Elezioni Israele. Netanyahu all'angolo se i progressisti si alleano con i partiti arabi
Aggiornamento: 5 minuti fa
Spoglio concluso in Israele

Il Likud di Netanyahu si conferma il primo partito con 27 seggi. La coalizione del premier conquista 53 seggi. Le opposizioni guidate da Eisenkot arrivano a conquistare 48 seggi; le due liste arabe ottengono 19 seggi, record storico. Su questo tema, si registra, come scrive Jerusalem Post, l'immediata reazione dell'ex ministro della Difesa Yoav Gallant, che ha invitato tutti i partiti a formare un ampio governo di unità nazionale sionista ebraico, mettendo in guardia dal formare una coalizione dipendente da partiti che non riconoscono Israele come stato-nazione del popolo ebraico. Tra l'altro, l'ultra ortodosso Ben-Gvir ha chiesto l'arresto dei capi dei partiti arabi per frodi elettorali. Accuse che la polizia israeliana ha già depennato.
Quale sia la posizione dei leader delle liste arabe-palestinesi è stata resa esplicita in una intervista a al Jazeera: "Vogliamo porre fine alle politiche 'razziste e violente' di Netanyahu, ha spiegato il leader dei Balad (Assemblea nazionale democratica) Sami Abu Shehadeh, aggiungendo che i palestinesi vogliono la politica dell'odio. In un'intervista all'emittente qatariota, Sami Abu Shehadeh, ha sottolineato che il "razzismo" rimane il principale impedimento ai leader israeliani di formare una coalizione con i partiti guidati dagli arabi per spodestare Netanyahu. "Quando qualcuno che è candidato a primo ministro dice che non vuole sedersi con il 20 percento della popolazione... questo è razzismo, e il razzismo è brutto, sia che le sue vittime siano ebree sia che le vittime siano arabi".
E, in effetti, come informa The Times of Israel, gli incontri tra i diversi leader dell'opposizione che sono proseguiti per tutto il tardo pomeriggio di giovedì, 29 ottobre, hanno evidenziato una chiara riluttenza ad allearsi con i partiti arabi. Di conseguenza, Mansour Abbas, presidente del partito Ra'am guidato dagli arabi, ha ammesso che la difficoltà a formare un governo di minoranza, guidato da Eisenkot e sostenuto da parlamentari arabi.
Il che sarebbe una grande occasione sprecata se i partiti ebrei si asservissero alla retorica anti-araba, scrive il giornale progressista Haaretz, osservando che è proprio il potere di Netanyahu ad avere spalancato la possibilità di una storica cooperazione arabo-ebraica. Il momento per Eisenkot e suoi alleati è cruciale: o si escludono i partiti arabi o si rimuove Netanyahu.








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