Detto in pochissime parole. Non spariamo sulla "croce" di Giorgia, è già in odore di santità
- Indiscreto controcorrente
- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 3 min
di Indiscreto controcorrente

Non avremmo mai pensato di doverlo scrivere: ma la nostra Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tutte le ragioni per essere orgogliosa del suo record di longevità al timone del Paese. Chi altri potrebbe mostrare così tanta resistenza (non antifascista, sia chiaro, non intendiamo offendere nessuno) mista ad un personalissimo senso di abnegazione nel governare gli italiani? Persone patologicamente individualiste e tendenzialmente riottose alle regole, con una inclinazione autolesionista agli innamoramenti e alle seduzioni del potere, che si ritrovano da 165 anni a inseguire l'unità d'Italia, autentica e vera, come l'auspicavano i vari D'Azeglio e Cavour, e lo stesso Benito Mussolini (ispiratore ideologico del partito cui lei appartiene), anche se con mezzi non del tutto pacifici?
Dunque, chi mai avrebbe avuto il coraggio di caricarsi una croce del genere, se non lei, Giorgia "una donna, una madre, una italiana, una cristiana" e ora, dopo 1413 e rotti giorni di governo, aggiungiamoci pure santa? In ciò va davvero ringraziata.
La "resistenza" della Presidente del Consiglio
Perché si deve essere davvero in odore di santità per reggere tutto quello che ha dovuto subire la Presidente del Consiglio in nome degli italiani, mentre le opposizioni l'accusano di mera propaganda, non riconoscendole alcuna qualità, se non quelle di circostanza.
Peschiamo a caso dalle decine e decine di episodi ed eventi, su ciò che ha dovuto sopportare sia all'estero, sia all'interno in 1.413 e rotti giorni in nome dell'Italia: in primis, le confidenze pelose di Donald Trump (insieme con incontri ravvicinati di tipo diplomaticamente discutibile), seguite da frasi maligne e impronunciabili del presidente americano; gli assalti ai suoi connazionali da parte delle forze armate israeliane in acque internazionali e le offese di Ben Gvir alla nostra nazione, per rimanere nel rapporto di evidente subalternità Italia-Israele; il biasimo diffuso per la presunta disumanità rivolta al suo governo "colpevole" di avere costruito una oasi di riposo e di benessere in Albania per i migranti, senza mettere le mani nelle tasche degli italiani, a parte quelle centinaia di milioni di euro ricavate dai tagli alla sanità pubblica e alla istruzione; e che dire dello stoico impegno per il lavoro, con i suoi record sull'occupazione, occupazione di qualità e ben remunerata, tanto che migliaia di nostri giovani, incapaci di competere ad alto livello, abbandonano il nostro Paese per altri lidi in cerca di fortuna (minore, rispetto a quella che si gode in patria, naturalmente).
A questo punto, l'elenco della sua resistenza a conservare il potere in maniera del tutto altruistica diventa sterminato (1.413 e rotti giorni sono tanti), e non vogliamo sparare sulla croce che la Presidente Giorgia Meloni si è messa sulla spalle per garantire un futuro (non quello di Vannacci, ovviamente) a tutti noi.
Ultimi "successi" del governo: 2.500 lettere di licenziamento indotto ex Ilva
In primo luogo, perché non siamo e non desideriamo mostra ingratitudine a una donna, madre, italiana, cristiana e in odore di santità. Soprattutto dopo che ieri, venerdì 4 settembre, a Bari ha ricevuto un meritato bagno di folla. E davanti a migliaia di persone è stata chiara: "non ho mollato mai e non intendo farlo". Lei non molla, ma in aperta contraddizione con la sua promessa ha mollato proprio ieri i 2.500 lavoratori dell'indotto ex Ilva di Taranto, raggiunti dalle lettere di licenziamento. Siamo ad appena un centinaio di chilometri dal suo comizio, la distanza che intercorre tra Bari e Taranto. Eppure alla soluzione del problema, il ministro Urso, che continua a menare vanto della competitività delle imprese italiane, a dispetto degli indicatori economici, non ha risparmiato parole... I fatti sono invece un'altra storia.
Quindi, complimenti Presidente, perché quello di Taranto è davvero un ulteriore e incoraggiante risultato di cui potersi dichiarare soddisfatta per la stabilità del suo governo. Stabili nella decadenza. Ma non importa. C'è di peggio. Però, ora, non si prenda del tutto sul serio. Ha promesso di andare avanti per il bis, e che le pagine più belle devono essere ancora scritte. Se può non lo faccia e le lasci in bianco. Se non altro, non partiranno altre lettere di licenziamento.











Commenti