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Crisi ex Ilva: tavolo permanente di Regione Piemonte e Liguria, e sindacati per premere sul governo

20 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Incontro stamane a Torino con presidio dei lavoratori del gruppo siderurgico davanti al grattacielo regionale


L'unità del gruppo siderurgico ex Ilva non si tocca. È quanto scaturito al termine di un incontro a Torino, nella sede della Regione Piemonte, tra i vertici della Giunta regionale e i sindacati, presente anche il sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere, mentre ai piedi del Grattacielo si formava un presidio di lavoratori degli stabilimenti investiti dalla crisi: dallo stabilimento di Novi Ligure (Alessandria), che conta 542 lavoratori, a quello di Racconigi (Cuneo) con i suoi 72 dipendenti, una forza lavoro cui si deve aggiungere i 55 a busta paga della Sanac di Gattinara (Vercelli), per un totale in Piemonte di 669 occupati, una parte considerevole però in cassa integrazione.

Per raggiungere l'obiettivo è stato stilato un documento che in cinque punti articoli le richieste da avanzate al governo. In primis, sindacati, lavoratori e istituzioni chiedono la possibilità per gli stabilimenti di Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi di acquistare materie prime anche da fornitori esterni, in attesa che si sblocchi la questione di Taranto. Il tutto, sotto la supervisione di un tavolo permanente congiunto tra Piemonte e Liguria attivo fino all'ingresso di una nuova proprietà.


Il segretario provinciale della Fiom Cgil di Alessandria, Maurizio Cantello, ha specificato che nell'incontro è stato chiesto che il sito produttivo di Racconigi abbia un percorso di ripresa produttiva per non rimanere fermo in cassa integrazione come negli ultimi mesi, e che ci sia un piano d’ordini di lavoro superiore rispetto a quello di appena un mese che si era ottenuto in Prefettura da parte dei commissari. "È importante - ha aggiunto Cantello - che ci sia almeno una prospettiva trimestrale dal punto di vista della produzione. Infatti, abbiamo chiesto che vengano protette anche le aziende dell’indotto. Il tavolo rimarrà permanente perché comunque continueremo ad avere un confronto. Il documento in cui saranno fissati questi aspetti verrà inviato al


Governo e riporterà anche le preoccupazione sulla siderurgia in generale. Dal canto suo, la Regione Piemonte si è impegnata a intervenire con un pagamento anticipato della cassa di integrazione se questo non dovesse avvenire per decreto. In altre parole, se rimanesse come ci hanno detto a Roma con il pagamento diretto da parte dell’Inps, la Regione interverrà con un meccanismo tale da anticipare la cassa integrazione”.

Intanto, in parallelo alla crisi della ex Ilva, il segretario generale della Cisl Piemonte, lancia lancia l'allarme per il territorio alessandrino. "Il report della Fim Cisl conferma che la crisi è strutturale – spiega il mumero uno della Cisl Piemonte - e soltanto tra Alessandria e Asti riguarda quasi 1.500 lavoratori, con la siderurgia in prima linea". Poi c'è la questione legata al Terzo Valico: "L'opera che doveva rilanciare il territorio è bloccata da un contenzioso tra imprese e committenza. I lavoratori finiscono in cassa integrazione a pochi passi dal traguardo. Un'infrastruttura così strategica non può diventare l'ennesima incompiuta per una disputa sui pagamenti".

Per la Cisl Piemonte le due vertenze vanno affrontate insieme. "Infrastrutture e industria sono la stessa partita – conclude Caretti –. Senza un'industria che produce, il Terzo Valico resta un tunnel vuoto. Gli ammortizzatori fanno guadagnare tempo, ma non risolvono".


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