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Non si arrestano le persecuzioni del XXI secolo contro i cristiani

19 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Diventa sempre più estesa e inquietante la mappa delle violenze omicide contro i fedeli di Cristo

di Pier Giuseppe Accornero


Oltre un anno fa in Africa, in Sudan, nella provincia del Darfur, dove si vive una delle grandi tragedie umanitarie di questo secolo, l'esercito di ribelli islamici RFS ha compiuto un massacro tale che le pozze di sangue erano visibili dallo spazio. Gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia sono stati denunciati come attori regionali che finanziano le milizie RFS in guerra e offrono loro sostegno logistico contro il governo legittimo sudanese, ma hanno sempre respinto le accuse. [1]


«PERSEGUITATI E DIMENTICATI» 

Così definisce i cristiani oppressi per la fede il rapporto 2024-26 della Fondazione pontificia «Aiuto alla Chiesa che soffre» (ACS): nel 55 per cento di 18 Paesi, 413 milioni di fedeli sopportano gravi violazioni della libertà religiosa. Epicentro del terrore resta l’Africa; grave la situazione in Asia, in Medio Oriente e in Nicaragua. «Ci hanno chiesto di convertirci: ci siamo rifiutati, ci hanno picchiati, frustati e incatenati» racconta il nigeriano Solomon Ako, 33 anni. Gli ostaggi rapiti dagli estremisti islamici per ore sono stati torturati, immersi nell'acqua ghiacciata e minacciati di morte se non rinnegavano la fede cattolica. È la catastrofe globale dei diritti umani. E i perseguitati chiedono all’ACS di far conoscere i loro drammi alla Chiesa e al mondo: infatti molto difficilmente si trovano sui media occidentali notizie sui cristiani perseguitati nel mondo.


TERRORE NELL’AFRICA 

In quella subsahariana la violenza islamica dilaga feroce e devastante e punta alla pulizia etnica e religiosa. In Nigeria ci sono oltre 3,5 milioni di sfollati e avvengono atrocità raccapriccianti: a Yelewata in una notte più di 200 cristiani sono stati trucidati a colpi di machete o bruciati vivi. Medesimo scenario in Burkina Faso: i terroristi di Al-Qaeda hanno sgozzato 26 uomini. Anche in Mali uccisioni e spostamenti forzati. Nella provincia di Cabo Delgado in Mozambico gli estremisti vogliono istituire un califfato regolato dalla «Sharia», la legge islamica,  con decapitazioni e il rapimento sistematico di donne e bambini.


LE VIOLENZE IN ASIA 

Cambia la forma, ma hanno la medesima ferocia. La Corea del Nord considera il cristianesimo un’influenza occidentale dannosa e una minaccia per il regime per cui la fede è vissuta in totale clandestinità: chi viene scoperto con una Bibbia o un catechismo è sottoposto a torture, lavori forzati, esecuzioni. ACS stima che i cristiani siano una quota significativa degli oltre 190 mila detenuti politici. Nella Cina, il governo nel settembre 2025 ha introdotto il «Codice di condotta online per il personale religioso» rendendo illegale ogni trasmissione con contenuto cristiano. Chi non si piega, subisce arresti, detenzioni e la demolizione dei luoghi di culto. In India e Pakistan gli estremisti religiosi, induisti e islamici, praticano una tremenda ostilità verso i cristiani con 700 episodi di violenza nel  2025: aggressioni, costrizioni a riesumare i corpi dei propri cari, rapimenti, conversioni forzate, matrimoni coatti di ragazze minorenni, spesso avallati dai tribunali che fanno prevalere la legge induista o islamica sulle leggi civili.


LA DESOLAZIONE DEL MEDIO ORIENTE 

La terra d'origine del cristianesimo da secoli vive nel terrore. In Siria, dopo la caduta del regime di Assad e la presa del potere del capo jihadista Ahmed Al-Sharaa, avanza la progressiva islamizzazione e riaccende le violenze, come il devastante attentato del 22 giugno 2025 contro la chiesa di Mar Elias a Damasco: l’attacco, condannato da Papa Leone XIV, colpì la comunità greco-ortodossa nel quartiere di Dweil'a: 25 morti e oltre 60 feriti. L’ACS segnala in America Latina il Nicaragua dove continua la repressione, definita «disastrosa» dalle commissioni ONU. Il governo del presidente Daniel Ortega prende di mira sistematicamente la Chiesa cattolica confiscando i beni, chiudendo seminari e istituzioni, esiliando centinaia di membri del clero, tra cui il presidente della Conferenza episcopale, vietando l'ingresso a persone in possesso della Bibbia.


UN SILENZIO COMPLICE

L'aspetto più inquietante del rapporto non è solo la varietà e la capillarità delle violenze, ma la totale indifferenza con cui le notizie sono ignorate in Occidente. Si scrive e si parla, e giustamente, di antisemitismo ma non si dice una parola dell’anticristianesimo che dilaga nel mondo. Denuncia l’osservatore permanente della Santa Sede all’ONU, l’arcivescovo Ettore Balestrero: «L'ostilità anticristiana viene derubricata o ignorata dai media internazionali. Quando un attentato devasta una chiesa in Nigeria o in Siria, la tendenza delle cancellerie occidentali e dei grandi monopoli d'informazione è "secolarizzare" il martirio e raccontare la violenza esclusivamente attraverso la lente dei conflitti etnici, delle dispute per le risorse idriche e terriere o delle instabilità geopolitiche.

Viene rimosso l'unico elemento che le vittime e i carnefici indicano con chiarezza: la fede in Cristo e il martirio religioso». Aggiunge l’ACS: «In Occidente questa narrativa distorta rende incapaci di comprendere che nel resto del mondo i cristiani sono una minoranza povera, vulnerabile, priva di diritti e tutele. Ma per chi soffre sul campo, sapere di non essere dimenticati è l'unica àncora di salvezza» e cita le parole di Solomon Ako, rimasto fedele nonostante le catene: «Ogni notte, quando i rapitori dormivano, pregavamo, sapendo di non essere soli, che c'era Dio con noi e che non ci avrebbe mai abbandonato. È questo che ci ha dato la forza di resistere».


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