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Elezioni Israele. Netanyahu è ancora in sella... nello stallo

11 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 2 ore fa

Intanto prosegue lo spoglio delle buste doppie, quelle arrivate per corrispondenza


Con il 91 per cento delle schede spogliate, il Likud di Netanyahu rimane il primo partito e guida con fermezza la coalizione di destra che si attesta a 53 seggi, mentre il blocco dell'opposizione guidato dal partito Yashar di Eisenkot, è a 48. In sostanza, è ancora Netanyahu anche in una situazione di stallo a mettere una seria opzione postelettorale. La maggioranza per formare il governo richiede 61 seggi.

Intanto prosegue lo spoglio delle buste doppie, cioè del voto espresso per corrispondenza o a distanza che sono state calcolate in circa 600 mila. Una cifra rilevante e nettamente superiore rispetto al passato che potrebbe influenzare la redistribuzione dei seggi; infatti, ogni seggio alla Knesset corrisponde a circa 40mila voti, ne consegue che possono influenzare la redistribuzione di una quindicina di posti in Parlamento. E dal momento che i voti nelle buste doppie provengono per la maggior parte da soldati delle Forze di difesa israeliane (Idf), tendenzialmente vicini alle posizioni della destra, è ipotizzabile una crescita del blocco di Netanyahu e una riduzione dei seggi assegnati ai partiti arabi, 19 seggi, vera sorpresa di queste elezioni.

Partiti arabi che ieri, come in queste prime ore della mattinata continuano a mandare segnali di vicinanza a Eisenkot, consapevoli di poter conquistare un record di seggi nella Knesset. Come ha dichiarato Daniel Shek, ex ambasciatore israeliano, è il il fenomeno più importante di queste elezioni e rappresenta la la rinascita del voto arabo, che non si può ignorare.

Il futuro prossimo? In una situazione così complicata è altrettanto complicato leggere nella sfera di cristallo. Come scrive il Jerusalem Post, "i risultati delle elezioni israeliane sembrano garantire al Primo Ministro Benjamin Netanyahu una performance migliore del previsto. Ma lasciano chiaramente anche il suo blocco in minoranza, e senza alcuna via d'uscita per evitare nuove elezioni se non quella di stringere un accordo con il leader di Yashar Gadi Eisenkot.


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