top of page
logo.jpg

Cibo, cucina, chef e tv, un ciclone quotidiano nelle nostre vite

13 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

di Rosanna Caraci


Pentole, mestoli e impastatrici hanno conquistato la televisione con una scia di argomenti che entra nelle nostre case a ogni ora e parla un linguaggio universale. In Italia oltre 140 mila studenti frequentano gli indirizzi scolastici di enogastronomia e ospitalità alberghiera. Infatti, dietro una ricetta, un piatto ben riuscito e il fascino di una cucina c'è molto di più: un mestiere fatto di tecnica, impegno e opportunità.[1]

C'è stato un tempo in cui la cucina era soprattutto una faccenda di famiglia. In alcune case, i luoghi di cottura erano addirittura separati dal tinello o dalla sala da pranzo perché “mostrarsi mentre si cucina” era quasi come rivelare qualche segreto che doveva stare dietro il separé. I profumi però arrivavano eccome, ed era un gioco di immaginazione fino a quanto la pietanza non arrivava in tavola. Il cibo era un momento di condivisione, un gesto d'amore, una necessità quotidiana che diventava piacere. Oggi, naturalmente, tutto questo esiste ancora, ma intorno alla cucina è successo qualcosa di straordinario: è diventata protagonista della nostra cultura, del nostro immaginario collettivo e, soprattutto, della televisione. L’arredamento e lo stile di una cucina sono diventati parte integrante e funzionale alla preparazione dei piatti stessi.

Si cucina praticamente ovunque e a ogni ora, e le televisioni lo rimanda con dovizia di particolari: sulle reti generaliste, nei programmi di intrattenimento, nei talent show, nei canali tematici dedicati al food e persino nelle emittenti più raffinate, dove il racconto gastronomico si intreccia con il viaggio, la cultura, la storia e la ricerca del gusto. Chef diventati personaggi, cuochi che si trasformano in volti televisivi, aspiranti professionisti che si mettono alla prova davanti alle telecamere. La cucina non è più soltanto qualcosa da fare, ma anche qualcosa da guardare, raccontare e desiderare.

Su Food Network, ad esempio, il palinsesto di una sola giornata propone programmi come Le ricette di Peppe Guida, I dolci d'Italia con LuCake, In cucina con Luca Pappagallo, Cucina al mercato con Ruben e La cucina delle monache. Ma il cibo trova spazio anche su TV8, con 4 Ristoranti e Foodish, su La7 con L'Ingrediente Perfetto, su Rai2 con Il Trono del Gusto e su NOVE con Little Big Italy. Senza dimenticare MasterChef, Cucine da incubo e Melaverde.

Un dato significativo è arrivato dalla quindicesima edizione di MasterChef Italia, conclusasi nel marzo 2026, che ha raggiunto una media di circa 2,2 milioni di spettatori nei sette giorni, considerando anche la fruizione successiva alla messa in onda. Durante il primo passaggio televisivo del giovedì la media è stata di circa 840 mila spettatori, con uno share del 4,2%. Numeri, appunto, che raccontano un interesse capace di andare ben oltre la singola serata televisiva.

Il cibo, dunque, non è più soltanto un piacere da assaporare: è diventato spettacolo, intrattenimento, cultura popolare. E forse proprio questa sua capacità di unire mondi e culture diverse lo rende uno degli strumenti più interessanti anche quando si parla di futuro e di lavoro.

Lo sanno bene i ragazzi e le ragazze che incoraggiati affrontano i percorsi di studio per diventare “chef”. Non si tratta solo di imparare a cucinare: fondamentali sono studio, disciplina, organizzazione, sacrificio e tanta esperienza. La cucina professionale non è soltanto talento o ispirazione: è un mestiere che si impara.

Secondo i dati del Ministero dell'Istruzione e del Merito relativi all'anno scolastico 2024/2025, sono 140.321 gli studenti iscritti agli indirizzi statali di enogastronomia e ospitalità alberghiera. Un numero che dà la misura di quanto questo mondo rappresenti una scelta formativa importante per migliaia di ragazzi italiani.

Naturalmente, non tutti diventeranno chef. L'indirizzo alberghiero offre infatti competenze che spaziano dalla cucina alla sala, dall'accoglienza alla gestione dei servizi di ospitalità. Ma è proprio qui che si forma una parte importante delle nuove generazioni che potranno trovare spazio nel mondo della ristorazione e dell'accoglienza.

A questi studenti si aggiungono coloro che frequentano corsi regionali, scuole private, accademie gastronomiche e percorsi professionalizzanti. Non esiste un censimento nazionale unico che permetta di sommare tutte queste realtà, ma il panorama della formazione gastronomica è certamente molto più ampio di quello rappresentato dai soli istituti alberghieri.


Note

Commenti


L'associazione
pdv_cover_edited.jpg

Approfondisci la nostra storia

Post recenti
bottom of page