top of page
logo.jpg

SETTIMANA FINANZIARIA. Sull’orlo del precipizio... in silenzio

11 ore fa
Tempo di lettura: 6 min

a cura di Stefano E. Rossi


Chi ne ha il potere, parli di meno si metta subito a fare qualcosa. Il tempo è scaduto. I segnali sono evidenti e ci incalzano. L’Istat spara verso il fine settimana una gragnuola di cattive notizie: l’inflazione annua sfonda il tetto del 5%, il Pil del terzo trimestre è azzerato, salari e stipendi perdono di valore reale, i costi di produzione sono in aumento a settembre a due cifre percentuali e l’export è in calo. Nodi che arrivano al pettine. Ma la fiducia delle imprese migliora da 95,9 a 96,6. C’è chi vede segnali di miglioramento, evidentemente. Quella dei consumatori invece no. L’indice del clima peggiora da 91,2 a 90,3.

Famiglie e aziende sono in affanno. Per il secondo trimestre consecutivo la crescita delle retribuzioni contrattuali è inferiore a quella dell’inflazione. Nel mese di settembre salari e stipendi orari non sono cresciuti di un centesimo. Progrediscono solo del +2,5% annuo, cioè meno della metà del caro vita. E l’inflazione corre senza freni. Sale, per i nostri già fragili conti, a un pesantissimo +5,4% annuo (dal +4,2% di agosto). Va ancor peggio per i prodotti ad alta frequenza d’acquisto: +5,8%. Però, diminuiscono i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,9% mensile). Mancano i soldi, così viene meno la richiesta di un tempo. Si sa che quando scende la domanda calano i prezzi ma, anche se può andar bene per l’inflazione, si profila un sempre più diffuso impoverimento culturale della nostra comunità.

 

L’occupazione frena e smette di crescere: +0,0%

Intanto si allarga la disoccupazione. Rispetto al settembre di un anno fa, è salita dal 5.9% al 6,3%. Peggiora sia per i maschi, dal 5,5% al 5,7% e ancor di più per il genere femminile, dal 6,4% al 7,0%. Una notizia favorevole si legge nell’analisi per età, perché migliora il dato della disoccupazione giovanile. È calata il mese scorso di -0,4 punti percentuali, anche se resta ancora a un indifendibile 19,9%.

Ma che pena fa, stavolta, questo sito Istat!! … e al disastro non si sottrae nemmeno il Pil. Nel terzo trimestre del 2026 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia rimasto invariato rispetto al trimestre precedente e abbia mostrato una crescita dello 0,8% in termini tendenziali. L’Istituto di Statistica usa un gran bel giro di parole. Però, nemmeno così facendo riesce a nascondere l’evidenza del grafico che pubblica nella home page, la prima pagina. Il prodotto Interno Lordo italiano del terzo trimestre 2026 si è appiattito: crescita zero. È già finito lo slancio di crescita dell’economia che si doveva generare sul lungo periodo con i circa 200 miliardi di euro del Pnrr.


L’Istat non smette di sorprenderci...

A settembre le esportazioni si sono ridotte del -1,3% a fronte dell’aumento delle importazioni del +1,4%. Lo sbilancio è quindi negativo. Fortunatamente l’export è ancora positivo su base annua, ma solo più del +5,4%, in sensibile discesa tendenziale rispetto al mese di agosto (+16,7% annuo). Diventa un punto sul quale porre attenzione. E, infatti, l’iniziativa di banche e industrie si va ancor più focalizzando sul recupero della competitività internazionale. Purtroppo, l’industria a settembre è colpita da un’ulteriore tegola. I prezzi alla produzione crescono del +2,9% in un solo mese e del +13,8% annuo (dal +10,9% rilevato ad agosto). Gli incrementi di costo maggiori riguardano le produzioni di coke e di prodotti petroliferi raffinati. L’energia si conferma il primo responsabile del caro prezzi. Entro i confini nazionali ci costa il 91,1% in più rispetto a un anno fa, +17,8% arriva dall’area euro e +66,9% per gli approvvigionamenti provenienti fuori area euro.

 

Le reazioni di Confindustria

Si ribella il presidente di Confindustria, Emanuele Orfini. Chiede di costruire la sovranità energetica il prima possibile. Afferma che con l’eliminazione della speculazione, realizzata con lo scambio diretto dei certificati verdi Ets tra le imprese, il prezzo delle quote scenderebbe a 6-7 euro a tonnellata dagli 88 attuali. Invece, è un elemento che grava indisturbato sul costo dell’energia. Il gas Dutch TTF tocca nuovi massimi, che fino a poco tempo fa parevano impensabili. Sale a 103,505 dollari a MWh (+10,28%). Il petrolio Brent è quota 113,10 dollari al barile e il greggio WTI a 102,95 dollari al barile. Il costo medio dei carburanti in settimana si muove solo di un centesimo: scende la benzina self-service a 2,017 e sale il gasolio a 2,263 euro al litro.

