Ex Ilva, senza un vero progetto industriale si è a fine corsa
Parlano il sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere e il segretario della Fiom-Cgil di Alessandria Maurizio Cantello
di Alberto Ballerino

La Cassazione ha confermato la chiusura dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto e ora gli scenari si fanno molto più difficili anche per Novi Ligure. “Era prevedibile – dice ll sindaco della città che ospita un sito che dà lavoro a 515 persone, Rocchino Muliere - finora le sentenze hanno sempre privilegiato la salute rispetto al lavoro. Molti di noi avevano fatto rilevare che le valutazioni della Corte di Appello si basavano su una produzione di anni fa, cioè sei milioni di tonnellate. Ora si arriva a fatica a due, ma questa è la sentenza e non la si può discutere. Speravamo ancora che la Suprema Corte decidesse altrimenti: si sarebbe aperta una fase di transizione che avrebbe permesso di guardare con più fiducia al futuro in attesa della riconversione degli altiforni che all'opposto verranno spenti e non potranno più essere utilizzati. Quindi adesso si aprono altre strade. Una è quella che da quasi un anno avevamo chiesto da soli: acquisire materiale da terzi per evitare l’interruzione della produzione nello stabilimento di Novi Ligure. A maggior ragione ora questa richiesta è ancora più forte, impellente. I commissari si sono impegnati quindici giorni fa in Prefettura a cercare 10 mila tonnellate entro febbraio per potere proseguire l'attività a lavorare a Novi Ligure, ma questa quantità equivale a quindici giorni di lavoro. Quindi è una soluzione inesistente, priva di credibilità. O c’è un piano per l’acquisizione di materiale da lavorare a Novi Ligure oppure si rimane a parlare in astratto. Capisco tutte le difficoltà, ma qui ora si deve decidere se chiudere tutto o creare delle alternative”.
Il 9 novembre scade la gara per l’acquisizione. ”Vedremo cosa succederà, ma è chiaro che adesso siamo veramente in un momento nel quale non servono più parole o ipotesi. Occorrono fatti e serve un intervento dello Stato, come abbiamo chiesto anche in questo caso da tempo. Ci vuole un impegno preciso”.
Da qui sino alla fine di novembre si lavoreranno le scorte esistenti. “Poi scatterà la Cassa Integrazione e quindi questa ipotesi dei commissari delle 10mila tonnellate entro febbraio ma sono poca cosa. Non ha senso pensare a una ripresa produttiva per quindici giorni”.
Maurizio Cantello, segretario provinciale della Fiom Cgil, guarda alle possibilità che si potrebbero prospettare con un nuovo progetto industriale. “La sentenza della Cassazione complica una vicenda già compromessa – dice – però il documento che abbiamo firmato a Palazzo Chigi non dovrebbe avere contraccolpi perché riguarda condivisioni di principio per il futuro dell’acciaio. Bisogna lavorare ora per andare a prendersi dei prodotti da un soggetto terzo e comunque dare continuità produttiva agli stabilimenti. I tempi chiaramente si allungano. Detto questo, bisognerà fare pressione per avere un piano industriale a prescindere da chi sia il soggetto che arriverà a prendere il gruppo ex Ilva. A Taranto dovranno fare decarbonizzazione e bonifica, bisognerà elaborare tutto un piano su questo aspetto per il territorio. Sul lungo periodo l’idea di lavorare l’acciaio prodotto da altri non è molto credibile, per questo bisogna accelerare i processi di decarbonizzazione. Lo Stato deve per forza entrare nel pacchetto perché sarebbe difficile portare avanti un progetto, affidandosi solo a un privato. Sicuramente chiederemo perciò che entri nel prossimo piano industriale sull’ex Ilva, affiancando un privato”.
Bisogna però presentare anche al presente. “Il soggetto che arriva, insieme allo Stato, deve fare in modo che non ci sia solo cassa integrazione ma anche attività produttiva. Il poco arrivato finora è quello che può offrire il mercato diretto soprattutto in Italia ma se si vanno a cercare soggetti all’estero ci potrebbero essere delle opportunità perché si tratta di un mercato internazionale. Occorrono due o tre mesi ed è per questo che ci dicevano di non poterlo fare nell’immediato. In questo spazio di tempo è possibile rifornire gli stabilimenti e dare perlomeno una continuità lavorativa”.











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