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Ex Ilva, in campo nuove iniziative per proseguire la produzione a Genova e a Novi Ligure

1 giorno fa
Tempo di lettura: 2 min

Dallo sciopero nazionale di oggi, lunedì 12 ottobre, la ferma volontà di lavoratori e sindacati, insieme con le istituzioni di non cedere allo smantellamento del gruppo siderurgico. Il 21 del mese probabile tavolo istituzionale Piemonte-Liguria. Il sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere: "In tempi rapidi un consiglio comunale aperto"


di Alberto Ballerino

 

Oggi in tutta Italia si è scioperato in tutti i siti del gruppo Ilva. Anche a Novi Ligure l’adesione è stata molto alta. “Lo sciopero – dice Maurizio Cantello,  segretario provinciale della Fiom Cgil - è riuscito al cento per cento con un’alta adesione alla manifestazione e al corteo. Abbiamo ottenuto quello che serviva per attirare la giusta attenzione. Adesso vediamo dall’altra parte quali saranno le eventuali risposte. Sicuramente non accetteremo questo tipo di condizioni dettate dai commissari e avvallate dal governo. In altre parole, se non arrivano risposte, il prossimo passo sarà alzare l’asticella delle iniziative. I lavoratori sono arrabbiati: c’è stato il momento dell’attesa e della speranza, ora siamo arrivati a quello della rabbia”.

“Questa mattina – aggiunge il sindaco Rocchino Muliere -  abbiamo fatto un corteo partendo dalla fabbrica dell’Ilva, siamo arrivati fino in centro per poi tornare allo stabilimento. Una giornata impegnativa e di grande tensione.  Nei prossimi giorni saranno le organizzazioni sindacali nazionali a decidere insieme alle rappresentanze locali quali altre forme di lotta si metteranno in campo”.


Muliere intanto si sta già attivando per nuove iniziative. “Come ho annunciato questa mattina, probabilmente si terrà il 21 il tavolo regionale Piemonte-Liguria. Questa sera proporrò di fare un consiglio comunale aperto e fisseremo la data. Abbiamo ribadito tutti che  per gli armonizzatori sociali è necessario siano predisposti dal governo i decreti per metterli in campo. Però bisogna andare oltre a questo e chiedere che si possa continuare a lavorare negli stabilimenti dell’Ilva e, per quanto ci riguarda, in modo particolare in quello di Novi Ligure. Ho ribadito che mesi fa avevo già proposto quello che stanno domandando adesso in molti: continuare a lavorare anche facendo arrivare il materiale da fuori.


I commissari dicono che non ci sono le risorse e i tempi. Ma forse qualcuno avrebbe dovuto pensare prima al piano B quando molti di noi incominciavano a sostenere la necessità di mettere in campo un’altra ipotesi per cercare di evitare di arrivare al punto in cui siamo. Lo stabilimento di Novi Ligure è competitivo, produce laminati di grande qualità richiesti dalle grandi case automobilistiche, di elettrodomestici e di altro tipo. Vogliamo quindi che si lavori ancora a Novi in quadro più generale di rilancio della siderurgia. È terribile che in un momento in cui il mercato richiede più acciaio, l’ex Ilva, che è stato il più grande produttore in Europa, vada verso la chiusura. Conosciamo i problemi  ormai da tempo però, vista la drammaticità della situazione,  a questo punto bisogna che si mettano in campo tutte le iniziative possibili per cercare di uscire da questa situazione estremamente negativa per i lavoratori dell’Ilva, dell’indotto e per il paese. Non produrre acciaio ritengo sia un fatto molto serio per il futuro industriale dell’Italia”.


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