OSSERVANDO I NOSTRI TEMPI
Corpo vivente e corpo digitale
di Domenico Cravero

L’esistenza umana è l’esperienza di essere corpo vivente. Questa condizione può essere considerata nelle sue diverse forme per osservare le molteplici dimensioni che la corporeità può assumere.
Il corpo è il canale primario attraverso cui la creatura umana sperimenta la vita, si connette agli altri e costruisce il proprio sé, fin dalla nascita. Considerare il corpo come vivente significa guardare a un organismo in continuo movimento espressivo, capace di catturare e trasmettere il "senso della vita" attraverso sfumature di intensità vitale, che lo rendono la base imprescindibile per l'empatia e la relazione umana. Il corpo vivente è costantemente modellato dalla qualità dell’esperienza quotidiana. Le forme vitali sono le manifestazioni dinamiche di questi processi: non descrivono cosa il corpo fa o quale emozione prova, ma la modalità, il ritmo, l'intensità con cui l'esperienza si dispiega nel tempo. Un corpo è sentito “vivente” in quanto integra costantemente le variazioni temporali di intensità, velocità, durata e direzione. Spazio, tempo, forza e direzione si traducono in stati d'animo immediati nel movimento. Il corpo vivente diventa il luogo in cui si sperimenta la condivisione degli stati mentali ed emotivi con gli altri. Fin dai primi mesi di vita, il neonato, che non può comunicare ancora tramite il linguaggio verbale, si esprime continuamente attraverso il rispecchiamento corporeo. Il corpo vivente è lo strumento della sintonizzazione affettiva tra madre e bambino.
Sperimentare l'affetto attraverso uno stesso stato corporeo
Le forme vitali appartengono sia alla sfera fisica sia a quella psicologica, creando un ponte indisgiungibile. Quando proviamo un'emozione, questa possiede una precisa configurazione, un profilo di attivazione all'interno del sistema muscolare e nervoso. Il corpo vivente non è separato dalla mente: la mente è nel corpo, come il cervello è innervato in tutto l’organismo. La mente emerge nella continua relazione tra cervello, corpo, relazioni interpersonali ed ecologia naturale. Si è corpo e ci si sente corpo nel medesimo istante in cui il corpo entra in contatto con gli altri. Sperimentiamo, infatti, l’affetto attraverso la condivisione di uno stesso stato corporeo. Massima espressione del corpo vivente è quella che coltiva la sinergia tra la dimensione comunitaria (sentirsi parte di una collettività), ecologica (sentirsi parte della natura) ed estatica (sentirsi parte di un “tutto”). Le forme vitali diventano così l'espressione più alta del significato e del valore che l'essere umano attribuisce alla vita.
Quando il corpo diventa performativo
Avviene quando da mero strumento di rappresentazione è vissuto come soggetto e mezzo espressivo dell'azione comunicativa. Il corpo performativo è un corpo che dà senso (produce significato) e definisce chi siamo, attraverso l'azione. Il concetto di "performatività" deriva dalla filosofia del linguaggio (John L. Austin) secondo la quale un atto performativo è un'azione che “fa ciò che dice”. Il corpo performativo è un corpo sensoriale e così può esprimersi ritualmente (nei riti civili e religiosi, nelle microritualità quotidiane) attraverso caratteristiche e potenzialità specifiche. Secondo l'antropologia culturale, il rito non si limita a comunicare qualcosa, ma fa accadere qualcosa.
Anche se non riconosciuto, esiste anche un corpo digitale. Dietro a ogni algoritmo, infatti, c’è una rete di corpi spesso impiegati in un lavoro pesante e squalificato di provisioning e manutenzione dell'infrastruttura di calcolo per l'IA e di preparazione e il caricamento dei dati per il training. Dietro ogni schermo c'è un corpo che digita, che prova emozioni biochimiche, che soffre la stanchezza posturale e che cerca una connessione valida. Il digitale non annulla il corpo, ma ne estende i confini, richiedendo una nuova etica della presenza. L’IA è formata e alimentata interamente da dati, testi e memorie prodotti dal corpo-mente e dalle facoltà cognitive dell'umanità che scrive contenuti, manipola immagini e suoni, e li condivide.
La rete è un gigantesco archivio di tracce di corpi umani
La riflessione etica attuale non rifiuta il digitale, ma cerca di abitarlo incarnandosi, cioè vivendo le tecnologie non come mondi astratti, ma come dimensioni reali da trattare con piena umanità, responsabilità e consapevolezza corporea. Si vuole così rispondere alla sfida di "rimanere umani" all'interno dell'infosfera. Le istituzioni educative e i percorsi accademici si stanno concentrando sulla necessità di alfabetizzare i cittadini non solo all'uso tecnico degli strumenti, ma alla comprensione critica dei loro impatti etici, corporei e sociali. Nel contesto digitale, la rimozione del corpo si ripresenta sotto forma di smaterializzazione ed eccitazione della mente, a scapito della presenza fisica. Il rischio di riprodurre la svalutazione o la rimozione del corpo è concreto e rappresenta uno dei dibattiti più accesi nella filosofia e nella teologia contemporanee dei media. Molti temono che un certo uso dell’IA promuova la post-verità, la frammentazione caotica dell'informazione e il ritorno di dogmatismi scientifici. L'IA tuttavia non possiede una verità assoluta e oggettiva, immersa com’è totalmente nel linguaggio e nell'interpretazione.











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