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OSSERVANDO I NOSTRI TEMPI

 L’educazione riparativa e la necessità di imparare a vivere nella complessità

di Domenico Cravero


Nella relazione genitore-figlio, archetipo e metafora di ogni relazione interpersonale riuscita, vero amore può darsi solo in presenza di atti mentali di riparazione. “Quando l'infante sente di rivolgere impulsi e fantasie distruttivi alla persona dell'intero oggetto amato, prova gran senso di colpa, accompagnato da intenso bisogno di ripararlo, preservarlo e ridargli vita” (M. Klein). I processi riparativi aiutano a tollerare il dolore e ad ammettere la propria responsabilità, riconoscendo e rielaborando l'ambivalenza di odio e amore. Anche secondo R. Winnicott il senso di colpa è una forma particolare di angoscia che domanda riparazione in alternativa ai meccanismi dannosi della negazione e della rimozione. Questo percorso può essere descritto come graduale passaggio dall’esperienza pulsionale all’accettazione della responsabilità, mediante la creazione di gesti riparativi. Il lento cammino della rielaborazione permette di approdare alla parte più profonda e intima della persona: la coscienza. Essa è il cardine della vita autentica e matura: è il fondamento della responsabilità.


Il senso della virtù dell'obbedienza

Quando manca l’educazione riparativa, i figli in famiglia si limitano a richiedere maggiore libertà, nei confronti di qualcosa che sentono ristretto e opprimente. L'affetto dei genitori si rivela presto insufficiente a sostenere i figli nei momenti delle scelte o di fronte all'insuccesso e allo sbandamento. Il relativismo etico, infatti, considera intrattabile qualunque questione di verità come significato e valore. La riduce alla sfera della razionalità strumentale. Non esiste quindi più la virtù dell’obbedienza. Si potranno però realizzare nuove forme di reciprocità, pur in condizioni di non parità di ruolo).

Nessun figlio potrà restituire quel che ha ricevuto. La nascita è asimmetrica. Qualcuno dà più di altri e potrebbe non esserci ritorno. Si contrae un debito che rimane: non ammetterlo o pretendere la restituzione (che può solo essere educata), esigere il risarcimento, distrugge i legami vitali e gratuiti dell’affetto familiare. Assumere il debito rende possibile il perdono: si può ricominciare e cambiare. L’ambivalenza affettiva accettata e portata, aiuta a riconoscere il lato buono della vita, affrontandone tutta la fatica. L'alternanza di rivalità e cooperazione tra fratelli, l'accettazione delle persone anche quando deludono le attese, la correzione reciproca che non collude con i difetti, sono gli stimoli quotidiani che incrementano le competenze familiari dei figli e dei genitori. Gli errori non sono considerati alla stregua di innocenti “ragazzate”. Non si collude con la mediocrità e con la rassegnazione dell’“è fatto così”. Si prevengono i legami dalla stagnazione e dalla disgregazione. Sono queste le basi umane di quella speranza collettiva che oggi manca.


Tornare a investire nella cura delle persone e del pensiero

Il dramma dei giovani consiste in questa perdita, nella rassegnazione, nell'alienazione, instillate giorno dopo giorno nei luoghi del vivere quotidiano, nelle case, nelle scuole, nei servizi pubblici... Per ricostruire nei giovani la fiducia profonda nel presente e nel futuro, per rispondere al loro bisogno di radicamento, per evitare che la frantumazione delle esperienze sia risolta in un graduale adattamento funzionale a sopportare le novità e le eccessività della vita, occorre un'inversione di tendenza. Nella formazione personale è necessario passare dalla distrazione alla riflessione, dalla massificazione alla solitudine, dall'anonimato alla responsabilità, dall'alienazione all'autonomia.

La società che non investe nella cura delle persone e del pensiero è destinata a essere sottomessa ai processi del digitale, al potere dell’algoritmo. È richiesta un’intelligenza educativa nuova che susciti e riconosca la domanda di beni post-individualistici. Questi, però, hanno bisogno di istituzioni politiche, economiche e finanziarie adatte. La società dei consumi fu il risultato di progetto deliberato e realizzato anche con politiche salariali, servizi di welfare, ferie pagate, tredicesime, possibilità di rateizzazione. Quella stagione è terminata. Il problema oggi è imparare a vivere nella complessità che la tecnologia amplifica e radicalizza.


Nuovi valori presenti

Il Webfare sancisce la pervasività del digitale attraverso le sue piattaforme, i suoi algoritmi, l’Internet delle Cose (IOT). Per ottenerne i sorprendenti vantaggi ed evitarne i rischi, è indispensabile coglierne anche gli impatti etici, sociali ed educativi. Abbiamo la possibilità di produrre nuovi valori relazionali, sociali, culturali, ecologici, senza distruggere, ma alimentando la vita. Possiamo prevenire e contrastare le forme di smarrimento delle radici umane profonde e di reagire al disorientamento di una società evanescente. Per favorire il passaggio dalla stagnazione alla generatività attraverso i media digitali, è possibile implementare azioni concrete di educazione collettiva e di mobilitazione. Nuovi valori sono già presenti. Si possono creare spazi digitali di co-progettazione, forum di discussione, maratone di co-progettazione intensiva in cui l'esperienza adulta incontra l'innovazione giovanile. Si aprono immense possibilità di community building intergenerazionali. Senza l’innovazione sociale, istituzionale, ecologica ed economica questi valori non riusciranno a diventare, però, il baricentro di modello di vita più felice.


L'associazione
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