Ex Ilva, situazione drammatica: respinte anche le proposte per mantenere aperto Novi Ligure
Aggiornamento: 14 ore fa
Il sindaco Muliere e i sindacati denunciano l'ostruzionismo per impedire il proseguimento della lavorazione dell'acciaio nell'impianto piemontese. Lunedì, 12 ottobre, sciopero generale del gruppo
di Alberto Ballerino

La situazione della ex Ilva? Drammatica. Non ci sono altri aggettivi che possono spiegare il tunnel oscuro in cui è precipitata Acciaierie d’Italia. L'azienda, in amministrazione straordinaria, ha annunciato che entro il prossimo 15 novembre verrà avviata la fermata temporanea generale degli stabilimenti di Genova e di Novi Ligure, che segue il provvedimento attuato a Taranto con lo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento per ordine della magistratura, su cui si attende la pronuncia della Corte di Cassazione fissata il 20 ottobre prossimo.
Intanto, i sindacati hanno proclamato uno sciopero di 24 ore per lunedì in tutte le sedi dell’Ilva. “Questa decisione ufficiale – dice Rocchino Muliere, sindaco di Novi Ligure - di sospendere le attività lavorative è grave perché ancora una volta a pagare sono i lavoratori e le loro famiglie. Ritardi e incapacità si sono succedute negli anni, ora anche l’attuale governo non è riuscito a fronteggiare la situazione attraverso una politica industriale capace di guardare al domani. Non si può pensare di risolvere la situazione soltanto con un provvedimento che finanzia gli ammortizzatori sociali. Questi ultimi sono sicuramente fondamentali, ma ciò che conta di più è il futuro. Non possiamo pensare di avere impianti come quello di Novi Ligure inutilizzati, è assurdo che un paese intenzionato ad avere una nuova politica industriale, non affronti la questione della produzione dell’acciaio. Tutte le filiere industrial ne hanno bisogno, se non si produce in Italia bisogna allora prenderlo all’estero. Siamo in un momento in cui il mercato ha una forte richiesta e noi stiamo chiudendo la più grande acciaieria d’Europa, mi sembra una follia”.
“La situazione – aggiunge il segretario provinciale della Fiom Cgil, Maurizio Cantello - è drammaticamente compromessa, al 15 novembre avremo tutti gli stabilimenti fermi. Il bando d'acquisto è ancora in fase embrionale e a oggi non ci sono soggetti credibili, a quanto ci hanno spiegato. Anche se dovesse andare tutto bene, i tempi si allungano. Se spegni tutti gli impianti, ripartire non sarà così semplice in quanto si tratta di un problema tecnico. Fermare tutto con una sentenza di questo tipo, se confermata poi in Cassazione, è un elemento in più di difficoltà per chi eventualmente si dovesse affacciare per l’acquisizione”.
Duro il giudizio del segretario generale della Cisl Piemonte, Luca Caretti, secondo il quale "non si può parlare di fermata temporanea quando non c’è una data di ripartenza, né un piano industriale, né un acquirente. È una serrata. E a pagarla, ancora una volta, sono i lavoratori”. La produzione di acciaio, ha aggiunto Caretti – è strategica per il Paese e senza Novi Ligure il Piemonte perde un pezzo importante della sua manifattura. Al Governo chiediamo di garantire continuità produttiva e alla Regione di convocare immediatamente il tavolo permanente con sindacati e sindaci. Serve una voce unica del territorio”.
Sul futuro del sito di Novi Ligure, ritorna ancora Muliere: “Abbiamo degli impianti che possono continuare a lavorare ma, certo, hanno bisogno di manutenzione. Questo apre una nuova riflessione: per quanto tempo rimarranno fermi e se poi, saranno in grado di ricominciare a produrre? Quanti clienti perderà l’Ilva bloccata? Chi riuscirà a recuperare quello che si è perso? Tra l’altro, questi impianti da anni non ricevono manutenzione. Sono tutte questioni sul tavolo e da tenere presente. Speriamo comunque che il problema di fare ripartire gli impianti si ponga, davvero non voglio pensare che l’Ilva non intenda produrre”.
Non solo ammortizzare sociali
In realtà una proposta per mantenere in funzione l’ impianto di Novi Ligure era stata fatta dai sindacati ma non è stata accolta. “Questo impianto – riferisce Cantello - ha tutte le caratteristiche per potere andare avanti però bisogna intervenire. Avevamo chiesto di provare a recuperare dei rotoli prodotti da un soggetto
terzo, rifornendo almeno la parte a freddo per evitare la cassa integrazione a un settore di persone. Una richiesta fatta non per staccarsi dalla vertenza ma per fare un ragionamento sensato dal punto di vista sociale ma ieri ci hanno detto che non ci sono i soldi per questo tipo di operazione. Sono stati insomma piuttosto chiusi rispetto alle varie possibilità che abbiamo messo sul tavolo”.
E ora si pone il problema di chi non può più lavorare. “C’è una forte preoccupazione – dice Muliere - perché gli ammortizzatori sociali mettono le persone in grande difficoltà: un lavoratore dell’Ilva con i turni prende un certo stipendio, in cassa integrazione riceve la metà. Ciò significa grande difficoltà con l’aumento del costo della vita, le bollette del gas e della luce. La vicenda riguarda 150 famiglie e l’indotto. Dal punto di vista sociale ed economico è un grave problema che avrà una ricaduta su tutta la città e il territorio”.
“In base – dice Cantello - a quanto è stato detto, sembrerebbe confermato il 70 per cento ma bisogna capire se c’è l’anticipazione della Cassa stessa. Se non dovesse essere così, vorrebbe dire che c’è il pagamento diretto dello Stato con il risultato che per due o tre mesi non sarà erogato il salario”. Per ora si risponde con lo sciopero di lunedì prossimo. “La gente - dice Muliere - è molto preoccupata, i lavoratori ancora di più, e dopo sciopero sono in programma altre forme di mobilitazione. Per quanto l'amministrazione comunale di Novi è a fianco dei lavoratori nel fare tutto ciò che è possibile per affrontare questa situazione drammatica”.
“Non ci resta – conclude Cantello - che alzare il tiro del dissenso e organizzare iniziative che partiranno lunedì con le 24 ore di sciopero generale del gruppo. Noi daremo vita a un’assemblea davanti ai cancelli e decideremo cosa fare. Ormai siamo a un livello talmente alto dal punto di vista dell’incertezza del futuro del gruppo da non potere più tergiversare. Non c’è più nulla da aspettare, bisogna reagire”.











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