Acciai: “Guerra civile spagnola? Rimossi i crimini del fascismo italiano”
Aggiornamento: 21 minuti fa
di Alberto Ballerino

Il mese di settembre del 1936, novant'anni fa, rappresentò uno autentico spartiacque nella Guerra civile spagnola che aveva preso corpo tra il 17 e il 18 luglio precedente, con il pronunciamiento dei militari di stanza in Marocco, al comando del generale Emilio Mola (il vero stratega del golpe, cui si deve il famoso comando: "L'azione deve essere estremamente violenta per soggiogare prima possibile il nemico, che è forte e ben organizzato"), e con il futuro caudillo Francisco Franco prossimo, a fine settembre, a essere nominato dalla Giunta di difesa nazionale capo dello Stato nazionalista e generalissimo. [1]
Il 9, un mercoledì, cinque giorni dopo la formazione del primo governo del Fronte Popolare spagnolo con il socialista Francisco Largo Caballero, primo ministro, si riunì a Londra il Comitato di non intervento delle nazioni europee. Fu una iniziativa di Francia e Regno Unito, preoccupate che le scintille spagnole potessero propagarsi nell'intero continente e favorire l'avvento del comunismo. Una iattura per il legittimo governo repubblicano di Madrid, perché alla neutralità di Francia e Regno Unito non corrispose quella dei governi dell'Italia fascista e della Germania nazista, che sostennero militarmente e finanziariamente i golpisti. Aiuti che alla fine della II guerra mondiale, la Spagna franchista "restituirà" accogliendo i criminali dei due Paesi inseguiti dalla giustizia delle nazioni vincitrici.

Ed è proprio quella lontana riunione di Londra che fa emergere le gravi responsabilità di fascismo e nazismo, come ci racconta Enrico Acciai, storico e docente universitario: “Ricordare la guerra civile spagnola significare osservare il passaggio verso la liberazione dal nazifascismo nel 1945. Una generazione di antifascisti, infatti, ebbe modo di prendere le armi e di iniziare a combattere una lotta che sarebbe durata quasi un decennio fino al termine del secondo conflitto mondiale”.
Abbiamo una ricca memorialistica su chi ha partecipato. “Perché, dopo il 1945, chi ha preso parte al conflitto spagnolo ha avuto la percezione dell’importanza avuta da quella fase nella storia lunga dell’antifascismo”. A questo si devono aggiungere tutta una serie di fonti primarie andate emergendo nel corso dei decenni. “Può sembrare paradossale, ma fondamentale per studiare la partecipazione degli antifascisti italiani è la fonte fascista, perché il Regime monitorava i suoi avversari già durante l’esilio e continuò a farlo quando andarono in Spagna. Così nei loro fascicoli di polizia si trovano informazioni molto importanti per ricostruire le vicende degli antifascisti. Abbiamo una mole documentaria di grande rilevanza anche per quanto riguarda l’intervento degli uomini di Mussolini, che è un rimosso all’interno della nostra storia repubblicana. Su questo gli storici spagnoli hanno lavorato molto, mentre da noi è sempre stato considerato di scarso e modesto interesse. Le fonti sono ancora in parte da utilizzare”.
L’Italia non ha mai fatto i conti con la presenza dei fascisti in Spagna e con i crimini di guerra da loro commessi. “Faccio solo un esempio: noi associamo la guerra civile spagnola ai bombardamenti criminali della tedesca Legione Condor perché abbiamo tutti in mente Guernica di Picasso, ma gli italiani con l’Aviazione Legionaria si sono macchiati di crimini del tutto comparabili a quelli nazisti. Pochi sanno che la nostra aviazione già nel marzo 1938 bombarda per quasi una settimana ogni giorno in maniera abbastanza consistente la città di Barcellona”.
La guerra spagnola è un luogo di formazione sotto vari aspetti. ”C’è la presa di coscienza degli antifascisti di fare parte di qualcosa che è più grande rispetto ai singoli movimenti nazionali. Gli oppositori dei diversi paesi al fascismo capiscono in Spagna di essere componenti di un unico fronte, si rendono conto che il problema riguarda buona parte del continente europeo e non solo i singoli stati. Altro aspetto di formazione è l’assunzione di competenze militari che torneranno utili nella Resistenza al nazifascismo”.
La battaglia di Guadalajara è uno dei grandi miti dell’antifascismo italiano. “Il paradosso è che risulta abbastanza ininfluente nel quadro dello sviluppo delle azioni militari in Spagna. Se chiediamo a un esperto di storia militare non italiano di questo conflitto, ci dirà che questa battaglia viene raramente citata. Diventa cruciale per noi italiani perché qui si scontrano per la prima volta fascisti e antifascisti e soprattutto accade qualcosa che non avveniva più dagli anni Venti: i nemici della dittatura vincono e questo sarà utilizzato a livello propagandistico in maniera notevole”.
Negli ultimi vent’anni c’è stata una nuova disponibilità di fonti che prima non si potevano consultare nell’ex Unione Sovietica. “Perché tutti gli archivi delle Brigate Internazionali sono conservati a Mosca presso l’Istituto di storia sociale: i documenti sono stati digitalizzati e resi disponibili online. Con la guerra in Ucraina il governo russo apre e chiude a singhiozzo queste fonti, ma si tratta di un corpus documentale incredibile con informazioni sui singoli combattenti. C’è ancora da lavorare molto”.
In Spagna la percezione riguarda soprattutto l’intervento dei fascisti e non degli antifascisti. “Anche per il peso avuto in termini numerici, circa 75mila uomini. La memoria dell’antifascismo italiano però si diluisce all’interno dell’epopea più grossa delle Brigate Internazionali”.
Note
[1] Accadde a settembre 1936 in Spagna:
9 settembre: A Londra si riunisce per la prima volta il Comitato di non intervento, con l'adesione di 27 Stati europei per bloccare l'invio di armi in Spagna.
21 settembre: Le truppe nazionaliste conquistano la città di Maqueda, aprendo la strada verso Madrid.
27 settembre: Le forze di Franco liberano l'Alcázar Toledo, un simbolo della resistenza nazionalista assediato dai repubblicani.











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