top of page
logo.jpg

Osservando i nostri tempi

10 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Genitori e figli: ritrovare il fascino dei riti della speranza

di Domenico Cravero


Non è cosa ovvia addormentarsi la sera, né per i piccoli, né per i grandi. Consegnarsi al sonno è come concedersi all’ignoto; per lasciarsi andare è necessario perdere il controllo. Il sonno esige condizioni particolari non sempre garantite. Per un bimbo è necessaria la sicurezza dell’affetto, una mano da stringere forte, una luce accesa che rassicuri, una porta semiaperta che lasci ascoltare le voci amiche, una peluche morbida da abbracciare per ricordare il tepore dell’amore. L’adulto, anche lui, ha bisogno di sentirsi libero da pensieri di preoccupazione o d’angoscia, di sapere che i suoi affetti sono al sicuro, di aspettare tranquillo il nuovo giorno.


Il buio della notte è un momento rivelatore

A volte quel buio accresce il senso della nostalgia, del rimpianto, del rimorso; altre volte scatena il senso della paura, la percezione della vertigine come davanti al vuoto, particolarmente oggi in cui la sensazione di essere senza certezze e senza radici si fa più forte, a tratti anche drammatica, a motivo della precarietà della vita, per le vicende affettive turbolente, per le sofferenze che l’amore comporta.

Si torna a casa la sera, la famiglia si riunisce e trova finalmente un luogo di stabilità e di radicamento. La casa è un riparo umanizzato, pensato per dare sicurezza. Il tetto, elemento essenziale di ogni abitazione e di ogni sua rappresentazione, non ripara solo dall’intemperie ma è una protezione dall’espandersi senza limiti dello spazio; divide un sotto da un sopra per ricavare lo spazio e il tempo dell’interiorità. Le pareti non riparano solo dal freddo ma isolano una parte di mondo nel grande spazio circostante; creano un dentro opposto al fuori, per disegnare il tempo e lo spazio dell’intimità.

Ristorati dalla sicurezza e dalla protezione dei simboli dell’abitazione umana, ogni membro della famiglia partirà la mattina per la conquista del mondo, tornerà la sera per rigenerarsi. La notte è dunque il momento delicato del passaggio, non solo per il sonno ristoratore ma perché è tempo traboccante di significati e di valori, denso di trascendenza e di simboli. In ogni famiglia si svolge una ritualità, nelle forme più varie e originali, che aiuta il difficile passaggio tra tempo diurno e notturno: sono i riti della buona notte.

I simboli e i gesti della buona notte condensano ciò che durante la vita quotidiana è disperso ma anche atteso e sospirato.

La filastrocca sussurrata, la fiaba a lieto fine, i progetti per il giorno seguente, i baci e le carezze producono quella tranquillità che si accompagna alla stabilizzazione dei sentimenti. Il saluto della buona notte, infatti, può svolgersi apparentemente ogni sera allo stesso modo, eppure ogni volta è nuovo, come diversa è la vicenda di ogni giorno e il vissuto emotivo che la accompagna.


Alla ricerca di parole efficaci

La famiglia è il luogo della confidenza e della spontaneità. In casa ognuno è attento alla vita dell’altro e trova naturale comunicare ciò che prova, che pensa e che fa. Nell’interminabile lista dei suoi “Perché?”, il bambino esprime la sua curiosità e il suo bisogno di conoscere tutto. Nulla, infatti, si sottrae alla sua insistenza: ci sono anche le domande riguardanti l'origine del mondo, il valore delle cose, il senso stesso della morte. In ogni esperienza nuova il bambino interroga i genitori, con lo sguardo, prima ancora della parola. Consiste in questo il piacere di vivere.

La speranza è sostanza della nostra vita, il suo fondo ultimo. È la forza che ci fa sempre ricominciare, nell’alternanza dei nostri “dis-nascere” e “ri-nascere”, di fuggire la fatica del tempo e la volontà di abbracciarlo tutto intero. Questo “sempre ricominciare” non ci avviluppa nella rete di un eterno ritorno, ma nel desiderio di ri-andare a quell’inizio che ci ha fatto essere, a quella nascita che ci ha costituiti. Anche in famiglia sono quindi necessari tempi di silenzio, di riflessione e spazi di attenzione all’altro.

Servono riti che rendano performative le parole dell’amore. Parole efficaci non sono quelle che descrivono l’amore ma quelle che lo danno, come avviene per le parole liturgiche. E nel buio di questo nostro tempo? Quali riti di speranza, quali dolci parole di fiducia? Quale rito di passaggio possiamo aspettarci? Quale filastrocca potremo raccontarci per recuperare le forze e dimenticare l’orrore? Ogni giorno, in ciò che leggiamo, in ciò che pensiamo o scriviamo, ci possiamo impegnare a raccogliere qualche stralcio di bene per condividerlo.

È piccola cosa – si dirà. Piccola cosa sono anche i baci e le carezze della buona notte, ma sono il miracolo della vita che non si rassegna al buio.






Commenti


L'associazione
pdv_cover_edited.jpg

Approfondisci la nostra storia

Post recenti
bottom of page