Ceuta, l'ennesima emergenza migranti in scena dopo averla ignorata
- Alberto Scafella
- 18 ore fa
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di Alberto Scafella

C’è una straordinaria capacità della politica europea: riesce a trasformare ogni problema prevedibile in una sorpresa assoluta. Ceuta è l’ultimo capitolo di una lunga serie. Migliaia di persone tentano di attraversare una frontiera che tutti sapevano essere sotto pressione, e improvvisamente i governi scoprono che esiste un problema.[1] Parte il rituale: dichiarazioni solenni, conferenze stampa, volti preoccupati davanti alle telecamere e la promessa immancabile che “questa volta sarà diverso”. Una frase che, nella storia della politica migratoria europea, ha ormai lo stesso valore di “domani inizio la dieta”.
Per anni l’Europa ha discusso di immigrazione come se fosse una partita di calcio. Da una parte i professionisti dell'“accogliamo tutti”, dall’altra i campioni del “chiudiamo tutto”. Due squadre che si insultano dagli spalti mentre il problema gioca tranquillamente in campo. Perché la realtà, che ha il pessimo difetto di non leggere i comunicati stampa, è molto più complicata. Le persone non si muovono solo perché un governo è più o meno aperto. Si muovono perché esistono enormi differenze economiche, perché in alcune aree del mondo mancano opportunità, perché esistono reti criminali che vendono illusioni e perché l’Europa continua a non avere una politica comune. Ma ammettere questa complessità è faticoso. Molto più facile trovare uno slogan. Ed ecco allora arrivare la soluzione universale: “chiudiamo le frontiere”.
Una frase semplice, perfetta per un comizio, meno efficace quando bisogna spiegare come si rimpatriano migliaia di persone, con quali accordi internazionali e con quali strumenti. Dall’altra parte arriva la risposta opposta: “nessun limite, basta accogliere”. Anche questa è una formula rassicurante, soprattutto per chi non deve gestire quartieri, servizi pubblici e processi di integrazione. Nel frattempo la realtà continua a fare quello che fa sempre: ignorare le conferenze stampa. Anche il dibattito sui cosiddetti “maranza” è diventato un piccolo capolavoro di ipocrisia politica. Per alcuni sono solo vittime della società. Per altri sono il simbolo di ogni male contemporaneo. La verità è meno comoda: esistono giovani che vivono situazioni difficili e meritano opportunità, ma esistono anche persone che scelgono la strada della provocazione, della violenza e del rifiuto delle regole. La povertà può spiegare un contesto, non può diventare un’assoluzione automatica.
Una società seria deve riuscire a fare contemporaneamente due cose apparentemente difficili per la politica moderna: aiutare chi vuole integrarsi e fermare chi decide di vivere contro le regole comuni. Ma chiedere equilibrio alla politica sembra ormai una richiesta rivoluzionaria. E così assistiamo al grande spettacolo europeo: governi che scoprono i confini quando arrivano le telecamere, opposizioni che scoprono la sicurezza quando arrivano i sondaggi, esperti che scoprono la complessità quando servirebbe una decisione. Nel frattempo il Marocco diventa contemporaneamente partner strategico, interlocutore indispensabile e variabile imprevedibile. Tutti lo corteggiano, tutti lo criticano, tutti lo chiamano quando la situazione diventa difficile.
Una relazione internazionale degna del miglior matrimonio italiano: ci si promette eterna collaborazione, poi si litiga per il telecomando. La soluzione, naturalmente, non è una battuta da comizio. Servono accordi seri, controllo delle frontiere esterne europee, integrazione vera, percorsi legali di ingresso per il lavoro e rimpatri efficaci quando previsti dalla legge. Ma questa è la parte meno spettacolare della politica. Non produce applausi immediati, non riempie i social e non crea nemici facili. Meglio allora continuare con il vecchio copione: indignarsi oggi per un problema che ieri si è preferito non vedere. Perché il vero miracolo della politica europea non è risolvere le emergenze. È riuscire, ogni volta, a comportarsi come se fossero arrivate senza preavviso.
E Ceuta, ancora una volta, è lì a ricordarcelo.
Note
[1] "Una violazione dell'integrità territoriale della Spagna", ha affermato il premier spagnolo Pedro Sanchez al suo arrivo a Ceuta, enclave nordafricana spagnola al confine con il Marocco, con poco più di 80mila abitanti. La città nel giro di pochissimi giorni è stata invasa da circa 60 mila migranti. Una crisi che ha preso caratteristiche senza precedenti in cui si sospetta la complicità delle mafie che trafficano esseri umani. E sono 41 le persone morte in mare nel tentativo di superare il confine a nuoto. Nel 2021 si erano registrati episodi analoghi, ma non di questa portata.











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