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L'ultimo passo di Enzo Bianchi, ricordo di un uomo libero


di Tullio Monti


@Pubblico dominio in Wikipedia
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Tra poche ore, alle 16.30 di oggi, giovedì 3 settembre, saranno celebrati nella chiesa parrocchiale di Castel Boglione (Asti) i funerali di Enzo Bianchi, monaco, ispiratore della comunità monastica di Bose (nella foto), in provincia di Biella, morto martedì scorso, 1° settembre.


Ho conosciuto piuttosto bene Enzo Bianchi, nei 10 anni (dal 2005 al 2015) nei quali fui presidente della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni. Lo invitai spesso a partecipare ai nostri convegni su tematiche di laicità e di diritti civili, per dare spazio ad una voce libera di un religioso fuori dagli schemi.

Era un uomo curioso dell’altrui umanità, cui guardava senza pregiudizi di alcun genere, che amava discutere con chi la pensava diversamente da lui, cercando sempre un filo comune nel pensiero diverso dal suo: un vero uomo del dialogo, secondo la definizione del filosofo laico Guido Calogero. A Bose trovavano accoglienza e possibilità di dialogo e discussione aperta e senza filtri teologici o dottrinari, tutti coloro, credenti o non credenti, che desiderassero capire meglio la natura umana.  

Era un teologo colto, profondo, aperto, tollerante ed innovativo, un cristiano inedito e realmente rispettoso della laicità delle istituzioni e del pensiero laico (non della pelosa laicità “rettamente intesa”  o della “sana laicità” di Camillo Ruini, di Joseph Ratzinger e delle gerarchie vaticane). Fu più cristiano che cattolico e da cattolico fu sempre border line, perennemente sul filo della scomunica, per nulla clericale (anzi, per un uomo di religione, decisamente contro il clericalismo, in proposito come non ricordare la sua posizione contraria all’esposizione clericale del crocifisso negli spazi pubblici), lontanissimo da ogni forma di integralismo religioso e nemico intellettuale dichiarato di tutti i fondamentalismi religiosi, fautore di un cristianesimo realmente richiamantesi all’essenza più profonda del Concilio Vaticano II, auspicando una vera comprensione e condivisione della fede cristiana con i valori migliori della modernità.

Monaco laico, fondatore e guida della Comunità Monastica di Bose, la prima comunità italiana ecumenica e interreligiosa (fondata da cattolici, protestanti e laici). Fu portatore di un pensiero e di una prassi di vita originale, autonoma e anticonformista, anche nel vivere la sua omosessualità, non dichiarata apertamente, ma nemmeno negata ipocritamente con chi ne fosse a conoscenza: nei primissimi anni ’70 partecipò, su invito di Angelo Pezzana, ad alcune delle prime riunioni del FUORI.

La chiesa cattolica lo guardò sempre con malcelato sospetto, lo sopportò fino a quando non potè farne a meno, fino all'esito traumatico di strappargli dalle mani la sua creatura di Bose, amata e cresciuta con una dedizione unica e straordinaria. Per Enzo fu un colpo durissimo, da cui non si sarebbe mai ripreso completamente, anche se ebbe ancora la forza e la determinazione di cominciare daccapo una nuova esperienza monastica e di fede, sebbene in modo più riservato e discosto.

Fu una persona mite (nel senso bobbiano del termine) e determinata al tempo stesso, aperta al dialogo, ma ferma nelle sue convinzioni profonde, pur del tutto esente dai vizi di coloro che ritengono di possedere la verità assoluta. Fu, soprattutto e prima di ogni altra cosa, una persona buona e un uomo perbene, che avrebbe meritato assai più rispetto e considerazione da parte, a mio avviso, della stessa chiesa matrigna. Ne sentiremo tutti la mancanza.

 

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