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Vite spezzate. Anna Mellano, campionessa e aspirante medico

10 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

di Emanuele Davide Ruffino

 

Sappiamo che non siamo immortali, ma quando a lasciarci è un’adolescente cui la vita sorrideva è difficile da accettare e continuiamo a chiederci perché succedono queste cose: Anna sognava di diventare medico e di aiutare le persone, sia in Italia che in Africa, seguendo le orme del papà Danilo che ha guarito e continua a guarire un numero pressoché infinito di persone grazie alle sue capacità di ortopedico e alla sua umanità che lo porta a vedere sempre una persona nel curare anche il piccolo ossicino. L’essere medico non comporta mai degli automatismi: Protagora ci aveva insegnato che il cattivo medico non è chi non conosce la medicina - non sarebbe nemmeno un medico, ma piuttosto uno che ha studiato l'arte e l’usa in modo non corretto o per altri fini. E questo non si apprende né alla facoltà di medicina, né in quella di filosofia, ma si ha dentro. Da piccoli quasi tutti sognamo, almeno una volta, di diventare medico, ma senza aver ben presente quanti sacrifici ciò comporta: lei però aveva un esempio cui ispirarsi e già aveva cominciato ad interessarsi alla materia.

Anna, nonostante la tenera età, aveva già raggiunto il sogno di entrare nella nazionale italiana di basket (la maglia azzurra, che per i più è solo un miraggio): risultato raggiungibile solo quale conseguenza di un impegno che soltanto i veri campioni sanno quanti sacrifici comporta (e non perché, come ironicamente soleva dire, i selezionatori erano ubriachi in quel momento), ma il sogno di diventare medico è un'altra cosa, non basta aver doti fisiche particolari, ma intelligenza, dedizione e costanza.

Dagli sguardi increduli dei suoi coetanei e dalla commozione dei sacerdoti che hanno officiato, c’è tutta l’incomprensione che la sorte le ha inflitto: l’inumana sorte che noi umani dobbiamo accettare lascia attoniti se la persona è giovane e tutti sono portati a chiedersi sul perché il fato è così crudele e ci riserva cose che non dovrebbero capitare, domanda cui nessuno, neanche la più evoluta intelligenza artificiale potrà mai esaudire. Forse la condizione dell’essere umano è che non tutto può essere spiegato, per quanto faticoso da accettare.

Ci sono malattie che vincono ancora loro e per questo il sogno di chi vuole fare il medico rappresenta una speranza per tutti noi non medici. Quest’aspirare è qualche cosa di più di una semplice opzione professionale ma una scelta di vita, una missione che evidenzia un amore incondizionato verso gli altri e strappare questo sogno rende ancora più tristi.   

Sembra di essere davanti all’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci, un capolavoro incompiuto: che Anna fosse un capolavoro lo hanno testimoniato le lacrime di tutti i suoi amici e parenti, e questo rende ancora più triste che non si sia potuto realizzare appieno e che abbia dovuto sacrificare gli anni più belli nell’affrontare una malattia che non le ha dato scampo, nonostante la vicinanza dei suoi cari che non l’hanno lasciata sola neanche per un istante accompagnandola in ogni momento con tutto l’affetto possibile.

È difficile capacitarsi sul perché il progetto di vita di persone cui la sorte ha donato così tanti talenti, non offra il tempo necessario per metterli a frutto. La sanità ha sicuramente perso una stella e questo obbliga chi è rimasto ad un maggior impegno ed a cominciare con una riflessione sulla caducità della vita.

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