Elezioni Israele: Netanyahu con la vita dei palestinesi tra i denti

Il commento di Amos Harel su Haaretz, quotidiano in prima fila contro il governo di destra, penetra come una lama nell'immagine nero piombo di Netanyahu, a due giorni dalle elezioni in Israele, mentre gli ebrei che continuano a credere nella democrazia sono scesi nelle piazze per ridare una immagine diversa del loro Paese.
Harel punta diritto al cuore del demoniaco cinismo che avvelena da decenni la mente del primo ministro, sempre pronto ad alimentare le fiamme della guerra mediatica e non. Uno speculatore dei più sordidi per il quale l'uccisione di due soldati, e il ferimento di altre tre a Hebron, avvenuti venerdì scorso in Cisgiordania, vale "oro", scrive il giornalista. Morti gettati sulla bilancia di una campagna elettorale che da mesi si gioca senza esclusione di colpi. Soprattutto ai danni dei Vinti, i palestinesi, umiliati, offesi, feriti, uccisi.
Netanyahu non si smentisce. E come un moderno Brenno, il celtico che mise in ginocchio Roma e rivolse ai romani la celebre frase Vae victis, guai ai vinti, prosegue nell'azione di saccheggio della Cisgiordania e getta la sua spada sulla bilancia non appena quei territori si ribellano all'oppressione israeliana. Non deve stupire. I criminali si nutrono di sangue. Che sia sangue innocente o non lo sia è del tutto irrilevante. Netanyahu non fa eccezione: i criminali di razza combattono quasi sempre fino all'estremo, fino all'ultimo goccia di sangue, naturalmente meglio se altrui. Anche il mondo ne conosce la ragione: sa che non intende mollare il potere per non essere processato, come chiede la magistratura israeliana.
Morale: passerebbe sul cadavere di chiunque. Una parte degli israeliani rifiuta questo assioma, non ne vuole essere complice, e confida nel voto imminente. L'altra parte è convinta che l'esistenza di Israele passi soltanto e unicamente da eliminare tutti i suoi nemici, e che le accuse di antisemitismo rivolte all'esterno restino lo scudo e la spada migliori con cui difendersi e colpire chi critica le azioni criminali del governo Netanyahu.
Del resto, chi altri, se non lui, Netanyahu, può esibire in Israele il fiore all'occhiello d'essere inseguito da un mandato d’arresto della Corte penale internazionale, a parte il suo ex ministro della Difesa Gallant? Ed è il titolo di merito con cui finora ha tenuto a bada l'unico che gli può fare ombra per carati di crudeltà e violenza: il ministro Itamar Ben Gvir. Cioè un torturatore, secondo l'ipotesi di reato avanzato dalla Procura di Roma, che ha aperto un'inchiesta nei suoi confronti anche per sequestro di persona, dopo le denunce di attivisti italiani della Global Sumud Flotilla. Ben Gvir, il figuro che sogna di diventare ministro della Difesa per dare un taglio netto alla questione Gaza e costringere i palestinesi ad abbandonare la Cisgiordania per conquistare nuovo spazio.
Spazio vitale: risuona il terribile lebensraum di memoria nazista con le forze di difesa israeliana che troneggiano su Hebron, isolando la città, costringendo centinaia di famiglie palestinesi ad abbandonare la loro terra, portando con sé solo gli effetti essenziali, come denuncia Haaretz. "Ai residenti palestinesi sarà consentito lasciare la città attraverso tre punti di uscita designati, dopo essere stati sottoposti a interrogatorio e controlli di sicurezza", ha aggiunto l'esercito, riporta ancora il quotidiano di Tel Aviv che segue l'esodo degli agricoltori palestinesi attaccati da coloni che impediscono la raccolta delle olive.
Siamo alla deportazione e alla sistematica distruzione delle abitazioni con i palestinesi ritenuti indistintamente terroristi o loro fiancheggiatori. Non una parola sulle ragioni dei Vinti. Dov'è l'Onu? Dov'è l'Unione Europea? Dove sono i paladini della democrazia occidentale?











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