La morte di Salvador Allende e l'inizio dell'incubo per i cileni
C'è anche un altro 11 settembre che non deve essere cancellato dalla memoria: il sanguinario golpe in Cile operato nel 1973 dalle forze armate agli ordini del generale Augusto Pinochet che in quello stesso giorno provocò la morte del presidente democraticamente eletto nel 1970: Salvador Guillermo Allende Gossens
di Vice

A Santiago del Cile il fragore delle bombe scagliate dal cielo dai caccia dell'aviazione sul Palazzo de La Moneda non lasciò soverchi spazi di interpretazione agli abitanti: era in atto un cruento colpo di stato. Erano le 9 del mattino ora locale (le 14 in Italia), quando il presidente della Repubblica Salvador Allende, eletto nel 1970, primo esperimento di socialismo in un paese del Sudamerica, moriva difendendo con coraggio la legittimità del suo mandato.
Stampa Sera, edizione del 12 settembre, titolò in una maniera drammaticamente efficace l'aggressione alla democrazia: I GENERALI PADRONI DEL CILE, mentre l'occhiello dava profondità umana e politica al terrore in cui stava per precipitare il Paese Latino americano sotto il tallone della dittatura militare: "Dopo il suicidio di Allende". Il che prefigurava ciò che sarebbe accaduto: arresti, torture, uccisioni, sparizioni delle persone dell'entourage presidenziale e degli esponenti democratici e di sinistra.
La cronaca degli eventi nella corrispondenza del quotidiano torinese del pomeriggio: "Salvador Allende si è ucciso, sparandosi in bocca, piuttosto di arrendersi ai generali protagonisti del golpe. Juan Enrique Lira, capo dei fotografi del giornale El Mercurio di Santiago del Cile, ha dichiarato di essere entrato nel palazzo presidenziale della Moneda e di aver visto il corpo di Allende nel grande salone del palazzo. Lira ha rivelato che prima di uccidersi, Allende ha salutato due membri del suo gabinetto e quindi si è •sparato nella bocca con una pistola. Lira ha citato testimoni oculari secondo i quali le ultime parole di Allende sono state: 'Queste sono le ultime parole che ascolterete da me. Abbiate fiducia nei vostri capi, continuate ad avere fiducia nel popolo' Con Allende si è ucciso anche Augusto Olivares, addetto stampa e intimo collaboratore e amico del presidente socialista".

Da quel momento, c'è una foto che diviene iconica nell'esprimere nel modo più compiuto l'orgoglio indomito della libertà cilena: Salvador Allende, elmetto in testa, che imbraccia il fucile AK-47 regalatogli da Fidel Castro, seguito da alcuni fedelissimi, mentre infuria la violenza del potere militare incarnato dal generale dell'Esercito Augusto Pinochet, dall'ammiraglio José Toribio Merino Castro, dal generale dell'Aviazione Gustavo Leigh Guzman e da quello dei «Carabineros» generale Cesar Mendoza Duran. Gli stessi che nelle immediate ore al rovesciamento della democrazia, diranno che la loro azione era necessaria per fermare la crisi economica, sociale e morale stava distruggendo la nazione, con un governo non in grado di arrestare il caos crescente e con il pericolo di una guerra civile. Meno di tre anni dopo, nel marzo del 1976, saranno le stesse ragioni con cui i generali argentini si sbarazzeranno del governo di Isabelita Peron.
Dall'11 settembre 1973 il Cile vivrà fino al marzo del 1990, quando Pinochet fu costretto a cedere la presidenza, la peggiore pagina della sua storia: 17 anni di dittatura militare. In quel lungo lasso di tempo, la memoria ha incasellato una quantità inossidabile di immagini drammatiche, a cominciare dallo stadio di Santiago del Cile trasformato in un campo di prigionia e di monito per la popolazione, e un lungo elenco di vittime, decine di migliaia.

Le responsabilità dirette e non nel golpe da parte degli Stati Uniti e della Cia, determinante fu l'influenza di Henry Kissinger, all'epoca Segretario di Stato con la presidenza Nixon, sono da decenni un elemento acquisito e studiato, corroborato da testimonianze, da documenti e dagli eventi successivi, non ultimi gli attentati subiti all'estero da esponenti cileni dell'opposizione democratica. Il 5 ottobre del 1975 a Roma, il democristiano Bernardo Leighton fu ferito gravemente insieme con la moglie Anita Fresno, che rimase paraplegica. Il commando che pianificò atto l'agguato era formato da elementi della famigerata DINA, la polizia segreta di Pinochet, che si avvalse di neofascisti italiani reclutati nelle organizzazione terroristiche di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. Il 21 settembre dell'anno successivo, una autobomba preparata da elementi della DINA con il concorso di un ex agente della Cia fu usata per assassinare Orlando Letelier del Solar, oppositore di Pinochet. L'inchiesta e i successivi processi agli autori dell'attentato misero in luce il coinvolgimento dei servizi segreti americani o la loro non totale estraneità. Entrambe le azioni furono condotte nel quadro del Piano Condor, il sistema di alleanze promosso da sette dittature militari dell'America Latina (Argentina, Bolivia, Cile, Paraguay, Uruguay, Perù e Brasile) per contrastare le forze di sinistra e progressista che includeva l'eliminazione fisica degli oppositori.
Il racconto delle emozioni suscitate dalla morte di Allende e dal golpe è quello, ascoltato e letto in questi 53 anni anni trascorsi dagli avvenimenti, di più generazioni che vissero quel giorno come una ferita quasi personale e, in Italia, con un supplemento di vena di realistica preoccupazione all'idea che l'aggressione alla democrazia (vi erano dei precedenti) potesse replicarsi nel Paese.
Sotto il profilo politico, divenne per Enrico Berlinguer, segretario generale del Pci, la definitiva convinzione a tracciare concretamente l'ipotesi del Compromesso storico, da cui prese lentamente forma un accordo con la Dc. Ma l'assalto alla democrazia in Italia non ebbe bisogno di un golpe militare: il combinato disposto della strategia della tensione e del terrorismo rosso fu sufficiente a bloccare il processo di emancipazione sociale ed economica del Paese. L'omicidio Moro divenne la sua pietra tombale.
Note
[1] Un cileno a Roma e due killer fascisti assolti. La storia dimenticata di Bernardo Leighton, su repubblica.it, 15 ottobre 2025.











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