Bombe italiane su Barcellona: una mostra a novant’anni dalla Guerra civile spagnola
- Stefano Garzaro
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di Stefano Garzaro

Ormai sono novant’anni dall'Alzamiento, il golpe di Francisco Franco proclamato il 17 luglio 1936 contro la Repubblica spagnola, e dall’inizio della Guerra civile che durò circa tre anni. Per le maggiori dittature europee, l’intervento in Spagna fu non solo un confronto politico e ideologico, ma soprattutto l’occasione di sperimentare le tecniche di distruzione più avanzate. Tra queste, l’arma più “moderna” fu l’aviazione, specie per quanto riguarda la Germania e l’Italia, che aveva vissuto le sue prime esperienze nel 1911 in Libia e poi nel primo conflitto mondiale.
Le bombe dal cielo su fabbriche e città erano quanto di meno cavalleresco rientrasse in un confronto armato: gli strateghi del fascismo lo ammisero senza ipocrisia, se leggiamo le teorie del generale Giulio Douhet del 1929: «L’obiettivo è cambiato: non è già la forza dell’avversario, ma la resistenza morale della nazione nemica. Su questa cadranno i colpi più micidiali e si scatenerà una spaventosa corsa al massacro». Per terrorizzare l’avversario e metterlo in ginocchio era cioè necessario interrompere le linee di comunicazione, distruggere le fabbriche, spianare i magazzini di approvvigionamento, incendiare gli arsenali. L’applicazione di queste teorie si sarebbe concretizzata nel giro di pochi anni, quando nel 1936 i nazifascisti si gettarono sulla Spagna repubblicana per colpire dal cielo la Catalogna e Barcellona, cuore della resistenza contro l’esercito golpista.
La sequenza di quegli episodi è oggi sintetizzata dalla mostra “Catalogna bombardata”, realizzata dal Memorial Democràtic della Generalitat de Catalunya, e itinerante anche in Italia grazie a molteplici associazioni, a partire dal Centro Filippo Buonarroti di Milano, oltre che da istituti storici e culturali, sindacati, scuole, comuni, sezioni Anpi.[1]

I bombardieri di Mussolini e di Hitler si accanirono sulla Catalogna sia per la densità di industrie, centrali elettriche, ferrovie e porti della regione, ma soprattutto perché Barcellona nel 1938 divenne capitale di tre governi repubblicani, quello centrale, quello basco e quello catalano.
L’aviazione fu responsabile in tre anni di oltre 12.000 morti, di cui 5.500 in Catalogna e 2.500 nella città di Barcellona. Ciò avvenne nonostante l’articolo 22 della normativa dell’Aia del 1927 sul Diritto internazionale in tempo di guerra che prescriveva: «È proibito il bombardamento aereo con l’obiettivo di terrorizzare la popolazione civile, così come la distruzione delle proprietà e l’aggressione ai non combattenti».
I bombardamenti, oltre a radere al suolo abitazioni, scuole, mercati, colpirono persino le colonne di profughi sulle montagne in fuga verso la Francia, donne, bambini, anziani. Per la popolazione spagnola le bombe dal cielo furono una novità inaspettata, soprattutto per i centri urbani che non immaginavano possibile una tale vigliaccata. A Barcellona trascorsero diverse settimane prima che si organizzasse una difesa sistematica, sia abbandonando la città di notte per rintanarsi nei boschi o nelle grotte, sia per costruire rifugi di cemento armato.
I bombardamenti costituirono per quell’epoca una strategia sorprendentemente disumana, come del resto lo sono oggi: nella mostra, le immagini delle città catalane e basche rase al suolo – non soltanto Guernica – ci richiamano il panorama contemporaneo di Gaza, avvertendoci che l’assuefazione non ci è consentita.
I bombardieri aggredivano a colpo sicuro grazie alle indicazioni delle numerose spie che circolavano liberamente nelle città. Talvolta erano gli stessi ingegneri progettisti delle proprie fabbriche a inviare a Franco le relazioni tecniche sui punti più vulnerabili degli impianti. Il ruolo della Quinta colonna – come da allora si designò il nemico infiltrato – fu essenziale. Quella definizione va attribuita al generale franchista Emilio Mola Vidal, che nel 1936 affermò di contare su cinque colonne per prendere Madrid: ne elencò quattro, e aggiunse che la quinta si trovava già all’interno della città.

La concorrenza tra piloti italiani e tedeschi nel seminare morte vide prevalere nettamente i primi. È vero, Pablo Picasso con Guernica denunciò agli occhi del mondo la brutalità dei nazisti, ma l’aviazione degli italiani “brava gente” andò ben oltre gli studi teorici di Giulio Douhet, con raid micidiali in Catalogna e in tutta la Spagna. La precisione in verità non era accurata, e molti ordigni caddero malamente su obiettivi civili. Né si badò al risparmio nell’uso di mezzi e ciò costituirà una delle cause di debolezza delle forze italiane nella Seconda guerra mondiale.
La Guerra civile spagnola segnò un’innovazione nella strategia della guerra nei cieli: l’obiettivo non fu soltanto quello di distruggere infrastrutture, ma di intimorire, terrorizzare, secondo un modello dove la retroguardia diventò fronte di guerra e la popolazione civile un bersaglio da colpire.
Il mondo democratico ne fu indignato. Cordell Hull, segretario di Stato americano dichiarò: «Esprimo un sentimento d’orrore per quanto è accaduto a Barcellona. Ho la profonda speranza che in futuro i centri abitati non siano più oggetto di bombardamenti militari dal cielo».
Mai si udirono parole così falsamente profetiche. L’assalto aereo alla Catalogna scoperchiò infatti un vaso di Pandora che di lì a poco, nella Seconda guerra mondiale, avrebbe annullato ogni remora etica. Non solo: i fantasmi evocati dal generale Douhet si sarebbero ritorti proprio contro le città italiane e tedesche, che avrebbero pianto centinaia di migliaia di vittime.
Josep Maria Prous i Vila, scrittore e poeta catalano, scrisse il Natale del 1938: «Per l’aria voleranno gli uccelli del male e soffocheranno la più clemente parola. Dopo il crimine, siederanno alla tavola invocando il mistero del Natale».
Note
Il calendario della mostra itinerante “Catalogna bombardata” si trova sul sito www.mostracatalognabombardata.it, assieme a numerosi documenti e informazioni integrative. Il catalogo può essere richiesto a info@centrofilippobuonarroti.com











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