Israele teme il blocco dei porti europei per le forniture di armi
Secondo il quotidiano israeliano progressista Haaretz

Nel giorno del veemente discorso del primo ministro spagnolo Pedro Sanchez all'Assemblea generale dell'Onu con cui ha difeso il valore del multilateralismo e contestato l'amministrazione Trump, senza mai citare il presidente Usa, per poi denunciare il genocidio a Gaza, il quotidiano progressista Haaretz rivela che l'orientamente dei Paesi europei è quello di negare "l'accesso ai loro porti alle navi israeliane". L'affermazione, spiega il quotidiano di Tel Aviv, è di alcuni funzionari militari dell'IDF, che hanno aggiunto ulteriori particolari: "i paesi europei hanno imposto restrizioni palesi e coperte all'acquisto da parte di Israele di componenti legati alla difesa, causando un impatto diretto e immediato sullo sviluppo e l'approvvigionamento delle Forze di Difesa". [1]
In un clima sempre più teso con l'avvicinarsi delle elezioni in Israele, le "confidenze" rischiano di avere un peso ambivalente nello scontro tra opposizioni e Netanyahu, con quest'ultimo che potrebbe giocarsi la carta dell'accerchiamento di Israele in Occidente, puntare sull'antisemitismo di ritorno, e giustificare di conseguenza le operazioni nella Striscia di Gaza, in Libano, e sostenere il radicalismo religioso che agisce in Cisgiordania. In passato, ricorda ancora Haaretz, l'establishment della difesa israeliana poteva aggirare tali restrizioni acquistando equipaggiamenti tramite paesi terzi. Tuttavia, "paesi europei come Norvegia, Danimarca e Francia ora si rifiutano di fornire componenti legati alla difesa ai cantieri tedeschi che costruiscono sottomarini e corvette per Israele". Situazione di boicottaggio, come è noto, si sono registrate in Italia per il rifiuto dei lavoratori portuali di caricare armi destinate in Israele[2] e di recente è stata sollevata la denuncia di alcune associazioni contro l'azienda Leonardo per forniture a Tel Aviv in contrasto con la legge del nostro Paese.
Haaretz ha concluso che, contrariamente alle dichiarazioni della leadership politica israeliana riguardo al raggiungimento della "piena indipendenza nella produzione di difesa, "i danni causati all'IDF da queste restrizioni sono tangibili. Allo stesso tempo, i funzionari hanno aggiunto che altri paesi europei hanno iniziato a negare alle navi israeliane – sia militari che civili – l'accesso ai loro porti per rifornimenti e rifornimenti.
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