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Manifestazioni di piazza, ora il governo si esalta per i parà

8 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

di Giuseppe Misuraca


Il Governo di Giorgia Meloni, con l’avallo politico dei principali esponenti dei partiti di destra, ha deciso di schierare 500 paracadutisti della Folgore per il rafforzamento dell’Ordine Pubblico a Milano. Purtroppo non è la prima volta che viene chiesta e attuata una misura che prevede l'intervento dell'Esercito nell’Italia antifascista nata dalla Resistenza al nazifascismo.

Innanzitutto una premessa non secondaria: a Milano ed anche in altre città del nord Italia come Torino, ci sono distaccamenti e caserme di reparti di truppe alpine, al comando di ufficiali esperti e grandi conoscitori del territorio. Perché allora i parà, a parte l'esotismo letterale della parola, che arrivano dalla Toscana, da un reggimento di stanza a Siena, quindi extraterritoriali? La storia insegna che gli alpini si muovono meglio sul territorio di appartenenza, mentre i paracadutisti sono forze aviotrasportate pronte ad azioni di aria-terra, per interventi brevi e non di presidio del territorio nazionale.

La risposta, temo, sia semplice e non sia soltanto una questione di etichette posticce: i parà sono ritenuti probabilmente più fidati e allineati agli ideali che contraddistinguono la destra. Non è detto che sia vero. Anzi. Però, i richiami anche alla destra più radicale sono noti. E come diceva un noto politico, "a pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina". Non a caso, in tempi recenti, al comando della Folgore vi era il generale Roberto Vannacci. Ma, probabilmente, è solo un caso e non sarebbe intellettualmente onesto prendere una parte per il tutto. Dall'altra parte, all'Italia democratica non si può chiedere di dimenticare il passato, e nello specifico di guardare con timore agli anni Settanta, e ricordare che ai vertici dell'Associazione nazionale dei parà italiani vi era il tenente dei parà Sandro Saccucci, vicino a Ordine Nuovo, che all'epoca non era certo un raccoglitore di mammolette, ma un campionario di criminali terroristi inneggianti al fascismo.

Peraltro, lo stesso Saccucci, poi parlamentare del Msi, fu indagato e condannato, ma prosciolto in successivi gradi di giudizio, per i fatti di sangue di Sezze Romano nel 1976 e per il coinvolgimento nel tentativo di golpe orchestrato nella notte dell'Immacolata, l'8 dicembre 1970, dal principe nero Junio Valerio Borghese (il vate della X Mas nella Repubblica di Salò) con la complicità di pezzi delle istituzioni e di servizi segreti stranieri.

Ora, pur prendendo le distanze da chi evoca "simpatie da golpe cileno", questo processo di militarizzazione che, al momento, vede il parere contrario del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sta producendo un pesante corollario di timori e preoccupazioni nell'opinione pubblica. Cui concorre, per la dovizia di particolari con cui si esprime, il ministro Salvini giubilante all'idea che la Folgore possa intervenire nelle manifestazioni di piazza con i "Lince e droni".

Nel febbraio del 1971, il governo inviò l'Esercito con mezzi blindati per divellere le barricate e sedare la rivolta scoppiata a Reggio Calabria, e cavalcata nel luglio dell'anno prima dal Movimento sociale italiano e dal neofascista Ciccio Franco al grido di “boia chi molla”, alla notizia dello spostamento del capoluogo di regione a Catanzaro. Fu una circostanza pericolosa e complessa, risolta grazie all‘intervento dei sindacati che mobilitarono nel capoluogo reggino, nonostante gli attentati alle linee ferroviarie, decine e decine di migliaia di lavoratori e studenti che proprio con manifestazioni pacifiche salvarono, più dei carriarmati, la democrazia nel Paese.

In ogni caso appare sproporzionato ricorrere all’esercito, in tempo di pace, quando l’ordine pubblico è costituzionalmente garantito dalle forze dell’ordine, da Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale.


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