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Malati non autosufficienti: presidio e protesta davanti al Consiglio Regionale del Piemonte

1 giorno fa
Tempo di lettura: 4 min

Domani, 27 ottobre, in via Alfieri 15 a Torino


di Andrea Ciattaglia


Perché un presidio sotto il Consiglio regionale del Piemonte per tutelare il diritto alla cura degli anziani malati non autosufficienti? Domani, martedì 27 ottobre, dalle 9 alle 11, il Comitato per la tutela dei diritti delle persone non autosufficienti, che raggruppa realtà del Terzo Settore, sarà in via Alfieri 15, sotto la sede dell’Assemblea regionale con i famigliari dei malati non autosufficienti.

Quest’estate il tema delle mancate cure ai malati non autosufficienti ha trovato eco sulla stampa locale e nazionale. Il «caso Piemonte» colpisce in negativo: 16mila malati che hanno perso completamente la loro autonomia sono ricoverati in Rsa, hanno diritto alla copertura del 50% della retta da parte del Servizio sanitario regionale (Asl), ma non se la vedono riconosciuta dalle Aziende sanitarie locali e pagano l’intera retta, con costi che non di rado superano i 4mila euro al mese.


Il disagio delle famiglie

Si tratta di un fenomeno enorme, spesso silente, perché le famiglie non protestano, faticano a farsi sentire quando sono nel mezzo delle frustranti cure a un malato non autosufficiente, mentre dopo – quando il loro caro non c’è più – vogliono solo dimenticare. Il mancato intervento economico delle Asl ha come effetto diretto migliaia di famiglie piemontesi che affrontano spese enormi per i ricoveri in Rsa senza quota sanitaria: 40-50mila euro all’anno sono cifre comuni tra chi incappa in questa spirale di diritto negato. Cifre capaci di far tracollare le economie domestiche più solide, anche di coloro che i risparmi li avevano messi da parte, o investiti, anche pensando ai figli, ai nipoti… che ne avranno meno, o per nulla. Chi si lamenta che «l’economia non gira» dovrebbe pensare a quante risorse vengono utilizzate dai piemontesi per sopperire al mancato intervento delle Asl. Il tema è di giustizia, ma anche di finanza collettiva.

Ai solleciti mediatici dell’estate appena trascorsa, il presidente della Regione, Alberto Cirio, e l’Assessore alla Sanità, Federico Riboldi, non hanno risposto. La domanda di tante famiglie piemontesi era semplice: mettete più risorse per riconoscere il diritto alla copertura del 50% della retta in Rsa? Organizzate il servizio sanitario regionale in modo che le Asl coprano queste cifre, che sono un diritto esigibile dei malati, un Livello essenziale delle prestazioni indicato espressamente dalla norma nazionale?

Gli interventi dell’amministrazione regionale in carica hanno buttato la proverbiale palla in tribuna, spostando il discorso sulle cure a casa (ma questi malati ricoverati non torneranno a casa, e la loro quota sanitaria è un diritto oggi, dove sono ricoverati, non altrove) e sulle risorse della programmazione europea del 2028 (sì, tra due anni). Il risultato è perdita di credibilità dell’amministrazione regionale: anziché affrontare il problema, si tenta di rimuoverlo, di trovare scappatoie, di inventarsi il colpo di teatro per non vedere che il teatro sta venendo giù. E avrebbe bisogno di seri interventi di manutenzione, passo dopo passo, senza fare i fenomeni, ma iniziando a far sentire meno sole le famiglie.

Ecco perché il Comitato, insieme alle famiglie dei malati, sarà sotto il palazzo del Consiglio regionale, l’assemblea elettiva della Regione, il luogo della politica (anche in questi tempi dove l’esecutivo “fa tutto lui”, salvo poi abbandonare chi sta male).


Il Consiglio può fare subito alcune cose semplici, ma determinanti

Primo: nel Piano socio sanitario regionale approvato a dicembre 2025 è indicato che la Direzione sanità regionale deve provvedere mensilmente a pubblicare i dati di quanti sono esclusi dalla convenzione Asl in Rsa (il 50%) e altri dati relativi ai numeri dei ricoverati, alle convenzioni… Il Consiglio può oggi alzare la soglia di attenzione su questo tema e fare pressione – nell’interesse di migliaia di piemontesi – perché la legge che il Consiglio stesso ha approvato sia applicata.

Secondo: ogni anno vengono assegnati ai direttori generali delle Aziende sanitarie locali obiettivi di risultato, ai quali è vincolata parte del loro stipendio. Mai c’è tra questi qualcosa che riguardi la diminuzione dei malati ricoverati in Rsa senza quota sanitaria. Il Consiglio regionale potrebbe subito entrare nella partita con un atto di indirizzo politico, che incida sugli obiettivi ai direttori generali. Attenzione: il provvedimento finale può essere con le stesse risorse degli anni passati, quel che conta è porre il tema tra quelli sensibili, perché collegati alla retribuzione delle figure di vertice delle Asl.

Terzo: la Regione Piemonte deve recuperare una situazione drammatica di mancata risposta alle esigenze sanitarie dei malati non autosufficienti. I posti letto Rsa in regione sono 33mila. Le risorse che le Aziende sanitarie destinano alle quote sanitarie (Lea, il 50% della retta totale) coprono solo la metà dei posti: 16mila ricoverati devono pagarsi tutto, pur avendo pieno diritto alla quota sanitaria.


È un problema di più risorse?

Probabilmente sì e il tema andrebbe affrontato seriamente a Roma (cosa che l’amministrazione Cirio non fa), ma c’è anche un tema di organizzazione di quelle già a disposizione nei budget delle Asl, che ricevono dalla Regione un fondo indistinto per la copertura dei Lea e poi organizzano loro le prestazioni da erogare. L’amministrazione regionale – l’assessorato alla sanità in particolare – sta dimostrando di non avere presa sulle Aziende sanitarie (non solo sul tema della non autosufficienza, peraltro). Su questa materia, il Consiglio potrebbe alzare il livello di attenzione e chiedere riscontri più puntuali e frequenti alla Giunta e ai Direttori delle Asl, approvando anche atti di indirizzo politico nell’interesse dei piemontesi, che puntino ad erodere il numero degli esclusi dalla quota sanitaria residenziale.

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