PIANETA SICUREZZA. Se dall'altra parte dello scudo ci sono i nostri figli
di Nicola Rossiello

Il quotidiano la Repubblica di oggi, venerdì 30 ottobre, ha pubblicato a pagina 15 l'articolo di Giuliano Foschini che comincia dove di solito nessuno guarda. Cioè non parte dai numeri dei feriti, né da una dichiarazione ufficiale, ma dalla chat di un poliziotto del reparto mobile di Roma. Che ha condiviso nella chat dei colleghi l’intervista alla ragazza fermata prima di un corteo perché indossava una felpa nera, commentando: «Che faccio, dico a mia figlia di buttare le sue?». Due colleghi gli hanno risposto: «No, mettiamole anche noi» È una battuta, certo, ma dice più di molti documenti sindacali.[1]
Foschini va ringraziato perché ha avuto il merito di concentrare la sua attenzione su un aspetto tralasciato. Ha compreso che dietro la divisa ci sono padri e madri, che davanti hanno ragazzi simili ai loro figli, e che questo scarto tra il ruolo e la persona pesa anche quando nessuno lo racconta. Il disagio che emerge dall’articolo non è un rifiuto del lavoro in piazza. È la fatica di chi non vuole essere considerato il nemico di una generazione e non accetta di diventare il bersaglio della rabbia di chi non ha provocato.
Nel pezzo trovano spazio le mie preoccupazioni - di qui anche la brevità dell'articolo per questioni più volte richiamate nei precedenti interventi su Pianeta Sicurezza - sulla polarizzazione politica, le osservazioni dal segretario generale del Silp-Cgil Pietro Colapietro sulle risorse e il fenomeno delle assenze per malattia (denunciato nella mia attività sindacale) in aumento tra gli agenti che temono di essere impiegati nell’ordine pubblico. Sono questioni concrete e le conosciamo bene. A restare, però, è la battuta di quel collega, perché ricorda che le forze di polizia sono fatte di persone che a fine turno tornano a casa, dai propri figli.
Note
[1] L'episodio ricorda molto da vicino quello pubblicato su La Porta di Vetro in https://www.laportadivetro.com/post/sicurezza-strani-fermi-di-polizia-e-comportamenti-limite-su-minori
[2] Anche oggi, in occasione dello sciopero generale proclamato dai sindacati di base, si sono registrati scontri e tensioni in decine di piazze italiane. La protesta contro le politiche di riarmo e il carovita, una nuova politica per la casa e la solidarietà ai palestinesi. A Torino la forze dell'ordine hanno utilizzato gli idranti e sono ricorse ad alcune cariche in piazza Castello per impedire ai manifestanti di arrivare a ridosso dell'ingresso della Prefettura. Alcune persone sono state fermate e altre sono rimaste ferite tafferugli. La manifestazione si è conclusa nel pomeriggio, dopo che il presidio organizzato in corso Giulio Cesare, all'ingresso dell'autostrada per Milano, si è sciolto. Momenti di tensione anche a Roma, dove sono stati bruciati alcuni cassonetti ad opera di un gruppo numeroso che si è staccato dal corteo principale.
Incidenti anche a Vicenza con un bilancio, secondo fonti di agenzia di quattro agenti feriti e tre manifestanti contusi, appartenenti ai centri sociali.











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