Per passione, non solo musica e parole...
Aggiornamento: 15 ore fa
Il nostalgico duck walk di Chuck Berry
a cura di Marco Berruti

Il 2026 è un anno di centenari. Dopo quelli sontuosi di Davis e Coltrane e quello glorioso di Dario Fo, non merita di passare sotto silenzio il compimento appena attivato del centesimo anno dalla nascita di Chuck Berry. Chuck Berry era nato il 18 ottobre 1926 a Saint Louis. Come e probabilmente più di Elvis Presley è stato uno dei padri del rock & roll. Lo è stato più di Presley. Lo affermò lo stesso Miles Davis[1]. Perché, oltre ad incarnare l’aspetto scenico - Chuck Berry aveva inventato il duck walk, il passo accovacciato con cui avanzava mentre suonava la chitarra - è stato protagonista di quello più strettamente musicale. Chuck Berry è il riff, quella breve frase musicale a note singole o ad accordi, che, ripetuta all’interno del brano musicale, ne costituisce la struttura portante. Detto così sembra una cosa asettica. In realtà nel riff è contenuta la vita musicale del brano. Il suo pulsare ritmico. La sua dimensione sanguigna e terrena. E Chuck Berry di riff ne ha creati un’infinità. Li suonava alla chitarra, piegandosi quasi abbracciando lo strumento.
Soprattutto sorrideva, con un sorriso complice e beffardo. Come a dire “vi ho di nuovo sorpreso”. Il suo era un gioco. Scoperto e per nulla discreto. Aveva il blues dentro ma anche la dimensione rurale del country. Il ricordo della schiavitù e l’orgoglio dell’emancipazione in lui convivevano, come se il lavoro dei campi fosse diventato ballo sfrenato. In un’adolescenza portata avanti come un’onda lunga. Fino a novant’anni.
Non era uno stinco di santo. Più di una volta fu condannato, per ragioni disonorevoli come aver intrattenuto rapporti intimi con una minorenne, molestie sessuali ed evasione fiscale. In questa carriera fatta di alti e bassi, ha suonato dal vivo fino all’autunno del 2014, pochi giorni prima di compiere ottantotto anni.
Un artista contraddittorio, è stato però una personalità senza la quale il rock sarebbe diverso[2]. Chuck Berry se n’è andato nel 2017. Lo immaginiamo che sorride sardonico, dall’alto come se dicesse ‘vi ho sorpreso ancora una volta con le stesso identico gioco, sempre diverso e sempre uguale”.
Note
[1] Il passaggio compare in Miles: The Autobiography, scritto da Miles Davis con Quincy Troupe: Davis dice, in sostanza, che tutti sanno che Chuck Berry «started the shit, not Elvis» e che Duke Ellington era il «King of Jazz», non Paul Whiteman; aggiunge che questa verità non si trova nei libri di storia finché i neri non potranno raccontare la propria storia.











Commenti