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Attacco a Flydubai: le opposizioni accusano Netanyahu di volere avvelenare il clima preelettorale

14 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Scontro aperto e senza sconti tra il premier Netanyahu e i suoi alleati da una parte, e le opposizioni dall'altra, sul grave episodio di Flydubai. Nel mezzo, c'è l'informazione pro o contro l'esecutivo a meno di un mese dalle elezioni. Volano le accuse di volere strumentalizzare quanto è accaduto ieri, mercoledì 30 settembre, nei giorni di chol hamoed Sukkot, la “mezza festa” religiosa.

Non a caso The time s of Israel va al cuore del contenzioso con un titolo che non lascia spazio alla fantasia: L'attacco di Flydubai diventa un punto caldo elettorale mentre gli avversari tracciano paralleli con il 7 ottobre. Sulla scacchiera delle interpretazioni, al classico movimento dei pedoni per provocare le reazioni, come quello degli alleati del governo che puntano a radicalizzare l'ennesima stretta sulla sicurezza anticipata da Netanyahu, affermando che l'attacco giustifica gli avvertimenti del premier; per contrasto, le opposizioni ricordano i fallimenti della sicurezza dello Stato, i civili costretti a cavarsela da soli, e producono un allungamento dell'ombra maligna del 7 ottobre 2023, cioè sulle informazioni ignorate proprio dal Primo ministro.[1]

Intanto, The Jerusalem Post, giornale vicino alle posizioni governativo, riporta che agenti dello Shin Bet - il servizio segreto - dovrebbero arrivare a Dubai a breve "per effettuare le necessarie misure di sicurezza per la ripresa del servizio aereo israeliano, con voli previsti domani, secondo quanto riferisce una fonte del Ministero dei Trasporti". Allo stesso tempo, Emirates ed Etihad Airways, aggiunge The Jerusalem Post, valuteranno la possibilità di aumentare il numero di voli offerti tra gli Emirati Arabi Uniti e Israele.

Sempre il quotidiano, dà notizia dell'iniziativa del presidente dello Stato di Israele Isaac Herzog che propone di raccomandare i quattro israeliani - Yaniv Hayoun, Shota Musayev, Tzvika Mans e Asaf Rejwan - che hanno sventato il disastro a bordo del volo Flydubai FZ1073 con la Medaglia del Presidente per l'Eroismo Civile.[2]

Il tutto in un quadro ancora opaco su che cosa sia realmente accaduto in quei drammatici momenti nell'aereo sceso da un'altitudine di circa 34.000 piedi a circa 14.000 piedi in poco tempo. Le domande restano aperte, scrive di Yediot Ahoronot: chi ha pilotato l'aereo durante la picchiata? La discesa di quota è stata un'azione deliberata del sospetto, il risultato della lotta fisica o l'azione del pilota che ha cercato di riprendere il controllo? In quale fase della lotta è stato inserito il codice di soccorso?[3]

Sulla scacchiera, ai movimenti iniziali si contrappongono già le prime e sofisticate mosse del cavallo. Se ne fa interprete Haaretz. Il giornale progressista, autore delle rivelazioni che stanno mettendo in grossa difficoltà Netanyahu sulla strage del 7 ottobre, entra decisamente in tackle e solleva l'interrogativo sul cui prodest, a chi giova l'episodio di ieri, e fa notare che per quanto le indagini siano alle battute iniziali, la ricostruzione che ne forniscono gli alleati del primo ministro Benjamin Netanyahu porta a colpevolizzare le opposizioni. Polemicamente, il quotidiano si chiede: se l'aereo si fosse schiantato, forse a Tel Aviv, lasciando centinaia di morti e feriti, chi avrebbero incolpato il governo e i suoi portavoci? Gadi Eisenkot? Naftali Bennett? Soprattutto, il leader dell'opposizione Yair Lapid. E ancora. Netanyahu aveva avvertito Lapid la notte precedente che un attacco poteva essere imminente. Morale: Lapid avrebbe dovuto sapere cosa stava per accadere. Può sembrare improbabile. Ma la risposta politica suggerisce il contrario, con un rovesciamento di ruoli e responsabilità parossistico.[4]

A rafforzare questa, Haaretz pubblica altre due analisi. La prima, con cui si documenta come Netanyahu cerchi di fabbricare un'emergenza elettorale attraverso il conflitto e gli scontri quotidiani alimentati da coloni in Cisgiordania. Esplicita l'accusa: "Le affermazioni del primo ministro su un attacco imminente contraddicono le dichiarazioni passate durante le conseguenze del 7 ottobre, mentre il governo offre lievi condanne alla violenza dei coloni e spinge le IDF a manovre aggressive in Cisgiordania"[5]

La seconda analisi viaggia sul binario dell'inquietudine per il clima pre-elettoriale che si prefigura in Israele.

Il titolo: Due episodi mostrano come i capi della sicurezza israeliana siano diventati esecutori di Netanyahu. Segue la descrizione di come l'intelligence di Tel Aviv usi il suo potere per colpire la libera stampa: Sono casi che "riflettono la palese politicizzazione delle istituzioni destinate a fungere da cani da guardia, mentre i capi della sicurezza e delle forze dell'ordine aiutano il governo a purificare ciò che resta della libertà di stampa israeliana. [...] Una linea retta collega la richiesta dei capi dello Shin Bet e del Mossad di indagare sul commentatore politico Yaron Avraham con la bizzarra convocazione del giornalista investigativo Raviv Drucker per l'interrogatorio da parte della polizia stradaleIn entrambi, le istituzioni che dovrebbero fungere da cani da guardia stanno invece aiutando il governo a purgare ciò che resta della libertà di stampa israeliana". [6]

Il principio della fine per la libertà di stampa e la democrazia in Israele?


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