top of page
logo.jpg

Senza pudore: Trump promette soldi per le elezioni di mid-term

2 giorni fa
Tempo di lettura: 3 min

di Savino Pezzotta


Alla Convention repubblicana di Dallas, Donald Trump ha presentato la sua idea di politica come si presenta un nuovo prodotto: con una promessa semplice, immediata, scintillante. Cinquemila dollari a ogni cittadino adulto, spendibili solo in prodotti “made in USA”. Un dividendo patriottico, ma con una clausola che ne rivela la natura: quei soldi arriveranno soltanto se i repubblicani manterranno il controllo di Camera e Senato. Non è una misura economica: è un patto di fedeltà. Un assegno come tessera di appartenenza, un premio per chi vota nel modo giusto. La democrazia ridotta a transazione, il voto trasformato in un programma di un dare e avere identitario.

La proposta è nuda. Nessuna copertura, nessun criterio, nessun limite di reddito. Ma proprio la sua nudità mostra l’operazione: non redistribuire, ma fidelizzare; non sostenere la società, ma comprarla; non parlare al lavoro, alla crisi climatica, alle tensioni che attraversano il Paese, ma parlare solo al potere. È la politica come ricatto, come promessa condizionata, come premio per i fedeli.

Ed è qui che la risposta deve cambiare campo. Non un contro‑bonus, non un contro‑assegno, non un’altra promessa da campagna elettorale. La simmetria sarebbe una resa. La risposta deve essere radicalmente diversa: un reddito minimo incondizionato, concepito non come elemosina ma come dividendo civile di una ricchezza che ormai nasce senza lavoro umano.

La produzione del XXI secolo non viene più solo dalle braccia: viene dagli algoritmi, dalle piattaforme, dai processi automatizzati. La ricchezza cresce anche quando l’occupazione non cresce. Le imprese aumentano i profitti mentre riducono il personale. Invece degli immigrati e dei senza lavoro umani i robot umanoidi. Le filiere si digitalizzano, i servizi si automatizzano, le decisioni vengono prese da sistemi che non hanno bisogno di salari. Se la modernità ha rotto il nesso tra lavoro e vita, la democrazia deve rompere il nesso tra salario e dignità. Il reddito minimo incondizionato non è assistenza: è infrastruttura. È la presa d’atto che la cittadinanza non può dipendere dalla precarietà, che la libertà non può essere subordinata al ricatto del mercato.

Qui la Dottrina sociale della Chiesa offre una grammatica morale che non è decorativa: è strutturale. La destinazione universale dei beni afferma che i beni della terra — e oggi anche quelli generati da processi automatizzati — sono destinati a tutti. Se la ricchezza nasce senza lavoratori, la domanda diventa inevitabile: chi ha diritto ai frutti della produzione quando la produzione non ha più braccia? La risposta non può essere un leader che distribuisce dividendi patriottici. La risposta è la comunità.

La sussidiarietà ricorda che le istituzioni devono sostenere la libertà delle persone, non sostituirla. Un reddito minimo incondizionato non crea dipendenza: crea possibilità. Permette di non essere schiacciati dal ricatto del mercato, di non accettare qualsiasi lavoro per sopravvivere, di non vivere nella paura di perdere tutto.

La solidarietà completa il quadro: non è compassione, è struttura. È l’idea che la società non può lasciare indietro chi è esposto alla disoccupazione tecnologica, alla marginalità economica, alla violenza del mercato. È la consapevolezza che la modernità produce scarti, e che la politica deve produrre legami.

In questo triangolo — destinazione universale dei beni, sussidiarietà, solidarietà — il reddito minimo incondizionato trova la sua legittimità teologico‑politica. Non è un gesto di sinistra, non è un esperimento economico, non è un’utopia: è la forma contemporanea della giustizia sociale cristiana. È la traduzione civile di un principio antico: la dignità non si compra, si riconosce.

Trump dice: “Se vinco, vi pago”. La democrazia deve rispondere: “Vi spetta comunque, perché siete cittadini”.

Il reddito minimo incondizionato è l’opposto del dividendo trumpiano: non crea sudditi, crea persone libere; non compra consenso, costruisce sicurezza; non vincola al leader, vincola alla comunità; non è un premio, è un fondamento.

È la risposta civile alla propaganda del dividendo. È la risposta sociale alla ricchezza senza lavoro. È la risposta democratica alla politica come ricatto.


Commenti


L'associazione
pdv_cover_edited.jpg

Approfondisci la nostra storia

Post recenti
bottom of page