Prosegue il ribasso dell’euro contro il dollaro. Chiude la settimana a 1,116. L’oro cala senza tregua: 3.473 dollari l’oncia (111 euro al grammo). Lo spread dei Btp resta alto rispetto ai Bund tedeschi e chiude a 117 punti base.


Lascia la presidente della Bce

Christine Lagarde lascia però raddoppia, in un certo senso. Da un lato mantiene invariati i tassi ufficiali e, dall’altro, se ne va in anticipo, abbandonando la guida della banca centrale europea. Con l’inflazione che accelera, come avvenuto anche in Italia, non s’era mai vista una Bce tanto arrendevole e attendista. Capiremo meglio le ragioni della scelta e di questo abbandono quando Christine Lagarde potrà parlare senza le inibizioni imposte dal ruolo attuale. Per il futuro, ci possiamo aspettare un ormai inevitabile aumento dei tassi ufficiali di almeno +0,25% alla prossima riunione di dicembre.

L’indice della borsa di Milano traccia un grafico a gobba d’asino. Dapprima va su e poi, sull’altro lato, finisce per ritornare giù. Ma il risultato finale a Piazza Affari è comunque positivo, con molti titoli che ritornano sui loro passi dopo le recenti cadute. Sia Stellantis che Prysmian si rifanno delle pesanti perdite della scorsa settimana. Sono ottimi i dati reddituali espressi dalla trimestrale Prysmian: Ebitda 32,1% e crescita dei ricavi +13,1%. Stellantis, che sembrava orientata a un inesorabile e definitivo declino, si risveglia. L’azione rimbalza alla notizia della riduzione delle perdite del 90% e di ricavi trimestrali ampiamente oltre le attese. Amplifon, invece, lascia sul terreno una delle peggiori perdite. Prevalgono i dubbi sull’efficacia dell’attuale gestione aziendale. I ricavi non crescono più, +0,9% da inizio anno. Stessa sorte per Campari. Non è certo il settore del lusso a poter trarre beneficio dall’attuale situazione di crisi socio economica.


Prosegue lo scontro tra Intesa Sanpaolo e Banca Mps

Siamo al Gran Finale del risiko bancario, che riesce sempre a riservare sorprese, senza mai una fine. A dire il vero, però, nessuno è sorpreso negli uffici dell’organizzazione e del personale di Intesa Sanpaolo, dove l’esito positivo dell’Opas si dava per scontato già a fine estate. Da lungo tempo si sta lavorando all’integrazione della banca senese. E adesso arriva anche da Siena la conferma, con l’ufficialità del responso assembleare. Il piano Lovaglio, cioè quello la creazione del terzo polo bancario italiano, è stato bocciato dal 91,1% degli azionisti. Viene così dato il via al progetto d’acquisizione da 33 miliardi di euro confezionato da Carlo Messina. Il piano prevede, tra l’altro, lo scorporo di metà degli sportelli, da cedere a Bper, la banca del gruppo Unipol. Il corporate investment banking verrà invece affiancato alla divisione dell’ex Banca Imi e l’asset management affiancato ad Eurizon e Fideuram, tutto facente capo al gruppo Intesa Sanpaolo.

Non è il verdetto finale, tuona il Ceo di Mps Michele Lovaglio, che invita ad attendere le decisioni dell’antitrust. La borsa premia entrambe le banche, ma senza particolare entusiasmo: Monte dei Paschi +1,65%, Intesa Sanpaolo +0,49%.


Ex Ilva: la Cassazione rigetta il ricorso di Acciaierie d’Italia

S'infrange dinanzi a una sentenza anche l'estremo tentativo per non interrompere la produzione. I vertici continuano ad asserire che oggi la fabbrica non sta inquinando. L’8 novembre scadrà l’offerta per l’acquisto del complesso industriale che, si dice, abbia poche possibilità di successo per i troppo stringenti vincoli imposti agli acquirenti sul piano della decarbonizzazione e della salvaguardia dei livelli occupazionali. Il governatore pugliese Antonio De Caro insiste. Chiede al governo di sbloccare risorse finanziarie. Maggiori aiuti e l’impegno per nuovi investimenti potrebbero scongiurare lo stop definitivo dell’area di fusione a caldo della più grande acciaieria d’Europa.


Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB

I Tori: Stellantis +16,51%, Prysmian +11,43%,

Gli Orsi: Amplifon -12,05%, Campari -7,01%.

FTSE MIB: +1,94% (valore indice: 49.500)

 

I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.

Commenti


L'associazione
pdv_cover_edited.jpg

Approfondisci la nostra storia

Post recenti
bottom of page