash, realizzato dal Centro Studi di Confindustria, è dedicato all’inflazione e ai suoi effetti negativi sull’economia. Il livello raggiunto (+2,8% stima mese di luglio), continuerà a comprimere i consumi, gli investimenti e la fiducia. Tre fattori che, secondo l’associazione degli imprenditori, continueranno a frenare l’economia italiana anche in uno scenario di graduale normalizzazione. Viene poi puntato il dito sulle banche. Il caro energia non sta solo sottraendo risorse alla crescita delle imprese, ma determina l’incremento di onerosi prestiti alle imprese. In particolare, l’aumento della domanda di credito verrebbe fatto confluire sulla copertura del fabbisogno di liquidità per i maggiori costi energetici e in misura molto ridotta al finanziamento di nuovi investimenti.


Piazza Affari: in discesa i titoli "utilities" 

Un nuovo clima di fiducia caratterizza i listini mondiali. Le più grandi imprese tecnologiche statunitensi, le Big tech, riescono a rassicurare gli investitori sulla sostenibilità dei faraonici programmi in infrastrutture dell’intelligenza artificiale e sui gravosi impegni finanziari che ne conseguono. E le borse tornano a salire.

Piazza Affari segue a ruota l’andamento rialzista generale, con una spiccata selettività tra chi sale e chi scende. Tra i migliori si fa sentire Amplifon. Il primo semestre dell’anno mostra la miglior crescita degli ultimi due anni. Perciò, viene promossa dagli analisti di Barclays Bank. Brunello Cucinelli ha chiuso il primo semestre 2026 con ricavi in crescita del +13,3%. Corrono le Americhe (+20,6%) e l'Asia (+14,1%). È proprio Brunello Cucinelli il presidente esecutivo e direttore creativo dell'omonima casa di moda ed è euforico, abbiamo chiuso il primo semestre con dei risultati che consideriamo molto, molto belliAlziamo le stime di fine 2026 portandole al 10-11% e immaginiamo una sana crescita intorno al 10% anche per l'anno 2027.


Diasorin festeggia in borsa (+7,67%)

Alberto Donati, Cfo di Diasorin (capo funzione finanza), comunica i dati provvisori dell’anno e aggiunge: dagli Usa abbiamo ricevuto in due tranche i rimborsi per i dazi che avevamo richiesto, nell'ordine di circa due milioni e mezzo di dollari. La multinazionale italiana attiva nel campo della diagnostica ha chiuso il primo semestre 2026 con ricavi in crescita del +4%, con una prospettiva di chiusura a fine anno tra il +5%, +6% e un margine operativo pari al 32-33% del fatturato.

Questa settimana sono in discesa i titoli del comparto utilities, come Italgas, Terna, A2A e anche Snam. Quest’ultima prova a tranquillizzarci sugli stoccaggi nazionali di gas. Agostino Scornajenchi, amministratore delegato di Snam, commentando i risultati della società, aggiunge che abbiamo accresciuto gli investimenti a sostegno della sicurezza energetica dell'Italia, della diversificazione degli approvvigionamenti e dell'integrazione del sistema europeo: azioni che ci permetteranno il raggiungimento dell'obiettivo di riempimento degli stoccaggi 2026 ad almeno il 90% della capacità massima, con un livello di scorte che, già a luglio, è pari al 75%, ben oltre la media continentale. Ma in caso di un'escalation o di un'estensione del conflitto, non possiamo escludere conseguenze anche sulla disponibilità delle forniture e ci aspettiamo certamente un'ulteriore volatilità dei prezzi. Infine, Snam ha deliberato l’emissione di prestiti obbligazionari in dollari statunitensi per un importo massimo totale di 4 miliardi di dollari.

 

Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB

I Tori: Amplifon +10,15%, Brunello Cucinelli +7,77%,

Gli Orsi: Italgas -11,03%, Snam Rete -5,70%.

FTSE MIB: +0,71% (valore indice: 52.172).

 

I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.

 

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