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10 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Enrico Rava, di professione "jazzista italiano"


di Marco Berruti


@Gabriele Bartolucci - Concerto con ciprì e maresco in Wikipedia
@Gabriele Bartolucci - Concerto con ciprì e maresco in Wikipedia

C’è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui la locuzione “jazzista italiano” suonava come un ossimoro. Eppure già allora il triestino (per caso) Enrico Rava (1939) era un jazzista italiano. Se oggi l’espressione ci appare naturale, lo dobbiamo anche a musicisti come lui.

A rendere più complessa questa figura contribuiscono anche le esperienze che Rava ha vissuto all’estero. Rava è probabilmente il più “americano” fra i jazzisti italiani, ma la sua non è esterofilia: conserva un senso della melodia che rimanda alle radici, restando al tempo stesso aperto all’innovazione, sperimentata in prima persona e coltivata attraverso i giovani collaboratori che ancora oggi, a 87 anni, invita a suonare nel suo gruppo. Li scopre, ma forse sarebbe più giusto dire che esercita su di loro una funzione maieutica, aiutandoli a diventare ciò che possono essere, ricavandone lui stesso nuova linfa vitale.

Enrico Rava ha appena pubblicato un nuovo disco per la ECM. Corners, così si intitola, è uscito il 16 ottobre. È stato inciso a luglio dello scorso anno all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma. La formazione che accompagna Rava, una nuova versione dei Fearless Five, comprende Matteo Paggi al trombone, Francesco Diodati alla chitarra, Francesco Ponticelli al contrabbasso ed Evita Polidori alla batteria e alla voce. Oltre a loro, qualcosa più di un semplice ospite, troviamo il saxofonista Joe Lovano.

Lovano è uno dei solisti statunitensi più apprezzati e aveva già collaborato con Rava. Nel 2019 i due pubblicarono insieme Roma, ancora per ECM: una tappa di un viaggio artistico che resta aperto.

Corners è un disco intimo. La presenza di due fuoriclasse come Rava e Lovano, non ha impedito - anzi ha favorito, verrebbe da dire - la partecipazione degli altri componenti del gruppo. Ognuno porta il proprio contributo anche in termini compositivi.

Il tratto distintivo di Rava è il lirismo. Un lirismo avventuroso, pronto a “sporcarsi” in aperture all’informale, memoria dei suoi trascorsi nel free jazz della New York anni sessanta. Lovano è un virtuoso capace di navigare attraverso linguaggi e stili. I componenti dei Fearless Five portano, idee, solidità e freschezza.

Il jazz è l’arte di incontrarsi. E ogni incontro richiede la disposizione a lasciarsi influenzare. Questi sei musicisti si confrontano, si ascoltano, si stimolano, in un gioco che trasforma diversi contesti in un contesto nuovo. L’immagine degli angoli a cui rimanda il titolo del lavoro appare dunque come un invito a esplorare territori meno battuti, a sottrarsi al consueto e a non adagiarsi nella propria zona di comfort. Rava fa dell’avventura la propria coerenza. Nei giovani collaboratori non trova soltanto interlocutori: trova anche un sostegno. Se lui li aiuta a diventare ciò che possono essere, la loro energia lo mantiene aperto al nuovo[1]. Un autentico, moderno, eterno jazzista italiano.


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