Elezioni Israele. Netanyahu continua a galleggiare e le opposizioni non sfondano
Aggiornamento: 45 minuti fa

Al giro di boa delle schede scrutinate per il voto di ieri, il primo dopo il 7 ottobre, le proiezioni indicano chiaramente che Benjamin Netanyahu, il leader del Likud resiste. E ancora una volta trae dalle sue oggettive difficoltà la forza per trasformare l'arretramento del suo blocco di alleanze in una vittoria. A conferma che lsraele è profondamente diviso, e a ciò si deve aggiungere lo storico risultato dei partiti arabi che l'opinione alle urne degli israeliani - che hanno votato con una percentuale che sfiora non di molto l'80 per cento - non corrisponde alla visione che ne ha a grandi linee l'Occidente, critico con il governo uscente di Netanyahu che ha raso al suolo Gaza e pianificato il genocidio del popolo palestinese.

Il quotidiano progressista di Tel Aviv Haaretz, che ha condotto una campagna elettorale tutta a favore del blocco di Gadi Eisenkot, il principale avversario della destra, riporta che Netanyahu, nell'osservare che il LIkud rimane il più grande partito del Paese, ha già lanciato un appello ad alleati e non per costituire una "grande maggioranza" tra il "pubblico sionista" israeliano e ha sollecitato la formazione di un "governo forte di destra."
A sostegno della strategia mediatica del leader del Likud, lo stesso quotidiano ha pubblicato ore prima l'influente dichiarazione Il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar, tesa a elogiare la "chiara maggioranza ebraica" che, secondo lui, indica una chiara preferenza per la coalizione del primo ministro Benjamin Netanyahu, aggiungendo che "la notte è appena iniziata. Per contro Eisenkot ha commentato che il paese ha votato per il cambiamento.
Osservato dalla parte dei Paese mediorientali, il voto in Israele può essere sintetizzato dalle frasi di Netanyahu riportate da al Jazeera, l'emittente qatariota: si deve formato un governo di destra per garantire la sicurezza a lungo termine del Paese e non si può fare affidamento su coalizioni con partiti arabi, "contrari alla nostra esistenza". Frase che compare con grande evidenza sulla prima pagina on line del Jerusalem Post, quotidiano che sposa le posizioni di una destra moderata. Il Post cita anche i sondaggi aggiornati di Kan e Channel 13 che indicano il blocco di Netanyahu e il gruppo di opposizione a quattro partiti a 51 seggi ciascuno, con i partiti arabi a 18; Channel 12 proietta il blocco di Netanyahu a 52, il gruppo di opposizione al 49 e i partiti arabi al 19.
Ora, dalla chiusura delle urne e dall'ufficializzazione dei risultati elettorali, il candidato in pectore al governo di Israele ha circa un mese e mezzo per presentarsi davanti alla Knesset, il parlamento israeliano per chiedere la fiducia con almeno 61 seggi, o meno se vi sono partiti che si astengono al momento della fiducia.











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