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OSSERVANDO I NOSTRI TEMPI

Non si diventa adulti senza coerenza nelle scelte

di Domenico Cravero


La famiglia, cellula vitale della società, svolge un compito insostituibile: essere un luogo e un tempo educativi dove il figlio impari a introdursi nel mondo: uscire da casa conoscendo la vastità e la complessità della società di oggi, senza perdersi. La crisi della legalità oggi minaccia pesantemente la società e diffonde l’anomia dei comportamenti collettivi.

L’educazione familiare può contrastare questa deriva valorizzando con maggiore convinzione una sua responsabilità quotidiana. Educare, infatti, comporta anche correggere e insegnare a rimediare i comportamenti valutati dagli adulti sbagliati o inadeguati. La responsabilità di stabilire regole di comportamento è dei genitori, ma madri e padri aumentano la loro autorevolezza se, in quest’opera, ascoltano le ragioni dei figli, distinguendole però rigorosamente dai loro “capricci” (obbedire ai quali comporta per i genitori la perdita della loro affidabilità). Questa arte genitoriale considera la trasgressione più che una sfida un messaggio. Nell’atto di trasgredire una giusta regola, il figlio manda indirettamente un messaggio: “Vedi, non riesco, non sono capace a realizzare quello che pure capisco che sarebbe giusto", "Ci sono in me pulsioni e disordini che mi turbano e fanno emergere la contraddizione tra ciò che dico e ciò che faccio, tra come penso e come mi comporto”.


Il senso dei sì e dei no nell'educazione famigliare

Nel lungo percorso della formazione alla libertà e alla responsabilità, i genitori hanno un ruolo determinante: non giustificano il figlio nei suoi sbagli, piuttosto sostengono la sua personalità che, nell'errore, rivela la sua fragilità. La vita familiare offre quotidianamente numerose occasioni di questa educazione: sono i sì e i no della formazione all'autonomia, che deve iniziare fin dalla prima età e non finire mai finché i figli vivono in casa. (Una sana educazione, infatti, è un buon incentivo perché, appena possibile, i figli non più minori cerchino la loro indipendenza abitativa). I : i genitori non si compiacciono e non accettano la mediocrità del figlio. Non vogliono coltivare un figlio "speciale" (il bambino sovrano) e non lo formano all'ossessione per i risultati e al mito dell'arrivismo, ma desiderano per lui la piena espressione delle sue capacità ed attitudini. I no: i genitori, attraverso le regole, offrono al figlio il contenimento che lo orienta e che, nello stesso tempo, lo aiuta a riconoscersi. L'atteggiamento richiesto ai genitori deve essere doppio: positivo come rinforzo delle capacità, delle inclinazioni e degli atteggiamenti buoni, e negativo come contenimento dei comportamenti inaccettabili e inadeguati.

L’atteggiamento adulto comprende due attenzioni, diverse e complementari: la “premura” e la “distanza” di ruolo. Occorre farsi vicini, entrare in empatia, intervenire con affetto e comprensione per aiutare a crescere. Farsi obbedire per timore non aiuta. Bisogna però, nello stesso tempo, saper tenere le distanze. Sono necessari marcatori di contesto coerenti per non confondere i ruoli, per non infrangere i confini. Il figlio per crescere nella libertà deve differenziarsi e diventare autonomo. Il sapiente intreccio dei due codici mantiene chiara la distinzione delle età e accompagna il minore alla sana dipendenza: accettare di essere figlio, percorso opposto al narcisismo oggi generalizzato. In questo percorso anche i premi (i riconoscimenti) e le sanzioni (i richiami) possono venire utilizzati con intelligenza educativa. L'educazione all'autonomia (chi voglio essere?) è educazione alla vita etica, come realizzazione compiuta del processo dell'identità.


Aiutare i figli a pensare

L'educazione della coscienza, a fronte di condizioni ambientali complesse e imprevedibili, assume un'importanza centrale. Non solo nella cultura ma anche nelle famiglie, nel vuoto delle conversazioni, nella mancanza di prospettive educative, nel disordine affettivo, nel culto dell'apparenza, nell'asservimento alla materialità, si trasmettono, più o meno inavvertitamente, stili di vita che allontanano da ogni legame vitale e da ogni formazione civica. I genitori sostengono la maturazione dell'autonomia se aiutano i figli a percorrere la via del pensare, dell'interrogare, dell'interrogarsi; se propongono, con coerenza, modelli di vita capaci di resistere a ogni tentazione di appiattimento e di pura realizzazione nei bisogni materiali e di immagine. Se insegnano ai figli a percepirsi immersi in una storia e in un'umanità che pone ogni giorno drammatici interrogativi di senso; se si impegnano a essere famiglie attive e fermento vitale nei loro contesti di vita.

Non si diventa adulti senza coerenza nelle scelte, senza la capacità di assumere decisioni vincolanti, senza un progetto di vita. Il rischio dei ragazzi di oggi è esaurire tutto nel presente e considerare tutte le scelte come reversibili, abituandosi a non considerare le conseguenze delle proprie azioni. Se non esistesse nulla di stabile, se nulla avesse valore se non nell’attimo in cui avviene, se l’“etica” diventasse pura “etichetta” e i valori semplici valutati, non sarebbe neppure possibile la costruzione di esperienze comuni. Diremmo “tolleranza” ma intenderemmo “indifferenza”, mero affiancamento di differenze. Parleremmo di solidarietà ma ricreeremmo subito altre contrapposizioni etnocentriche, finendo per diventare, anche a casa, un fattore di disgregazione.

 

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