Nel segno di San Francesco, al via a Torino il Festival dell’Accoglienza
Aggiornamento: 1 giorno fa
Alla Gran Madre lo spettacolo di Vacis sui temi dell’umanità ferita tra letteratura e storia. Oggi, 21 settembre, al Campus Einaudi incontro con il prefetto Franco Gabrielli e la sociologa Chiara Saraceno sul tema della “sicurezza”
di Luca Rolandi

Non poteva che partire con una rappresentazione dedicata a Francesco Assisi, per celebrare gli ottocento dalla morte, la sesta edizione del Festival dell’Accoglienza che porta un titolo significativo che è un programma culturale e una prospettiva esistenziale “La mitezza è disarmante”. Un debutto di grande valore artistico e culturale che apre ad un mese e mezzo di dibattiti, teatro, musica, laboratori, cinema, mostre, spiritualità, con oltre cento e più di 250 ospiti in appuntamenti sui temi dell’ accoglienza, l’inclusione, giustizia e diritto umanitario, multiculturalità e fede.
Nella suggestiva chiesa della Gran Madre di Dio, la compagnia PoEM con la regia di Gabriele Vacis, ha incantato il pubblico proponendo una meditazione teatrale attraverso racconti e musica de “Il cantico delle creature”. Il viaggio, tra passato e presente, ha proposto e indagato analogie e cambiamenti, stimolando emozioni e riflessioni sui bisogni, le paure, il coraggio e la lotta tra bene e male che resta al tempo di Francesco come nella contemporaneità il dilemma e il mistero dell’umano. Nella letteratura italiana, “Il cantico delle creature” è il più antico componimento poetico in lingua volgare giunto a noi in forma non anonima.
Nell’opera San Francesco celebra il creato e Dio attraverso la spiritualità, l’estasi e il rapimento, l’immediato e spontaneo sentimento di gioia che ognuno ha provato almeno una volta nella sua vita davanti a una volta stellata, a un paesaggio, a un angolo di cielo che si piega sulla terra. La lode di Dio, nel cantico, non è qualcosa che abita lo spazio metafisico della mente, non arriva vicino a Dio con la ragione o l’intelligenza, Francesco propone una strada diversa, che si dipana dal creato fino al creatore attraverso la materia, i nostri sensi mortali, un canto che non può non coinvolgere il corpo.
Un filo rosso che sarà il motivo di questo lungo festival come ha affermato il direttore della pastorale migranti della Diocesi Sergio Durando “che nasce dalla riflessione su come si vada affermando e sia sempre più diffuso ad ogni livello - dai rapporti tra le singole persone a quelli che coinvolgono intere comunità - un modo di comportarsi, di comunicare e di relazionarsi sempre più violento, aggressivo, urlato, addirittura disumano in alcuni contesti”.
Tra i primi appuntamenti di impatto del Festival, alle 18 di oggi, 21 settembre, al Campus Einaudi, il confronto tra il prefetto Franco Gabrielli e la sociologa Chiara Saraceno sull’argomento “sicurezza” sotto diversi aspetti. Si parlerà di percepita e quella effettiva nelle nostre città e nei nostri quartieri, la sicurezza economica quando guadagni e lavoro si fanno sempre più precari, l’insicurezza sociale allorché curarsi o avere sussidi pubblici diventa sempre più difficile.











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