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Leone XIV in America Latina, sulle orme del suo passato

17 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

di Pier Giuseppe Accornero


Il 71enne Papa Leone XIV l’11-17 novembre 2026 torna nel suo in Perù con tappe a Lima, Chiclayo, dove è stato missionario e vescovo, Cusco e Pucallpa: conclude così il suo viaggio in Sudamerica dove visita Uruguay e Argentina (6-17 novembre).

Il trentenne agostiniano americano padre Robert Francis Prevost entra a far parte della missione agostiniana in Perù nel 1985 come cancelliere della prelatura territoriale di Chulucanas e collabora con il vescovo John McNabb. Nel primo anno gran parte dell’impegno è dedicata al soccorso degli alluvionati causati dalle violente piogge provocate da «El Nino».

Nato a Chicago nell’Illinois il 14 settembre 1955, in Perù Prevost conosce e stima il sacerdote domenicano Gustavo Gutiérrez, tra i pionieri della «teologia della liberazione» e apprende e padroneggia lo spagnolo. Per un decennio guida il Seminario agostiniano di Trujillo, insegna Diritto canonico nel Seminario diocesano, è prefetto degli studi e giudice del Tribunale ecclesiastico regionale e si occupa delle periferie urbane tra i contadini poveri e le popolazioni indigene; organizza iniziative di sostegno ai rifugiati venezuelani giunti in Perù, nonostante il clima di discriminazione nei loro confronti. Ma critica anche l’operato del presidente peruviano Alberto Fujimori e prende di mira la corruzione politica. Nel 2017 contesta la decisione del presidente Pedro Pablo Kuczynski di concedere la grazia a Fujimori e invita quest’ultimo «a chiedere perdono per le gravi ingiustizie commesse».

Nel Paese andino conosce la violenza politica e le profonde disuguaglianze sociali. Come missionario percorre a cavallo strade impervie per raggiungere comunità isolate nelle valli di Lambayeque; difende i diritti della popolazione del Norte Chico contro le violenze dei guerriglieri comunisti di «Sendero Luminoso». Proprio in quegli anni questi estremisti maoisti, tra i più feroci in America Latina, uccidono vari missionari stranieri, tra i quali due francescani polacchi e il bergamasco 61enne Alessandro Dordi, missionario «fidei donum»: questi tre sono proclamati beati il 5 dicembre 2015 con Papa Francesco.

Quindi padre Prevost per 15 anni (1998-2013) si dedica al suo Ordine agostiniano, prima come priore provinciale in America, e poi come priore generale a Roma, visita tutte le sue comunità religiose nel mondo. L’arcivescovo James Green, nunzio in Perù, in una terna di candidati all’episcopato pone il nome dell’agostiniano statunitense. Il 3 novembre 2015 Francesco lo nomina vescovo titolare di Sufar e amministratore apostolico di Chiclayo nel nord del Paese. Il 12 dicembre lo consacra vescovo il nunzio Green e, in conformità a un accordo del 1980 tra Santa Sede e Perù, mons. Prevost, cittadino americano, riceve la cittadinanza peruviana: la naturalizzazione dà il via, il 26 settembre 2015, alla nomina a vescovo di Chiclayo.

La sua diocesi – dicono gli esperti di cose latino-americane - è considerata di orientamento conservatore, essendo stata affidata per molti decenni a sacerdoti dell’Opus Dei. Il nuovo vescovo sviluppa un forte legame con la diocesi tanto che – eletto Papa l’8 maggio 2025 – Leone XIV, nel primo messaggio dalla loggia di San Pietro, rivolge un saluto speciale alla «querida diócesis, la mia amata diocesi, popolo fedele e Chiesa fedele».

Pastore a tutto tondo, il vescovo soccorre la popolazione colpita da calamità naturali; promuove progetti a favore dei rifugiati venezuelani; incoraggia le vocazioni tra i giovani e sostiene il Seminario; aiuta le vittime della tratta e le donne coinvolte nella prostituzione. Testimoni ricordano la sua capacità di ascolto e di confronto con i diversi gruppi e la collaborazione con le istituzioni nei momenti di maggiore delicatezza. Istituisce la Commissione diocesana per l’ecologia integrale raccomandata da Papa Francesco nell’enciclica «Laudato si’». I diocesani lo descrivono come «personalità «equilibrata, presenza rasserenante, capace di coniugare grande carità e grande chiarezza nelle questioni dottrinali, amministratore competente e costruttore di ponti, aperto al dialogo e mai offensivo, animato da autentico zelo apostolico». A Roma lo stimano molto ed è membro delle congregazioni per il Clero, per i Vescovi e il Papa il 15 aprile 2020 lo designa amministratore apostolico di Callao.

Ma qualcuno lo accusa di aver insabbiato casi di abusi sessuali. Nel 2022 presunte vittime di abusi, risalenti al 2007 e attribuiti a due sacerdoti, dichiarano che non avrebbe adeguatamente indagato sulle loro denunce. La diocesi di Chiclayo replica che mons. Prevost seguì le procedure e nell’aprile 2022 incontrò tre donne che sarebbero state abusate quasi vent’anni prima; le incoraggiò ad avviare un’azione penale e civile contro quei preti; dispose un’indagine canonica e ne trasmise gli atti alla congregazione (ora dicastero) per la Dottrina della fede. La diocesi definisce «infondata» l’accusa che l’indagine penale canonica non fosse completa: «Il prete accusato non ha mai ammesso le contestazioni» e il vescovo gli vietò l’esercizio del ministero e lo ridusse allo stato laicale. La Santa Sede poi adotta una «decisione pro nunc, archiviazione temporanea» e il caso risulta tuttora pendente.

In un’intervista a un quotidiano peruviano il vescovo di Chiclayo Prevost dichiarò: «Se siete vittime di abusi sessuali da parte di un sacerdote, denunciate. Rifiutiamo ogni forma di insabbiamento e di segretezza: ciò provoca danni gravissimi. Dobbiamo sostenere chi ha sofferto a causa di comportamenti illeciti».

Il giornalista Pedro Salinas, che portò alla luce i crimini commessi da membri dell’ormai disciolto «Sodalitium christianae vitae» - tra cui abusi sessuali, fisici e psicologici – sostiene che mons. Prevost ha sempre espresso sostegno alle vittime ed è stato tra le autorità ecclesiastiche più affidabili in Perù, tanto che Papa Francesco il 12 aprile 2023 lo scelse come prefetto del dicastero dei Vescovi e il 30 settembre 2023 lo fece cardinale.

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